Le mille sfaccettature dell’essere donna nella società contemporanea

Tema: essere donna nella società contemporanea

Attività: ritratto cubista

Età: qualsiasi (ma i più piccoli avranno bisogno dell'aiuto di un adulto per le parti di motricità fine e probabilmente potranno limitarsi alla parte grafica, senza preoccuparsi della parte scritta, più introspettiva)

Opera: Les Demoiselles d’Avignon, olio su tela, 1907, MOMA NY

Autore: Pablo Picasso

 

Essere genitori spesso va molto oltre il "semplice" educare i figli e aiutarli a crescere. Significa contribuire alla creazione di una società migliore e lavorare sulla consapevolezza personale della propria individualità, della propria personalità e identità, a prescindere dal proprio ruolo genitoriale.

 

Cosa, ahimè, assai complicata. Specialmente per noi mamme, in quanto donne in una realtà che altro non è che una fitta e complessa trama di intrecci e convenzioni sociali.

Les Demoiselles d’Avignon ci accompagna in questa riflessione multiforme.

La famosissima opera di Picasso è considerata da molti una delle pietre miliari dell’arte moderna, la prima vera e propria espressione del cubismo. L’immagine è scomposta e spezzettata. I corpi e i visi delle donne sono presentati come se fossero visti allo stesso tempo da diverse prospettive. Nonostante questa frammentazione, il dipinto fa parte del cubismo analitico, pertanto l’immagine mantiene tracce di realismo compositivo e il soggetto è, almeno in parte, riconoscibile.

Abbandonando le tecniche tradizionali della prospettiva, Picasso ha letteralmente scioccato i suoi contemporanei: il dipinto è al tempo stesso rivoluzionario e controverso, sia dal punto di vista stilistico, che contenutistico. L’immagine è piatta, eppure carica di dinamismo espressivo, reso dalla concomitanza delle diverse sfaccettature, come se il fruitore potesse muoversi intorno alle donne e vederle da più angolazioni, tutte allo stesso tempo.

L’opera fu considerata immorale, sia perché di difficile comprensione, sia e soprattutto per i riferimenti al primitivismo, evocatori di una natura selvaggia e incontrollabile delle donne ritratte. Nel dipinto, le donne sono nude (cosa alquanto comune nei dipinti dell’epoca in cui la rappresentazione di modelle nude era la norma), ma questo loro carattere primitivo, selvaggio (reso dalle linee marcate e segmentate, quasi come se i loro visi fossero maschere tribali), carica l’immagine di sensualità, di sfacciataggine, quasi come se sfidassero con lo sguardo il fruitore. E di fatto è probabilmente così. Sembra infatti che i soggetti fossero prostitute, donne di malcostume, considerate tali sia per la loro "professione", sia e soprattutto perché non piegate, né conformi, alle convenzioni sociali. Spregiudicate e senza pudore, sicure di sé e dei loro corpi. Corpi da celebrare e mostrare, non da nascondere o colpevolizzare.

Amo quest’opera e la trovo di grande ispirazione.

Racchiude in sé una carica sensuale e di energia femminile incredibile.

Ritengo che noi donne, soprattutto quando diventiamo anche mamme, viviamo ancor oggi in situazioni psicologicamente complicate, spesso oppresse e schiacciate, frammentate da una società e da una cultura che ci colpevolizzano e ci portano sempre a sentirci inadeguate.

Ci portiamo addosso il peccato, il senso di colpa e le pressioni sociali che ci vengono rovesciate addosso da ogni parte. Ci dicono di essere carine e presentabili, ma non troppo, altrimenti siamo eccessivamente provocanti e rischiamo di "trirarci addosso" stupri e violenze. Dobbiamo essere sexy, ma "q.b.", per non rischiare di essere considerate donne di malcostume.

Ci vogliono indipendenti e moderne, studentesse e lavoratrici, ma veniamo poi additate come insensibili, interessate soltanto al potere e scalatrici sociali. Per non parlare poi del caso in cui siamo mamme lavoratrici: considerate da una parte lavoratrici inefficienti e inaffidabili se prendiamo permessi familiari o andiamo in maternità per la seconda volta, e dall’altra mamme degeneri se lavoriamo a tempo pieno o viaggiamo spesso per lavoro. Ci chiedono di essere sincere e di esprimere liberamente il nostro pensiero, ma poi veniamo additate come femministe. Si aspettano da noi la capacità di essere brave madri, di occuparci della casa, di far sempre contento il nostro compagno, di partecipare attivamente al benessere della società e anche di prenderci cura di noi stesse e del nostro equilibrio psicofisico.

Tutto insieme.

Tutte queste sfaccettature di personalità allo stesso tempo.

E il risultato è che finiamo col sentirci frammentate.

Il primo passo è riflettere su queste cose, diventarne consapevoli e cercare di liberarci un po’ da queste pressioni. Non è facile, me ne rendo conto, ma cosa lo è?

