Fratelli che litigano

Appena l'intruso comincia a camminare, a pretendere un suo spazio e una sua collocazione nel gioco, fosse solo per rompere la torre appena costruita o per scarabocchiare il bel disegno appena finito, iniziano i problemi veri. Non bastava che pretendesse il tempo che la mamma dedicava a me, ora vuole pure i giochi, i miei giochi! Che rabbia!


Come non capire il fratello maggiore che si scaglia contro il piccolo devastatore?
I litigi tra fratelli, soprattutto se vicini di età, riescono sempre a coglierci di sorpresa: a parte i casi evidenti come quello appena descritto, quasi mai riusciamo a coglierne la dinamica. O meglio, vediamo il lato esteriore superficiale ma, probabilmente, non riusciamo a empatizzare in egual misura con i contendenti.

 


Man mano che i bambini crescono, poi, gli scontri diventano anche verbali, ma non meno violenti. Quanti di noi vengono storditi quotidianamente da lunghi, petulanti battibecchi per le questioni più inutili (ai nostri occhi) ?

Che fare? Credo che la cosa migliore sia quella di non intervenire, se non nei casi in cui è a rischio l'incolumità fisica. Ma anche quando si picchiano è meglio limitarsi a dividere i litiganti senza prendere posizione. Ancora più difficile è non intervenire quando volano parole grosse, questo avviene soprattutto tra sorelle, che fanno più male dei pugni. In questi casi forse è meglio non ascoltare, riservando ad altri momenti un eventuale invito a moderare le parole, spiegando come possono ferire. Se ci fanno arrabbiare, la sfuriata sarà per entrambi, così come le eventuali conseguenze.

Un'idea è anche quella di invitarli a esprimere le loro ragioni, per iscritto se hanno l'età per farlo, oppure a raccontare e a disegnare, se sono più piccini. Questo sarebbe l'ideale, certo, anche se non è facile da mettere in pratica, dato che noi per primi perdiamo la pazienza in quei frangenti.

Ci sono poi i casi in cui il colpevole è molto evidente, l'ingiustizia è palese, la prepotenza anche. Ma visto che nulla succede per caso, forse l'aggressore ha bisogno di maggiore comprensione e, dal suo punto di vista, noi lo consideriamo sempre colpevole (e magari abbiamo anche ragione!).

E così ci tocca pure coccolare l'aggredito quasi di nascosto, dicendo che capiamo benissimo che la colpa non è sua e, allo stesso tempo, cerchiamo di capire il piccolo prepotente, perché la parte del cattivo ce l'ha sempre lui.

È difficile, soprattutto perché sappiamo che i litigi non diminuiscono neppure con queste strategie.
I conflitti, tuttavia, sono necessari per la crescita e, se lasciamo che i bambini si confrontino senza interferire, aumenterà la coesione e la solidarietà tra fratelli. Si alleeranno presto "contro" gli adulti, creando un mondo tutto loro che rappresenta una grande ricchezza e occasione di crescita, patrimonio condiviso dell'infanzia.

 

Segnaliamo la Bibliografia, fratelli si diventa

Pin It
Accedi per commentare

I No che aiutano a crescere

A prima vista si può pensare che questo libro presenti il "No" come strumento educativo e non come conseguenza di un normale rapporto tra le persone.

Almeno, così pare leggendo la quarta di copertina:
Un neonato strilla, un bambino vampirizza la madre, un adolescente sta fuori fino a notte fonda. Per paura di frustrarli, i genitori spesso rinunciano a educare i figli, a riconoscere i confini tra l'io e il mondo, a controllare gli impulsi, a dominare l'ansia, a sopportare le avversità. Nelle famiglie si creano cosi situazioni di disagio per la semplice incapacità di dire un no. Dovrebbe essere ovvio che in certi casi bisogna dire di no, eppure l'opinione comune è che sia meglio dire di sì. Non saper negare o vietare qualcosa al momento giusto può pero avere conseguenze negative sulla relazione tra genitori e figli, come anche sullo sviluppo della personalità dei bambini.

In realtà, il libro è un'analisi lucida e profonda del comportamento dei bambini dalla nascita all'adolescenza e del loro rapporto con i genitori. I "No" e i limiti non sono solo quelli che il genitore dice al bambino, ma sono soprattutto quelli che il genitore impara a dire a se stesso per favorire la crescita del figlio. Le ragioni del bambino sono sempre tenute in considerazione, come pure l'interazione madre-figlio. I limiti sono anche per la madre, quando non sa accettare che il figlio possa essere diverso da come lei se lo immagina, quando non accetta che possa essere autonomo, o quando interferisce con il ritmo e le sue modalità di apprendimento.

È pieno di ottimi spunti e di buon senso e, a dispetto del titolo, non è affatto un incoraggiamento a una revisione autoritaria del ruolo genitoriale.

autore: Asha Phillips (traduzione L. Cornalba)

editore: Feltrinelli

L’arte di essere normale

L’arte di essere normale, romanzo pluripremiato d’esordio dell’autrice inglese Lisa Williamson, tradotto in 9 lingue, ha dato avvio a un importante dibattito su tematiche LGBT, trattando la storia di un adolescente transgender. 

Lisa Williamson ha lavorato a lungo in un centro di supporto a ragazzi adolescenti nell’ambito dell’identità di genere e ha riportato la sua esperienza personale in questo racconto.

Narrato con estrema semplicità dello stile, ironia e leggerezza, è senza ombra di dubbio una storia forte, su un adolescente transgender in conflitto con la sua identità.

Leggi tutto...

Cane nero

Conoscete la leggenda del terribile Cane Nero? Pare basti un suo sguardo per scatenare gli eventi più funesti. 

Così, quando una mattina d'inverno si presenta fuori dalla casa dalla famiglia Hope, tutti scappano impauriti. Tranne la giovane Small, che saprà riportare la bestia alle giuste dimensioni.
Un libro che insegna ai bambini (e non solo) a guardare in faccia e ad affrontare le proprie paure e le proprie ansie, non importa l'età. Magari scoprendo che non sono poi così tremende come uno pensa.

Leggi tutto...