Cosa intendiamo quando parliamo di genere

Sentiamo parlare spesso, nella cronaca, nei dibattiti, di genere e identità di genere, ma spesso le idee sono un po' confuse riguardo i vari elementi in gioco. Qui di seguito un breve elenco, in cui ho cercato di spiegare, sicuramente semplificando, i vari termini che è utile conoscere per potersi esprimere sulla questione.

 

Sesso biologico: è determinato dai geni: la presenza del gene SRY sul cromosoma Y determina una cascata di eventi, nel corso dello sviluppo fetale, che porta allo sviluppo dei genitali maschili. Nel successivo sviluppo intrauterino diversi fattori (ormoni, geni, ambiente, fattori epigenetici…) contribuiscono allo sviluppo del cervello e di tutti gli altri organi verso un modello femminile o verso un modello maschile. Se hai un pene sei maschio, se hai una vagina sei femmina, sembrerebbe semplice. I casi di ermafroditismo a livello dei genitali sono rari, si osservano casi di mosaici con una gonade maschile e una femminile o casi di individui il cui lo sviluppo fetale non ha portato ad una reale distinzione del sesso e via dicendo.

Identità di genere: un individuo si sente maschio o femmina (o entrambi o niente). Nella maggior parte dei casi questa identità corrisponde al sesso biologico, ma in alcuni casi l’individuo si sente del sesso opposto. Non semplicemente che vuole comportarsi come il sesso opposto, ma si sente una donna nel corpo di un uomo o viceversa. L’identità di un individuo comincia a formarsi fin dalla prima infanzia e non è da sottovalutare. Il cervello maschile e femminile si sviluppano in modo diverso già nell’utero materno. Gli scienziati non sono ancora arrivati a conclusioni definitive su come questo sviluppo possa influenzare l’identità o se le persone transgender sono nate con un cervello appartenente al sesso opposto, nel frattempo bisognerebbe ascoltare attentamente le famiglie che si trovano di fronte a bambini confusi riguardo alla loro identità di genere e trovare un modo per aiutare questi individui a conciliare la loro immagine di sé con il loro corpo. La scienza lavora per comprendere questi meccanismi, e la società deve lavorare per non lasciare da soli degli individui sofferenti rispetto alla loro identità.

Espressione (o ruolo) del genere: è ciò che la società si aspetta, è il comportamento, le azioni, il modo di vestire, di agire, di relazionarsi con l’altro. Ciò che è da maschi e ciò che è da femmine cambia molto nel corso della storia e nelle diverse aree geografiche. In ogni caso, pur potendo lavorare per cambiare gli stereotipi, restano dei codici dai quali non si può prescindere: se oggi in Italia mi metto la gonna e il rossetto, il comportamento viene letto come femminile. L’espressione di genere è ovviamente collegata alla nostra identità di genere, ma non ne è completamente dipendente. Una donna può sentirsi perfettamente donna nella sua testa e stare benissimo nel suo corpo coi suoi genitali femminili, ma non sentirsi a posto nel ruolo e negli stereotipi che la società impone alla donna. Stessa cosa per un uomo. Un bambino o una bambina possono trovare stretti questi ruoli e volersene disfare, senza per questo aver alcun problema riguardo la propria identità di genere. Da qui la necessità urgente di cui parlavo sopra: un bambino che vuole giocare con le barbie e che vorrebbe mettersi le gonne o i tacchi, magari è in realtà una bambina nel corpo di un bambino, ma magari è semplicemente un maschio che vuole giocare con le barbie e mettersi le gonne. Stessa cosa quando sarà adulto. L’espressione del genere è solo lo strato esterno, ciò che mostriamo, ma non è detto che gli stereotipi che la società associa a detta espressione corrispondano alla identità, a ciò che l’individuo ha nella sua testa. La sofferenza in questo caso sta nella non accettazione sociale di un’espressione del genere troppo difforme dalla propria identità e sesso biologico.

Orientamento sessuale: verso chi ci si sente attirati sessualmente. Per essere precisi bisognerebbe distinguere l’attrazione sessuale e l’attrazione romantica (o anche estetica). Da cosa dipende questa attrazione? Se si guarda il mondo animale casi di omosessualità sono abbastanza comuni, quindi verrebbe da dire che l’educazione e la società contano fino ad un certo punto. L'orientamento sessuale non dipende necessariamente dalla nostra identità o espressione del genere, un uomo omosessuale non è necessariamente più femminile di uno etero. Di tutti i vari problemi relativi al genere, l'orientamento sessuale è quello di più facile risoluzione: basta trattare tutti gli esseri umani allo stesso modo, garantendo tramite le leggi le unioni di qualsiasi tipo. Se un individuo soffre a causa del suo orientamento sessuale generalmente è perché è stato educato a considerare come "giusto" solo l'orientamento eterosessuale, un lavoro a livello sociale dovrebbe quindi essere sufficiente per evitare sofferenze ad individui omo o bisex.

