Tutti in laboratorio

Laboratorio (teatrale, musicale, informatico, scientifico, linguistico): è ormai una parola molto in voga nei corridoi delle scuole, ma qual è la reale valenza educativa del laboratorio?

Un grande merito bisogna riconoscerlo all'istituzione di un sistema scolastico più attivo: ha contribuito a portare gli alunni fuori dalle classi. Fino a pochi anni fa, soltanto l'educazione fisica era supportata dallo spostamento e dal relativo cambio-ambiente, adesso le ore che vedono classi vuote e aule alternative affollate sono più numerose delle altre. Il calo demografico degli ultimi quindici anni ha dato un buon contributo dimezzando i numeri e quindi si è passati gradatamente dalla caotica generazione degli anni Settanta, oberata dai doppi turni, alla generazione doppio zero che gira a satellite in questi edifici giganteschi e semi deserti.

Tuttavia, non basta istituire i laboratori. Non basta nemmeno attrezzarli con materiale specifico (che molte scuole non possono ancora permettersi). La cosa più importante è la formazione dei docenti, ma per questa - ahimè - i fondi sono sempre minimi se non inesistenti.

Aggiornamento: questa dovrebbe essere una parola molto più in voga nei corridoi delle scuole. Che senso ha, infatti, prevedere una lezione frontale tradizionale in un laboratorio? Molti insegnanti si sono organizzati per seguire i corsi di aggiornamento ma molto spesso questi corsi sono a loro completo appannaggio. Chi scrive si è trovata davanti al dilemma se seguire l'ennesimo corso di aggiornamento gratuito sulla morfologia dei Monti Simbruini (senza nulla togliere) e la possibilità di seguire uno stage a pagamento sull'utilizzo dei file midi nell'insegnamento musicale. Intendiamoci, la didattica operativa è uno strumento eccezionale per la conoscenza perché l'apprendimento passa attraverso un canale recettivo che negli alunni è già molto allenato. È molto importante anche per la socializzazione, considerando che gli alunni si tovano in un ambiente non schematizzato dalle infrastrutture. Ma non può essere soltanto questo, deve diventare proprio "altro" rispetto alla lezione classica frontale.

In buona sostanza, ben vengano i laboratori, ben venga una didattica alternativa. Ma supportata anche da una metodologia diversa.

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L'ozio come stile di vita

"Svegliarsi la mattina presto, precipitarsi al lavoro, ingurgitare un caffè durante una pausa volante, sbocconcellare un panino davanti al video, correre a casa, sudare un paio d’ore in palestra, fare un salto al supermercato, preparare in fretta la cena e poi uscire di nuovo per un serata al cinema, a teatro, in discoteca oppure crollare esausti nel letto: la vita moderna è sempre più frenetica e assomiglia spesso a un tour de force.

Fin da bambini siamo stati tiranneggiati dalla presunta virtù dell'alzarsi presto la mattina. Poi ci hanno insegnato a non sprecare il tempo dormendo, sempre in nome di una logica per cui lo scopo della vita è lavorare, produrre, guadagnare.
Perché non ritornare ai ritmi naturali e rilassati di un tempo quando ogni gesto era meditato e assaporato in tranquillità? Perché non riscoprire il valore positivo dell’ozio e metterlo al centro di uno stile di vita più sostenibile?

È questo l’invito che l’inglese Tom Hodgkinson avanza con serietà ed ironia in questo libro originale e provocatorio, che si propone come una guida preziosa alla “nobile arte dell’ozio”, che non è il padre dei vizi ma la condizione per riappropriarci della vita e lasciare campo libero alle più elevate attività dello spirito , “probabilmente la più piacevole rivoluzione che il mondo abbia visto.”

autore: Tom Hodgkinson

editore: BUR

La città dei bambini

La rivoluzione proposta in questo libro è ripensare alle nostre città a partire dai bambini: una città fatta per i bambini è garanzia di una vita migliore per tutti.

Francesco Tonucci è un ricercatore del CNR che ha avviato con il comune di Fano il progetto "La città dei bambini".

Questo libro rivede tutte le priorità della vita di città, dove sono le macchine a farla da padrone. I bambini sono prigionieri delle case, non possono uscire a giocare da soli, non possono andare a scuola da soli. Non vivono la città, perché in realtà le città non sono più vivibili.

Ma considerando il punto di vista dei bambini, contemporaneamente si rispettano anche le altre categorie più deboli: gli anziani, i disabili. Una città pensata per i bambini è in realtà una città per tutti, e il libro ci mostra come e perché. La soluzione potrà sembrare utopica, forse, ma per l'autore è molto più utopico e folle procedere nel cammino senza futuro che le nostre città hanno imboccato. Quella dei bambini è un'utopia concreta, un'utopia sostenibile.

La prefazione è di Bobbio.
L'autore è anche disegnatore, con lo pseudonimo di FRATO.

autoreFrancesco Tonucci

editore: Laterza

Una bambina

Una bella bambina con grandi problemi emotivi e con una grave situazione familiare e di disagio viene accolta in una classe speciale da un'insegnante specializzata a seguire bambini con difficoltà, con fragilità emotiva.

Torey Hayden racconta questa esperienza con grande partecipazione ed emozione; il coinvolgimento per chi legge è davvero grande: si prova rabbia, speranza, apprensione e commozione per i progressi di questa bambina. Il libro si legge tutto d'un fiato e l'empatia che l'autrice mostra per questa bambina è totale. La Hayden è specializzata in psicopatologia infantile e i bambini che descrive nei suoi libri, i "suoi" bambini, sono provati da terribili esperienze di abbandono, violenze sia fisiche che morali. Eppure rimangono pur sempre dei bambini e le loro emozioni ci coinvolgono e ci accorgiamo che sono anche le nostre.

Autore: Torey L.Hayden

Editore: Corbaccio