Poi, magari, iniziare a pensare a come poter usare questa frammentazione e trasformarla in forza: la complessità ci permette di essere tutte queste cose insieme, di poterci inventare e reinventare costantemente a seconda delle circostanze, avere una gamma ampia e variegata di possibili "noi". Possiamo cercare di accogliere tutte queste sfaccettature del nostro essere e iniziare a vederle come una ricchezza, come una moltitudine di mondi possibili e scenari di senso.

Spesso le immagini che emergono, seppur complicate, si rivelano al tempo stesso estremamente affascinanti.

Vi invito a fare una semplice attività creativa per riflettere in modo tridimensionale su questi concetti: create il vostro ritratto cubista. È un "gioco" utile per noi adulti, ma può essere fatto anche insieme ai bambini, che lo troveranno sicuramente divertente. Dovete procurarvi una vostra foto (meglio se solo del viso) e stamparla o fotocopiarla a colori su un normale foglio di carta A4. Fate in modo che il soggetto (voi) riempia gran parte dello spazio del foglio. Poi vi serve il modello di carta dello sviluppo di un cubo aperto (con il lato di ogni quadrato di 7 cm):

 

Appoggiate il modello sul foglio con l’immagine e tracciatene i contorni (comprese le linee interne). Cercate di centrare l’immagine e includerne il più possibile nell’area del modello. Ritagliate l’immagine secondo le linee esterne e piegate il cubo. Prima di incollare le "alette" esterne per completare la forma tridimensionale, se vi va, scrivete dietro all’immagine: in ogni quadrato, un pensiero che riguarda uno dei vostri ruoli o diverse identità (mamma, moglie, figlia, amica, autista di pullman, astronauta, impiegata, ma anche collezionista di bottoni, appassionata di cactus, volontaria al canile comunale, terrorizzata di parlare in pubblico, claustrofobica…).

Cercate di includere cose di vario genere, scrivendole in modo neutro per poi trasformarle in punti di forza e vederne la sfaccettatura positiva. Ad esempio, nel caso della terrorizzata di parlare in pubblico, la nota positiva potrebbe essere: mi preoccupo quando devo parlare in pubblico perché ho paura di dire qualcosa di sbagliato. È il mio modo di dimostrare che ci tengo alle cose che faccio e dico. Sono sensibile e nonostante questo mi causi ansia, mi permette spesso di percepire cose che altri non sentono e connettermi con le persone ad un livello più profondo…

L’esempio è ovviamente inventato e un po’ banale, ma è per farvi capire il meccanismo mentale che vorrei cercaste di innescare.

Come dicevamo più sopra, questa vuole essere una riflessione soprattutto rivolta alle donne, con un taglio introspettivo specifico. Però la cosa può diventare ancora più interessante se invitate il vostro compagno a fare la sua versione del cubo, sia personale, che rispetto alla visione che ha di voi. Sarà estremamente illuminante andare poi ad accostare i diversi punti di vista! L’attività può inoltre essere semplificata e diventare un gioco divertente da fare anche con i bambini.

 

  • Consigli di approfondimento

 

Libri:

  • Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie, Francesca Cavallo e Elena Favilli, Mondadori, 2017
  • Girl up, Laura Bates, Simon & Schuster UK, 2016 (in inglese)

Siti web:

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Il ritmo del corpo. Muoversi con consapevolezza

Un libro e un percorso sulla consapevolezza del sé, per sintonizzare il proprio corpo e la propria mente con i ritmi interiori e con quelli dell’ambiente che ci circonda attraverso la pratica costante, perseverante e umile del Daoyin Yangshen Gong, la forma del qi gong diffusasi in Cina negli anni 70 al fine di migliorare la salute e acquisire longevità.

Gli autori del libro, uno insegnante di qi gong e operatore tuina e l’altra fondatrice dell’Associazione Culturale ”Centro per lo Sviluppo Evolutivo dell’Uomo”, raccontandoci la propria esperienza personale maturata da contesti diversi, ci conducono passo dopo passo e con estrema chiarezza in questa dimensione caratterizzata da esercizi fisici armonici e rilassanti di estremo beneficio per la nostra salute, ma anche e soprattutto funzionali ad un recupero della capacità del nostro corpo-mente di ascoltarsi lasciando scorrere le energie vitali.

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”Vorrei scappare in un deserto e gridare…”

Questo libro svolge brillantemente l'importante compito di far conoscere ad un pubblico "laico" un disturbo di cui i mass media parlano spesso, fornendo tuttavia, come accade non di rado, notizie in gran parte inesatte e talora decisamente errate. E’ scritto da un medico pediatra e da un ingegnere, ambedue genitori di bambini affetti da ADHD, quindi da persone che hanno avuto modo di conoscere il disturbo nelle più intime pieghe della sua quotidianità familiare.