Per concludere questa breve rassegna non esaustiva, lascio una riflessione. Spesso la possibilità di autodeterminarsi viene negata per sole ragioni anagrafiche, si nega la possibilità che nonostante la giovane età un individuo possa percepirsi "diverso" da quella che è la norma, e che questo crei - a seconda del carattere della persona e dell'ambiente in cui cresce - un possibile stato di sofferenza da cui chiunque vorrebbe uscire. Il fatto che l’infanzia e ancor più l’adolescenza siano momenti di grandi cambiamenti in cui è impossibile esprimere pareri definitivi (sia in tema di orientamento che di identità) non deve essere alibi per il mancato ascolto. L’ascolto e l’accompagnamento sono un dovere imprescindibile da parte di ogni attore dell’educazione, a partire dai genitori.

Prima di poter giudicare genitori alle prese con l’identità di genere dei figli, bisognerebbe soffermarsi a riflettere della complessità della natura umana. Come costruiamo la nostra identità? Quanto di ciò che siamo è scritto nei geni? Cosa succede se fattori diversi danno istruzioni opposte a diverse parti del nostro corpo creando uno sviluppo non armonico? Personalmente trovo che cambiare in modo definitivo il proprio corpo debba essere la scelta ultima, e credo che il grande lavoro da fare per aiutare chi soffre sia capire se si tratta veramente di una discrepanza tra identità e sesso biologico, o se piuttosto si tratta di una discrepanza tra sesso biologico ed espressione del genere. Nel secondo caso la chirurgia non è probabilmente la soluzione, ma serve piuttosto un lavoro a livello sociale, familiare, nel primo caso invece le soluzioni potrebbero essere diverse: trattamenti ormonali, chirurgia o anche, quando si capirà bene come funziona il cervello, un trattamento per riallineare il sesso cerebrale a quello biologico. Tutto è ovviamente da discutere, tenendo conto che ogni individuo è diverso e la soluzione ottimale per uno non lo è necessariamente per l’altro.

 

Approfondimenti:

It’s Pronounced Metrosexual (in inglese) 

 

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Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico

"Parlano russo, indiano, swaili o spagnolo. Sono confusi ed intimoriti, a volte sono introversi e persi nel loro mondo, a volte sono inquieti ed irrequieti. Hanno sei anni e ne dimostrano quattro, emotivamente poi sembrano ancor più piccoli. A sette e otto anni non hanno idea di quel che sia una scuola, un libro... Sono i figli dell'adozione internazionale.

Nella loro vita ci sono due madri, due famiglie, possono avere un passato segnato da traumi, possono aver vissuto per anni in un istituto, possono aver viaggiato da un continente all'altro, hanno sempre viaggiato o da un prima ad un dopo, molto diversi tra loro, per avere una famiglia stabile e serena.

Arrivano in classe con le loro lingue, le loro culture, i tradimenti degli adulti, il loro aver trovato una famiglia attraverso l'adozione. Arrivano in classe con i nuovi genitori, genitori a volte stanchi, ansiosi, desiderosi di trovare nelle insegnanti delle alleate che li aiutino nei primi bellissimi e faticosissimi mesi di formazione di una nuova famiglia.

Raramente gli operatori della scuola conoscono le realtà, le storie dei bambini, le procedure, le vicissitudini burocratiche, le attese e le avventure dei genitori adottivi. A volte sembra che manchino i canali per parlarsi e che scuola e famiglia siano due mondi che non riescono a raggiungersi.

La scuola accogliendo in sé - attraverso i bambini - le moltissime istanze del sociale, può oggi farsi promotrice di una cultura della convivenza civi­le dove ogni differenza trovi modo di esprimersi per quanto ha di ricco, nuovo, stimolante per tutti noi. È per questo che desideriamo creare un'alleanza tra genitori e maestre, un'alleanza dentro cui i bambini cresceranno serenamente, i genitori si sentiranno sostenuti e le insegnanti vedranno riconosciute al meglio le proprie capacità."

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