Il metodo Montessori

"Insegnami a fare da solo"
Questo è, in estrema sintesi, il dogma su cui è costruito il metodo Montessori.
Non va inteso come un invito all'indisciplina, come è stato erroneamente considerato negli anni bui durante i quali Maria Montessori - creatrice dell'omonimo metodo - fu addirittura costretta all'esilio.
Al contrario. Creando un ambiente intorno a lui che lo accolga e lo coinvolga, che lo attragga e lo stimoli, il bambino stesso trova nel rispetto dell'altro (inteso come essere umano, oggetto, pensiero) il fondamento della sua crescita. Ponendo grande attenzione all'arredamento e alla disposizione dell'aula, con angoli separati per i diversi momenti/giochi/funzioni, il bambino trova nella scuola un ambiente familiare e al tempo stesso rispettoso della scansione temporale della giornata. Le aule così organizzate favoriscono una naturale aggregazione in piccoli gruppi per la realizzazione delle attività, ma al tempo stesso stimolano il desiderio di approfondire e condividere le proprie capacità. 


La pedagogia montessoriana rovescia il ruolo dell'educatore, che "non è più colui che trasmette il sapere ma colui che impara il silenzio; invece di insegnare deve osservare; invece della dignità orgogliosa di chi vuole apparire infallibile, dimostra una veste di umiltà". La maestra si pone dunque nei confronti dei bambini su un piano orizzontale e non verticale, limitandosi a mostrare l'utilizzo corretto del materiale per poi "ritirarsi" ad osservare il bambino nel suo processo di avvicinamento, manipolazione ed elaborazione. Si viene così a creare una dinamica di classe nella quale i bambini non sono solo discenti ma compartecipanti. Questo li aiuta a sviluppare una piena coscienza di sé, a sentirsi responsabili ed importanti a qualsiasi età, e favorisce nei più grandi il desiderio di coinvolgere, aiutare e accompagnare i più piccoli. 

Nelle scuole Montessori il bambino è libero di scegliere il materiale e di utilizzarlo per tutto il tempo che desidera, ma sa che di quel materiale vi è un solo esemplare e dunque dovrà averne cura e riporlo dopo l'utilizzo. Allo stesso modo, se il materiale che vuole usare è già utilizzato da un altro bambino, imparerà ad aspettare che l'altro lo riponga al suo posto.

In questo modo, i bambini montessoriani saranno capaci di lavorare individualmente e in gruppo, impareranno ad adattarsi alle regole sociali e a rispettare i tempi e i modi dell'altro da sé.

 

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Requiem per il giovane Borgia

 

Si tratta di un romanzo storico e nello stesso tempo di un avvincente giallo scritto da due giovani autrici milanesi esordienti che hanno svolto approfondite ricerche storiche sulla opulenta e maestosa Roma rinascimentale e le ricche corti italiane, soggiogate dalla morale del tempo, individualista e brutale, tesa al conseguimento dei fini senza curarsi dei mezzi con i quali ottenerli.

La vicenda parte dal brutale omicidio di Juan Borgia, duca di Gandia, figlio prediletto di papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia.

Chi è il mandante dell'assassinio? L'indagine non è facile. È possibile il movente politico (il dominio dei Borgia è inviso alle potenti famiglie romane, agli Orsini, agli Sforza di Milano, a Guido da Montefeltro, ai baroni romani e a molti prelati che disapprovano la scandalosa condotta del papa), ma può essere un movente passionale o può essere maturato nell'ambito familiare....

La scrittura è scorrevole e varia e si presta facilmente ad una trasposizione filmica.

autore: Elena Martignoni, Michela Martignoni

editore: TEA

Cappuccetto rosso, verde, giallo, blu e bianco

Cappuccetto Rosso è la fiaba dei fratelli Grimm, le altre sono versioni alternative alla fiaba classica, ognuna delle quali monocolore, rispettivamente verde, gialla, blu e bianca.

Cappuccetto Verde, con l'amica ranocchia e il lupo cattivissimo nascosto tra le siepi; quello Giallo nella giungla d'asfalto della città sembra un po' i nostri bimbi; quello Blu vive sul mare e è alle prese con uno squalo; quello Bianco è tutta da ... disegnare.

Il tema conosciuto pur con le fantasiose varianti aiuta il bambino nella lettura: sanno cosa succede e questo è rassicurante ma sono incuriositi dalla diversa ambientazione colorata e divertente.

Consigliato a partire dai sei anni.

autore: Bruno Munari, Enrica Agostinelli

editore: Einaudi

 

I ragazzi felici di Summerhill

L'esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo

Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo? E quando la libertà si trasforma in licenza?

Summerhill è la scuola che Neill fondò in cui il principio inspiratore è un'educazione che non ha bisogno di ricorrere alla paura. Una scuola senza autorità dove le regole sono dettate da un'Assemblea Generale formata da alunni e insegnanti in cui il fondatore ha lo stesso potere di voto di un fanciullo.

Neill dimostra che la libertà funziona, che i bambini sono capaci di autoregolarsi qualora non abbiano già assorbito il sistema educativo violento e coercitivo delle scuole tradizionali.
Summerhill ha uno spirito comunitario e di autogoverno in anticipo sui tempi. Questo avviene perché la scuola stessa è un'isola:
Neill non si propone di cambiare la società, lui desidera solo che i suoi ragazzi siano felici. Quando un ragazzino arriva a Summerhill inizialmente è disorientato e approfitta di tutto quello che si pensa (sbagliando) sia "libertà", ovvero fare quello che si vuole. A Summerhill le lezioni sono facoltative, se un bambino non vuole imparare a leggere e a scrivere non lo fa, e non è giudicato ma viene trattato con rispetto. Eppure entro breve tempo (quasi) tutti frequentano le lezioni, rispettano la libertà degli altri e se questo non avviene, gli stessi bambini decidono la sanzione, nell'assemblea settimanale di autogoverno.

E' una bella utopia, un invito a riflettere sulla violenza e sulle ipocrisie del nostro sistema scolastico, una proposta di antiscuola inimitabile, perché molte scuole ispirate a quel modello scambiarono proprio libertà con licenza, l'errore più comune che proprio Neill stesso tendeva a sottolineare: libertà non è assenza di regole come molti credono, ma è autoregolazione. La comunità infatti si detta da sola le regole, spesso ferree e precise, improntate sul rispetto reciproco.

autore: Alexander S. Neill

editore: Red Edizioni