Giuseppina Pizzigoni

La scuola primaria statale Rinnovata Pizzigoni; con la sua esperienza e la sua tradizione, è ormai diventata un simbolo per la città di Milano.

La scuola prende il nome dalla sua fondatrice Giuseppina Pizzigoni, nata a Milano nel 1870, che fin da bambina aveva rivelato un temperamento autonomo e ribelle, come si legge nella "Storia della mia esperienza" da lei scritta, dove sembra di vedere la storia di molti bambini bollati come difficili.
Mia vocazione era l'arte drammatica o l'arte didattica? [...] ed ecco che io volli l'arte nella scuola, e, nella scuola, mi sentii artista. La Rinnovata, che oggi fiorisce al sole dell'amore e dell'arte, è il monumento alla mia fatica. Così scriveva Giuseppina nel documento che presentava la scuola da lei fondata nel 1911.
Colpisce la tenacia con cui riuscì a raccogliere fondi presso le autorità e i personaggi più abbienti della Milano di inizio secolo. Il Comune concesse gli edifici, i banchi su misura, le aule che davano sul giardino.

Il suo metodo si basa soprattutto sull’esperienza. Per il bambino apprendere vuol dire come prima cosa il contatto con le cose, con la natura. Da qui l’area intorno alla scuola, con gli animali, le piante e le coltivazioni. Contatto con la natura vuol dire anche vita sana e attività fisica, aspetti fondamentali del suo modo di fare scuola, da sempre trascurati nella nostra scuola primaria. Partendo dall’osservazione del territorio, dall’esperienza, i bambini si confrontano imparando anche dai propri errori in quel processo di autoapprendimento così consono alla mente infantile. Giuseppina amava inoltre profondamente l’arte, soprattutto il teatro, che nella sua didattica è intesa come educazione alla sensibilità artistica, sempre strettamente legata all’ambiente e alla capacità di cogliere i colori, le forme, gli aspetti della realtà.

A questo proposito riportiamo la testimonianza di una mamma di un allievo della scuola Rinnovata, su un progetto che riguarda la poesia. Nel percorso i bambini si sono accostati alle poesie scritte dai grandi poeti, hanno studiato la metrica, hanno imparato ad apprezzare la “musica” della poesia e tutto ciò lo hanno fatto diventando essi stessi poeti: hanno infatti imparato a comporre versi. Il risultato del lavoro è che questi bambini hanno conseguito con grande entusiasmo un’ottima capacità di lettura e di comprensione delle poesie, ma non solo: hanno imparato ad amare la poesia ed hanno acquisito una tale padronanza di questa particolare forma di linguaggio che gli ha permesso di esprimere in versi le loro emozioni, anche quelle più profonde. Hanno “sperimentato” la poesia e l’hanno apprezzata moltissimo.

Molte scuole e numerosi programmi didattici hanno adottato il metodo Pizzigoni, e la Rinnovata stessa è sede di esperienze di tirocinio per l’Università.

Giuseppina Pizzigoni è morta nel 1947 a Saronno, in povertà, dopo una vita interamente dedicata alla didattica e ai bambini.

(foto tratta da www.operapizzigoni.org)

BIbliografia su Giuseppina Pizzigoni:

Olga Rossi Cassottana 
Giuseppina Pizzigoni e la Rinnovata di Milano
Attraverso materiale documentale di prima mano, il libro restituisce un affresco di vita scolastica che non ha subito le usure del tempo, che vede anzi la Pizzigoni, il suo metodo e le sue innovazioni organizzative fortemente rivalutate dalla nuova scuola primaria italiana
Editrice la Scuola 
collana: Pedagogia e Scuola 

Giuseppina Pizzigoni 
Linee fondamentali e programmi e altri scritti
Perchè volli la «Rinnovata»? La volli per un bisogno del mio spirito, tediato dalla vita scolastica del tempo; 
per amore grande ai bambini, che sentivo sacrificati fisicamente e intellettualmente

Editrice la Scuola, Brescia, 1956

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Bianco su nero

Note di Copertina

Mosca, 20 settembre 1968. Nell'esclusiva clinica del Cremlino riservata alla nomenclatura sovietica nascono due gemelli: il primo muore quasi subito, il secondo, Rubén, si rivela affetto da paralisi cerebrale: le facoltà intellettuali sono intatte, ma non può muovere gli arti, salvo due dita.

