“Io la coca cola me la porto a scuola”… e no!

Il Senato Accademico dell'Università Roma Tre, il 15 febbraio, ha accolto in maniera favorevole, all'unanimità, la mozione degli studenti in cui si chiedeva di prestare maggiore attenzione alla distribuzione - commercializzazione all'interno dell'Ateneo di prodotti che, con i loro marchi, richiamassero lo sfruttamento dei lavoratori (spesso lavoro minorile), l'inquinamento dell'ambiente e altri temi simili. In sostanza la richiesta è stata quella di sostituire, gradualmente, nelle macchinette distributrici, bevande e snack prodotti da famose multinazionali (Coca Cola, Fanta, Sprite, merendine "commerciali"), in favore di prodotti alternativi, equo solidali, bio, provenienti dal Sud del mondo. La proposta, non di stampo ideologico – tengono a precisare i docenti – partiva da una richiesta legittima che era quella di optare per un consumo critico, slegato da vicende relative allo sfruttamento dei lavoratori, non basato sul commercio volto alla mera raccolta di denaro ad ogni costo. 

Contro questi studenti, e l'intera facoltà, è stata mossa un'ingenua accusa di antiamericanismo, senza considerare che i ragazzi italiani, in questa crociata, sono in buona compagnia dei loro colleghi d'oltreoceano. 
Negli Stati Uniti sono 78 le università e i college che si occupano di denunciare i crimini della Coca Cola in Colombia e in India, ed almeno 6 di loro hanno deciso di non acquistare più la scura bevanda. Anche 4 università in Irlanda e 3 in Inghilterra appoggiano la campagna anti-Coca Cola. 

Insomma appare chiaro come ci si basi su fatti e non semplicemente su un'ideologia. È noto, infatti, che i consumatori, sia in Italia sia negli USA, prima di arrivare al boicottaggio hanno spesso chiesto che fosse fatta chiarezza sugliaccadimenti in Colombia. È stato più volte chiesto che una Commissione d'inchiesta indipendente potesse essere inviata in Colombia, ed è noto il continuo rifiuto in tal senso della società produttrice della famosa bevanda, segno evidente che non tutto è svolto in maniera trasparente.

 

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Cappuccetto rosso, verde, giallo, blu e bianco

Cappuccetto Rosso è la fiaba dei fratelli Grimm, le altre sono versioni alternative alla fiaba classica, ognuna delle quali monocolore, rispettivamente verde, gialla, blu e bianca.

Cappuccetto Verde, con l'amica ranocchia e il lupo cattivissimo nascosto tra le siepi; quello Giallo nella giungla d'asfalto della città sembra un po' i nostri bimbi; quello Blu vive sul mare e è alle prese con uno squalo; quello Bianco è tutta da ... disegnare.

Il tema conosciuto pur con le fantasiose varianti aiuta il bambino nella lettura: sanno cosa succede e questo è rassicurante ma sono incuriositi dalla diversa ambientazione colorata e divertente.

Consigliato a partire dai sei anni.

autore: Bruno Munari, Enrica Agostinelli

editore: Einaudi

 

Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé

A quale prezzo psicologico si ottiene un "bravo bambino"? Di quali sottili violenze è capace l'amore materno? Per l'autrice, il dramma del "bambino dotato" - il bambino che è l'orgoglio dei suoi genitori - ha origine nella sua capacità di cogliere i bisogni inconsci dei genitori e di adattarvisi, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei (la rabbia, l'indignazione, la paura, l'invidia) che risultano inaccettabili ai "grandi".

Sono passati diciassette anni da quando è uscita la prima edizione di questo libro, in cui Alice Miller analizza cosa capita dal punto di vista neurobiologico ai bambini che non hanno avuto la possibilità di sviluppare la loro vita emotiva. Non bambini in evidente stato di abbandono, ma piccoli con un'apparente infanzia felice alle spalle. Bimbi che già a un anno sapevano stare senza pannolino, che hanno imparato presto ad accudire i propri fratellini. La strada è riuscire a vivere e a far vivere le proprie emozioni e questo libro certamente aiuta a riviverle, anche chi un bambino dotato forse lo è stato davvero.

autore: Alice Miller (traduzione di M. A. Massinello)

editore: Bollati Boringhieri

Mi hanno ucciso le fiabe. Come spiegare la guerra e il terrorismo ai nostri figli.

Durante l'osservazione del comportamento di alcuni bambini del suo Centro giochi di Masal, l'autrice - nota psicoterapeuta, rimane impressionata dalla seguente conversazione: "Secondo me dovrebbero dare il permesso agli americani di usare la bomba atomica così ne sganciano una su Bagdad ed è finita la guerra". Un'altro bambino risponde "Io penso che sia sbagliato perchè se butti una bomba atomica su Bagdad uccidi tutta la gente e poi anche...come si chiama..Aladino. Così uccidono tutte le nostre fiabe e non ci sono più fiabe". Dialogo surreale che mette in evidenza un problema molto serio: guerre, massacri di innocenti, armi chimiche, attacchi kamikaze ed eventi naturali incontrollabili: le notizie dei disastri colpiscono grandi e piccini e nessun mass media riserva spazi a loro adeguati per aiutarli ad impadronirsi della realtà.

In questo libro Masal Pas Bagdadi ha intervistato bambini e fermato i loro pensieri e le loro emozioni ma soprattutto ci insegna a stare loro vicini, a rassicurarli e a decodificare le loro paure sui grandi temi della guerra e della distruzione. Ci dice come dirglielo e cosa dirgli, cosa fargli sapere e cosa non fargli vedere, ci mette in guardia contro le difficoltà che si possono incontrare e ci suggerisce come affrontarle.

Un libro per entrare in sintonia con i propri figli, per comprendere i loro ragionamenti e percepire le realtà che possono provvedere al loro fondamentale bisogno di sicurezza.

autore: Masal Pas Bagdadi

editore: Franco Angeli