Quando la scuola non ce la fa.

M. ha quasi dodici anni, vive in un quartiere di periferia in una grande città. La prima media lo accoglie con i mezzi di cui dispone, con un gruppo abbastanza motivato di insegnanti, i sorrisi impauriti dei coetanei ma anche con le difficoltà logistiche di un prefabbricato del 1975.



Ma lui si sente in gabbia, si sente prigioniero e la sua prigione è se stesso. E' affetto da ADHD (sindrome da deficit dell'attenzione con ipercinesia) diagnosticatagli dopo otto anni in cui è stato sempre il bambino troppo vivace, il bambino difficile, quello che non ubbidisce e non riconosce l'autorità disturbando continuamente.

M. non è aiutato dall'insegnante specializzato, la sua famiglia versa in gravi difficoltà non è mai presente e senza la loro richiesta la scuola non può affiancarlo. Durante i primi mesi gli insegnanti assistono increduli alla lenta ma inarrestabile trasformazione del ragazzo che hanno davanti. La mancanza totale di auto-controllo, che peggiora ora dopo ora fino ad arrivare all'incontenibilità totale intorno a fine mattinata, affligge M. che è spezzato in due da una subdola malattia che da una parte lo lascia lucido per rendersi conto di quello che sta facendo ma dall'altra gli impedisce di smettere di distruggere tutto quello che incontra. 

La lezione inizia lentamente, sembra quasi aleggiare una tensione nell'aria come se si camminasse accanto ad un burrone ripido. Ogni tanto un sussulto, un urletto una frase detta a voce troppo alta, poi velocemente tutto rotola e diventa ingestibile. 
I salti nella classe si alternano alla corsa per sbattere contro le pareti e la provocazione è continua verso l'autorità costituita, verso quell'adulto che non lo sa aiutare, che non sa contenere questa energia spaventosa che parte da dentro di lui e che non sembra soddisfatta finchè non lo ha portato al limite estremo che viene superato improvvisamente con un salto dalla finestra del secondo piano. 

Gli insegnanti cercano aiuto. Un rapido consulto con il medico psichiatra del servizio materno infantile di zona li aiuta a fare il punto e a tracciare un progetto educativo costruito sulle esigenze specifiche del ragazzo. 
M. ha bisogno di muoversi in uno spazio maggiore, la didattica deve essere breve e intervallata dalla possibilità di fargli fare una corsa o una serie di esercizi di ginnastica. Tutta la scuola si mobilita e parte un progetto di psicomotricità a classi aperte ma la strada è subito in salita. 
M. non socializza. 

Tutti i compagni sono vissuti come nemici perché lo guardano come un diverso, la sua grande sensibilità lo porta a diventare aggressivo verso di loro e pur di essere considerato alla pari, pur di essere comunque considerato picchia tutti con violenza e si avventa soprattutto contro i ragazzi più grandi. 
Le lezioni di educazione fisica si trasformano tutti i giorni in un incontro di lotta gestito a stento dagli educatori che sono più intenti a separare i rissosi che a fare lezione. Naufraga sotto questa responsabilità che nessuno vuole più assumersi il progetto sul movimento, e di nuovo in classe per sei ore al giorno M. entra in una sorta di universo parallelo fatto di presenze con cui interagisce urlando e muovendosi ininterrottamente dall'inizio alla fine della giornata scolastica. 

Lo psichiatra Asl alza le braccia e risponde ad una richiesta scritta del consiglio di classe invitando la famiglia a rivolgersi alle strutture adeguate per aiutare il figlio. 
In base alle materie, e quindi alle persone che si alternano, il ragazzo viene ignorato o coinvolto senza alcun successo o mandato fuori dalla classe dove dà sfogo alla sua smania continua e sembra completamente uscito di senno sotto gli occhi corrucciati del personale non docente.

La chiusura dell'anno scolastico vede la classe decimata, molti alunni hanno cambiato classe se non addirittura scuola, cinque insegnanti su sette hanno chiesto e ottenuto il trasferimento. 

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Intelligenza emotiva per un figlio

Questo libro è l'applicazione all'educazione dei figli della teoria che Goleman illustra nel suo famoso saggio "Intelligenza Emotiva".

L'intelligenza emotiva è una facoltà il cui quoziente intellettivo si fonde con virtù morali quali l'autocontrollo, la pervicacia, l'empatia e l'attenzione per gli altri e che, opportunamente coltivata, può permettere a tutti di condurre una vita migliore.

A prima vista può sembrare un manuale, visto che si propone di insegnare ad essere dei buoni "allenatori emotivi" per i figli. In realtà ci sono molti spunti interessanti e informazioni molto utili riguardo le varie fasi dell\'età evolutiva. Gottman divide schematicamente i genitori in quattro categorie: il genitore "censore", modello autoritario per intenderci; il genitore "noncurante", quello che si disinteressa delle emozioni del figlio; il genitore "lassista", che nonostante comprenda il figlio non offre indicazioni di comportamento né aiuta il figlio a risolvere il problema; il genitore "allenatore emotivo" che oltre a comprendere e a rispettare le paure e sentimenti del figlio riesce a porre dei limiti e aiuta a risolvere i problemi.

autore: John Gottam con Joan De Claire (tradotto da A. Di Gregorio e B. Lotti)

editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Il libro di tutte le cose

Ho appena finito di leggere questo magnifico libro.

È ambientato in Olanda, il protagonista si chiama Thomas. Lui vive in un mondo tutto suo, si rifugia nella sua testa, perché non accetta la realtà. Lui però la realtà, in una parte della sua testa la conosce. Thomas sa che il padre fa cose sbagliate e che gli preferisce la sorella, che secondo lui ha un cervello di gallina, ma nel corso del romanzo avrà modo di fargli cambiare idea.

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E l'eco rispose

L’eco è la propria voce che si ripete all’infinito. Qui si tratta di vite di uomini e donne che si intrecciano come le radici di un albero e che nel libro sembrano riflettersi come in uno specchio. All’inizio una sorella sarà strappata al proprio fratello in un piccolo paese dell’Afghanistan  e da questo dolore nasceranno le storie di tanti personaggi che dal passato arrivano al presente: quella di Sabur il padre, amato da due sorelle gemelle, la più bella Masuma e la meno bella Parawami, quella dello zio Nabi , fedele domestico della ricca, ma infelice coppia di Nali e Wahdati, quella di Idris e di Roshi, quella del medico volontario Marcos , di sua madre e della ragazza sfigurata, quella di un ragazzo e della sua disillusione nei confronti di un padre  e quella delle due Pari una figlia e l’altra sorella di Abdullah che alla fine del libro, ormai vecchio e malato di demenza, riuscirà a re-incontrare .

 

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