Bambini, soldi e guerre

Negli ultimi dieci anni la povertà infantile è aumentata, anche nei paesi più ricchi del mondo. E' questa la sconsolante conclusione del rapporto presentato oggi, 1 Marzo 2005, a Ginevra dall'UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia. Il rapporto ('La povertà dei bambini nei Paesi ricchi 2005") presenta la classifica della povertà infantile nei paesi ricchi ed assegna all'Italia il triste primato del "più alto tasso di povertà infantile in Europa". Danimarca (2,4%), Finlandia (2,8%), Norvegia (3,4%), Svezia (4,2%) hanno i minori tassi di povertà infantile; Stati Uniti (21,9%) e Messico (27,7%) hanno invece i tassi di povertà più alti e sono immediatamente preceduti dall'Italia, al 16,6% (le percentuali si riferiscono alla povertà relativa, definita da un reddito inferiore al 50 % della media nazionale).

Questa la fotografia della situazione attuale. Ma il rapporto UNICEF indica anche che mettere un freno a questo andamento è possibile, sottolineando che le politiche pubbliche messe in atto dai vari governi incidono fortemente sulla riduzione dei tassi di povertà infantile e che una maggiore spesa pubblica per l'assistenza sociale e familiare è chiaramente associata a minori tassi di povertà infantile: per esempio, "nessuno dei paesi che dedicano almeno il 10% del proprio Pil ai trasferimenti sociali possiede un tasso di povertà infantile superiore al 10% e nessuno dei Paesi che dedicano meno del 5% del Pil ai trasferimenti ha un tasso di povertà infantile sotto il 15 %". Il problema è che nella maggioranza dei paesi dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), gli aumenti della spesa sociale nel corso negli anni '90 sono stati destinati soprattutto alle pensioni e alla sanità. Investire nell'infanzia dovrebbe essere altrettanto importante perché "la riduzione della povertà infantile è una misura del progresso verso la coesione sociale, l'uguaglianza di opportunità, e l'investimento nei bambini di oggi e nel mondo di domani", conclude l'UNICEF. 

Questo documento segue solo di qualche giorno la pubblicazione, il 21 Febbraio, di un altro rapporto, che questa volta viene dalla sezione britannica dell'UNICEF, e che sostiene che nel mondo sono 352 milioni i minori tra i 5 e i 17 anni coinvolti nelle peggiori forme di lavoro, tra schiavitù, occupazioni pericolose, arruolamenti forzati e industria del sesso. 

Per invertire questa tendenza, sostiene l'UNICEF, l'unica strada è quella di combattere la povertà. Servirebbe un investimento di almeno 50 miliardi di dollari all'anno. Ma i fondi per gli aiuti internazionali diminuiscono invece di aumentare: nel 1993 il totale degli aiuti è stato di 56,5 miliardi di dollari e nel 1998 di 51,8. In rapporto al reddito di ciascun donatore si è passati, in media dallo 0,3% allo 0,2% (l'Italia perfettamente in linea con la media, è scesa dallo 0,3% allo 0,2%). Tutto questo a fronte di un impegno preso più di 30 anni fa dai paesi più ricchi per devolvere lo 0,75% del prodotto interno lordo all'aiuto dei paesi in via di sviluppo che finora è stato rispettato solo da 5 paesi: Danimarca, Norvegia, Svezia, Olanda e Lussemburgo. 

I fondi, quindi. Qualcuno potrebbe obiettare che i fondi per tutto non ci sono. Ma basta ricordare che un solo giorno di guerra in Iraq costava circa 300 milioni di dollari nei periodi di guerra "guerreggiata" e costa circa 200 milioni di dollari, adesso, nel cosiddetto dopo-guerra, per capire che il problema in realtà è la scelta di dove destinare i fondi.

E allora, pensando a tutti questi dati, ai bambini sempre più poveri, alle guerre preventive o umanitarie sempre più in voga, tornano alla mente alcune sagge parole di James Wolfensohn, il presidente della Banca Mondiale (e non un pericoloso no-global) al quale è evidentemente ben chiara l'idea che aumentare la stabilità sociale ed economica può promuovere la prevenzione del conflitto: "Diamo 900 miliardi di dollari all'anno per la difesa e 60 per lo sviluppo. Se ne destinassimo 900 allo sviluppo non ne spenderemmo 60 per la difesa".

Per approfondire:

www.unicef.it 
Sito ufficiale della sezione italiana dell'UNICEF, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia.

www.sdebitarsi.org 
Sito ufficiale della campagna Sdebitarsi che sostiene e promuove la cancellazione del debito per i paesi più poveri e fortemente indebitati.

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