Dopo poco più di un anno Rubén sarà separato dalla madre (che, figlia del segretario del Partito comunista spagnolo in esilio, è stata mandata dal padre in Russia a trascorrere un periodo di "rieducazione" e lì si è innamorata di uno studente venezuelano) e rinchiuso negli speciali orfanotrofi in cui vengono isolati, e sottratti allo sguardo, quelli come lui, considerati impresentabili da una società che esalta il mito dell'uomo nuovo e dichiara di muoversi verso un radioso futuro.

Solo all'inizio degli anni Novanta Rubén riuscirà a fuggire dal suo Gulag personale e, ritrovata la madre, comincerà a raccontare la sua storia, rivelandosi scrittore vero. Perché quello che colpisce in questo libro, e si imprime nella memoria del lettore, non è tanto la cronaca di un'infanzia e di un'adolescenza trascorse all'interno di un sistema feroce, dove in nome dell'ideologia si perpetrano vessazioni quotidiane, ma la voce che trasforma l'orrore in narrazione, e lo sguardo che questo stesso orrore trasforma in immagini a volte commoventi, altre volte grottesche, altre ancora di corrosiva comicità, ma sempre potentemente tratteggiate, come lo sono del resto tutti i personaggi che attraversano la vita di Ruben: la studentessa spagnola che balla per lui senza musica in una stanza d'ospedale; il cane randagio monco di una zampa che i bambini adottano; le inservienti e le insegnanti, potenti deità femminili raramente benevole e più spesso minacciose; il ragazzo Sasa che si trascina nella neve fino all'aula per rivendicare il suo diritto a studiare; e Sergej, il ragazzo senza gambe che si allena per mesi allo scopo di poter fare a pugni con uno che le gambe le ha tutt\'e due...

Sono un ritardato. Non è un nomignolo offensivo, è semplicemente un dato di fatto. Ho un livello intellettuale troppo basso per un'esistenza autonoma, per una forma pur elementare di sopravvivenza. So fin da piccolo che il ritardo mentale può essere compensato o non compensato. Il ritardo compensato è quello per cui si ha una carenza intellettuale che ti permette comunque di vivere nella società senza dover contare sull'aiuto altrui. L'esempio standard di ritardo compensato è solitamente quello di individui con disturbi mentali che, grazie agli sforzi di dottori e pedagoghi, riescono a imparare un mestiere, magari quello di imbianchino o portinaio. Quanto a me, i pedagoghi mi hanno insegnato a risolvere equazioni complesse, i dottori mi hanno diligentemente rimpinzato di medicine e ingessato con grande zelo, ma i loro sforzi sono risultati vani. A tutt'oggi non sono in grado di sollevare un pennello da imbianchino.

autore: Rubén Gallego (traduzione di Elena Gori Corti)

editore: Adelphi

Desiderare un figlio, adottare un bambino

L'adozione di un bambino è una scelta complessa ed articolata che inizia dal desiderio di prendersi cura di un figlio nato da altri. Il nostro lavoro, che ci mette in contatto quotidianamente con questa realtà, ci ha fornito uno spazio privilegiato di osservazione, e ci ha indotte a riflettere su quale ruolo possano svolgere i servizi per sostenere le famiglie adottive. Abbiamo cercato di dare voce a tutti i protagonisti dell\'adozione: i genitori, i bambini, gli operatori, gli insegnanti e gli educatori delle case-famiglia, proponendo una chiave di lettura in cui ognuno possa ritrovare un terreno di confronto e trasformare le peculiarità in risorse.

Autore: Simonetta Cavallie Maria Cristina Aglietti

Editore: Armando

Anche le cose hanno un'anima

Finalmente una raccolta di racconti per l'infanzia scritta con il cuore. 

"Anche le cose hanno un'anima " di Claudia Volpe non narra di vampiri, fantasmi e mostri spaziali che alimentano gli incubi dei bambini. Solo storie di oggetti comuni, ma con l'anima ed i sentimenti veri di ogni giorno.

Gli oggetti "parlano" ai bambini e così li vedrete giocare e colloquiare, oltre che con i giocattoli, anche con le pentole della mamma, con le mollette, con la frutta Certo, ogni epoca ha dei personaggi particolarmente cari ai bambini e, nel terzo millennio, tra mille sofisticati giochi elettronici e libri che narrano di invincibili eroi spaziali e terrestri e di mostri più o meno spaventosi, io credo che ci sia ancora un po' di spazio per le storie semplici che narrano di buoni sentimenti; passano gli anni, ma il cuore dei nostri bambini rimane sempre lo stesso, in qualsiasi tempo si viva, perché l'essenza più vera dell'infanzia è costituita principalmente di fantasia e teneri affetti. Leggi tutto...