Pesca un po' più sostenibile nel Mediterraneo.

Negli ultimi venti anni le catture di pesce non hanno fatto che diminuire nel Mediterraneo, più della metà dei principali stock di pesce del Nord Europa si sono esauriti: quella dei paesi europei è una "rete" ormai troppo grande e troppo potente e il WWF ha stimato che la forza complessiva della flotta supera del 40% la capacità di rigenerazione del mare. E allora bisogna correre ai ripari, muoversi nella direzione della pesca sostenibile, cioè di quelle modalità di pesca capaci di mantenere la varietà e l'abbondanza delle specie ittiche, rispettando i cicli biologici riproduttivi e mettendo al bando le tecniche più distruttive (strascichi o esplosivi, per esempio). 

Una decisione importante in questo senso è stata presa proprio pochi giorni fa, alla fine di Febbraio, dalla Commissione Generale sulla Pesca nel Mediterraneo (Gfcm) che ha deciso di proibire dal prossimo mese di Giugno la pesca a strascico sui fondali a profondità superiore ai 1.000 metri. Si tratta di una decisione importante per la ricchezza e la sopravvivenza del Mediterraneo, una decisione che va proprio nella direzione della pesca sostenibile.

Quello della protezione delle acque profonde è un problema di grande attualità: con il sovrasfruttamento della pesca in acque basse, infatti, la tendenza mondiale si è spostata verso la pesca in acque sempre più profonde che, tra l'altro, sono sistemi molto vulnerabili allo sfruttamento commerciale, in considerazione del basso tasso di 'turnover' delle specie che si sono adattate a tali ambienti. La protezione degli habitat in acque profonde porta benefici anche ai pesci: l'area 'nursery' per i gamberetti di acque profonde si trova al di sotto dei 1.000 metri ed escludere quest' area dalla pesca a strascico comporta la protezione dei giovani gamberetti e quindi della possibilità stessa di avere anche in futuro una risorsa per la pesca. 

Nel Mediterraneo, in effetti, i fondali marini al di sotto dei 1.000 metri non sono stati ancora esplorati dalle flotte di pescherecci: il divieto rappresenta quindi una misura precauzionale per proteggere gli ecosistemi ancora intatti e poco conosciuti presenti in acque molto profonde.
Una volta tanto si agisce prima che il danno sia fatto!

Per approfondire: Sito WWF 

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editore: Salani