Il primo autore, in quanto pediatra, ha arricchito questa conoscenza con le capacità di osservazione e di comprensione derivate dall'esercizio quotidiano della sua professione: una conoscenza partecipe, quale "l'esperto" estraneo non ha. Nello stesso tempo il linguaggio riesce a essere "laico", quindi con la massima comprensibilità per tutti, ma soprattutto per i genitori, cui specificamente si rivolge. A questi pregi si aggiunge la capacità espressiva degli autori, che rende piacevole la lettura.

Il libro dunque parte da esperienze vissute, che però sono state elaborate ed approfondite attraverso il confronto con gli "esperti" e soprattutto da un lodevole impegnativo studio dei dati scientifici esistenti, che vengono correttamente esposti e sono puntualmente aggiornati. Esso rappresenta anche un significativo documento sulle difficoltà in cui viene spesso a trovarsi un genitore di bambino con ADHD a causa delle disfunzioni organizzative e delle insufficienti conoscenze che si trovano anche tra i medici, ampiamente testimoniato da un buon numero di lettere di genitori, non poche delle quali devono far riflettere i medici e in particolare i neuropsichiatri su un certo tipo di errore che è stato a lungo commesso. Un errore che fa parte di uno stereotipo culturale derivante da vecchie teorie o da cattiva interpretazione delle stesse e che si basa sull'assunto "la colpa è sempre dei genitori"! Com'è successo per l'autismo (potremo mai calcolare il danno e la sofferenza che questa impostazione ha provocato nei genitori e di conseguenza nei figli?), ora continua, a volte, per l'ADHD.

Già da anni la letteratura scientifica ha contraddetto queste teorie relativamente all' autismo e all'ADHD, ma evidentemente non tutti si aggiornano. Ben lungi dal negare che tante problematiche del bambino dipendano dall'ambiente e soprattutto da quello familiare, ma bisogna saper distinguere e non imputare allo stato d'ansia riscontrabile nella madre, ad esempio, la causa della patologia del bambino. Questo suggerisce una insufficiente capacità di approfondire i meccanismi della relazione interpersonale e a volte appare un modo del terapeuta di scaricare ad altri le responsabilità: «La colpa è di voi genitori, curatevi voi altrimenti io non posso far nulla per il bambino!». Anche nei casi in cui vi è una responsabilità più o meno ampia dei genitori, l'atteggiamento del terapeuta deve essere diverso, non accusatorio ma, secondo il proprio ruolo, "terapeutico", cioè di indirizzo, di richiamo e di ricerca della collaborazione da parte del genitore.

Più o meno indirettamente il libro mette in luce anche un'altra carenza che a volte si riscontra in alcuni operatori neuropsichiatrici (non solo in Italia): l'insufficiente conoscenza di tecniche terapeutiche in senso lato. Essi sono preparati per un solo tipo di psicoterapia efficace per alcuni disturbi, mentre non hanno evidentemente conoscenza di altre tecniche di intervento terapeutico non farmacologico, efficaci per altri tipi di disturbo. Questo perché è necessaria una maggiore capacità del terapeuta di usare approcci diversi in rapporto a problematiche diverse. Il libro non manca da questo punto di vista di segnalare interventi semplici ma talora molto efficaci di guida ai genitori e agli insegnanti.

Un libro per laici, che sarà utile pure ai medici e agli altri operatori del settore, perché dà un panorama scientificamente corretto dell'ADHD e degli interventi da adottare in favore di coloro che ne soffrono e anche perché riporta, attraverso le lettere dei genitori, una istruttiva esperienza di casi clinici.

autore: Raffaele D'Errico, Enzo Aiello

illustratore: S. Deflorian

editore: AIFA

Il Segreto dei Bambini Felici

“Perché tanti adulti sono infelici? Pensate a tutte le persone che conoscete, che hanno problemi come la mancanza di fiducia in se stesse, oppure l’incapacità di prendere decisioni, o di rilassarsi, o di fare amicizia. D’altronde spesso si rimane colpiti dall’allegria e dall’ottimismo che alcune persone dimostrano costantemente. Per quale ragione, dunque, alcuni individui sono più sereni e più equilibrati di altri, nonostante le avversità?

Semplicemente, l’infelicità di molte persone deriva da un condizionamento. Durante l’infanzia, queste persone sono state inconsapevolmente condizionate all’infelicità e durante l’età adulta si sono comportate di conseguenza. Leggendo questo libro scoprirete forse che, senza volerlo, state ipnotizzando i vostri figli in maniera tale da indurli a disprezzare se stessi e state creando così, in loro, molti problemi che forse li affliggeranno per tutta la vita. Nondimeno ciò non è affatto inevitabile. Potete insegnare ai vostri figli ad essere ottimisti, affettuosi, valenti, felici e ad avere la possibilità di condurre una vita lunga e prospera.”

Un manuale che darà ai genitori più fiducia in se stessi, rendendoli più forti, più capaci di amare, più rilassati e... più felici.

autore: Steve Biddulph - Illustrazioni A. Stomann

editore: Tea Libri