Oltre il cortile

Quando eravamo bambini, i luoghi in cui ci piaceva giocare non erano quasi mai i campi gioco con scivolo, altalena o giostrina. O meglio, dovevamo stare lì ma poi andavamo a cercare gli anfratti, i cortili, le scale dove spesso sfuggivamo agli sguardi degli adulti e potevamo giocare indisturbati. Non facevamo chissà quali giochi, ma non ci piaceva il gioco sorvegliato, ci inibiva. E poi ci piaceva nasconderci. Chissà perché una volta cresciuti abbiamo dimenticato tutte quelle sensazioni che sicuramente i nostri bambini non possono provare.


Raramente oggi i bambini giocano senza la supervisione degli adulti, soprattutto all’aperto. Certo non nelle grandi città, dove non esistono più i cortili oppure, se ci sono, sono adibiti a parcheggio e vietati al gioco dei bambini. Spesso i regolamenti di condominio si esprimono in questo senso, violando così la Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo, approvata dalle Nazioni Unite nel 1989 e diventata legge dello stato nel ’91.

In città, poi, gli spazi gioco sono tutti uguali, costruiti per l’esigenza di controllo dell’adulto: essenzialmente piani, rigidamente definiti con giochi adibiti a uno scopo ben preciso. Certo, la sicurezza è importante, va salvaguardata. Abbiamo paura: paura che si facciano male, paura che dei malintenzionati se li portino via, e non si sta parlando di piccoli di tre anni. Eppure i bambini amano i nascondigli, le scale, le salite, i luoghi non perfettamente definiti.

Come conciliare tutto questo? Come mettere d’accordo la nostra legittima esigenza di controllo con la loro forse ancora più legittima voglia di autonomia, di libertà, di imparare a misurarsi con le situazioni da soli. Non è un problema di facile soluzione, perché coinvolge tutto il nostro modo attuale di vivere, coinvolge l’ambiente e la città. Occorre ripensare il mondo con gli occhi dei bambini; loro non devono imparare a giocare, siamo noi che dobbiamo imparare a farli giocare.

Per approfondire:
Francesco Tonucci, La città dei bambini
(leggi la recensione )


Paola Crisafulli

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La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia 1938 -1945

Il Novecento è stato anche il secolo dei bambini, in cui è nata una cultura dell'infanzia, in cui ci si è accorti dell'importanza del vissuto infantile sullo sviluppo della persona, anche da adulta. Eppure o forse proprio per questo, nello stesso tempo, il progetto nazista ha rimosso proprio l'infanzia nella sua specificità, per estirpare le radici di una popolazione. 
L'attenzione ai bambini è necessaria per fondare un futuro di diritti e di pace, eppure anche adesso in tutto il mondo l'infanzia è violata, non rispettata, negata.

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Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann

Il Primo Ministro prese posizione dietro il podio. Nella stanza, tutti aspettavano in silenzio. In tono fermo e solenne annunciò: «Devo informare che recentemente i servizi segreti israeliani hanno catturato uno fra i maggiori criminali nazisti, Adolf Eichmann, responsabile insieme ad altri dirigenti nazisti di quello che essi stessi avevano definito "la soluzione finale del problema ebraico", cioè lo sterminio di sei milioni di ebrei europei. Adolf Eichmann si trova attualmente in carcere in Israele e presto sarà condotto in tribunale in conformità alla legge per i reati commessi dai nazisti e dai loro alleati». 

Neal Bascomb è giornalista, saggista e autore di molti bestseller per adulti, tra cui "Hunting Eichmann", dal quale è stata tratta la versione per ragazzi, intitolata appunto: "Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann."

Il libro descrive nei minimi dettagli e con dovizia di particolari quella che fu la cattura di Adolf Eichmann, capo del dipartimento IVB4, la divisione delle SS responsabile della "soluzione finale", che dopo la fine della seconda guerra mondiale partì dall'Italia per l'Argentina dove cominciò una nuova vita insieme alla sua famiglia.
Nonostante il suo tentativo di vivere una vita nell'anonimato per non farsi scoprire, verrà individuato, infatti, David Ben Gurion, primo ministro israeliano, decide di inviare in Argentina un gruppo scelto di spie del Mossad (servizi segreti israeliani) molte delle quali avevano perso familiari nei campi di concentramento, con il compito di catturare e trasportare a Gerusalemme, in assoluta segretezza, l'emblema dell'orrore dell'Olocausto. Lì sarà oggetto di uno dei più importanti e significativi processi contro i crimini perpetuati dai nazisti. 

Il 27 gennaio 1945 è la data in cui le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz, scoprendo l'omonimo campo di concentramento, cinquantacinque anni dopo, nel 2000, è stata scelta questa data per commemorare ogni anno le vittime del nazismo.

Il libro di Bascomb mette in evidenza due aspetti che raramente vengono toccati quando si parla di antisemitismo ai ragazzi: il primo e alquanto intuitivo, è che la fine della seconda guerra mondiale non ha significato la fine dell'ideologia nazista che anzi ha continuato a serpeggiare sia tra chi aveva vissuto la guerra così come tra i giovani, nei paesi europei come in quelli oltre oceano.
Un esempio è l'Argentina: simpatizzante nazista che è uscita dalla sua neutralità politica e si è schierata con gli Alleati solo poco prima della fine della guerra, quando oramai era chiaro che le potenze dell'Asse sarebbero state sconfitte. Il suo appoggio agli Alleati è stata una scelta politica intelligente e durante gli anni dopo la fine della guerra ha aiutato diversi esponenti del partito nazista a nascondersi cambiando identità.
Per questo motivo, la cattura di Eichmann da parte del Mossad è stata un'operazione molto rischiosa da svolgere in completa segretezza.

Il secondo aspetto è l'importanza che ha avuto per il popolo ebraico e il neonato stato di Israele il processo a Eichmann. L'autore infatti scrive: "il processo si rivelò quasi più importante nel campo dell'educazione che in quello della giustizia" perché per la prima volta, dopo il processo di Norimberga, permise ai sopravvissuti di parlare apertamente delle loro esperienze. Fu un processo di educazione per i ragazzi che dovevano conoscere ciò che era stato fatto al popolo ebraico e contemporaneamente Israele legittimava così la nascita del paese, che assumeva quindi il vessillo del rifugio di tutte le vittime del genocidio che era stato commesso.

autore: Neal Bascomb

editore: Giunti editore

Mi fido di te

Attenzione! La lettura di "Mi fido di te" di Gea Scancarello può causare smodati accessi di entusiasmo in chi da sempre segue con interesse gli stili di vita sostenibili e l'affermarsi dell'idea che un mondo diverso, non dominato dall'economia e dal denaro sia possibile. Perché in questo saggio il mondo dell'economia collaborativa non è solo immaginato, auspicato o sognato, ma è il mondo reale e concreto in cui si muove l'autrice nella sua vita di oni giorno. 

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