Allattare al seno: ce la farò?

È da più di dieci anni ormai che l'obiettivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è quello di "favorire l'allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi di vita e di continuarlo introducendo anche altri alimenti fino almeno all'anno del bambino e anche oltre".

Se da un lato questo è incoraggiante rispetto alle politiche degli scorsi decenni favorite soprattutto dalle multinazionali produttrici del latte artificiale (negli anni '60 pochissime donne allattavano), dall'altro potrebbe causare un senso di inadeguatezza alle madri che per qualunque motivo non riescono ad allattare al seno.
Già dalla gravidanza si insinua il dubbio "ce la farò ad allattare?" e non sempre conforta il dato che più del 90% delle donne sono perfettamente in grado di farlo. È importante quindi farsi sostenere fin dalla gravidanza, magari frequentando gli incontri appositi (per esempio quelli della Lega del latte) o comunque essere convinte e sicure di potercela fare.

Nonostante poi si sappia che la bilancia è deleteria, spesso non si resiste alla tentazione di pesare spesso il pargolo o di controllare che le pause tra un pasto e l'altro siano distanziate e regolari fino ad arrivare all'eccesso della doppia pesata e di decidere, orologio alla mano, quando e quanto il bimbo deve mangiare. Questi comportamenti molte volte danneggiano un sereno allattamento al seno. Uno dei miei ricordi più rassicuranti e piacevoli dei primi giorni da puerpera è legato al pediatra del reparto neonatale che auspicava "l'allattamento selvaggio"."Pensate di essere nella giungla"- diceva -"buttate via bilance, orologi e cacciate le nonne fuori di casa!". Già, perché poi ci sono le esperte di turno piene di consigli che insinuano il dubbio: "non cresce", "non c'è abbastanza latte" che si traducono nel più sottile e insidioso "non sei una brava mamma". Effettivamente quella che dovrebbe essere un'operazione naturale e spontanea è vista spesso come rivoluzionaria: "Allatti ancora??????"

Che fare in questi casi? A volte basta citare una fonte autorevole con la quale mettere a tacere i commenti inopportuni. Ci sono poi i fatti oggettivi che scoraggiano e alimentano la credenza che il latte non è sufficiente; ne cito due, che hanno causato momenti di sconforto anche alla sottoscritta.

- Verso il secondo mese il pargolo si stacca dal seno e urla come un pazzo, lo cerca, lo rifiuta, cosa vuole? Non lo so. Forse è aria, forse è ricerca di sé, come ho letto da qualche parte, ma certo non è per mancanza di latte. Dunque, non scoraggiarsi.

- Dopo il terzo mese a volte c'è una minore produzione di latte, dovuta forse alle pause regolari di 4 ore a volte imposte dalla ripresa del lavoro o della vita familiare. Basta riattaccare il bimbo più spesso e il latte ritornerà abbondante.

Occorre ricordare, infine, che la crescita dopo i primi tre mesi non seguirà i ritmi vertiginosi dell'inizio, anzi. Sarebbe l'ideale pesare il bimbo solo durante i controlli del pediatra; questo evita senz'altro molti patemi d'animo che tormentano anche le mamme più sicure e motivate.

Per approfondire: Lega del latte

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La sottile linea scura

Lansdale Joe R. é un autore americano che spazia dal giallo al western, dall'horror al romanzo storico, dalla satira sociale al romanzo di formazione come 'La sottile linea scura'.

Ambientato nel Texas del 1958 è la storia del tredicenne Stanley, che lavora nel drive-in del padre e mette il naso in un segreto che doveva rimanere celato. In quell'estate avviene "la perdita dell'innocenza" di Stanley, il mondo per lui cambierà per sempre.

La 'sottile linea scura', che segna per lui la scoperta del male, del dolore e della morte insieme con l'esplosione del sesso e la consapevolezza del conflitto razziale, diventa il mezzo con cui l'autore ci fa immergere in quegli anni Cinquanta che sembrano così lontani.

Se avete letto con passione 'Il buio oltre la siepe' di Harper Lee questo è un libro che fa per voi.

Autore: Lansdale Joe R.

Editore: Einaudi

DIVERGENT

Ho sempre adorato i libri per gli adolescenti, ma ultimamente ho sviluppato un nuovo amore per una serie in particolare. Divergent, é il primo dell’omonima trilogia di libri di Veronica Roth. Popolarissima tra i giovani, é l’ennesima serie di libridistopici. O almeno credo si dica così...non conoscevo questo termine finché mia figlia Penelope ha iniziato a leggere questo nuovo genere di romanzi. Utilizzando un linguaggio ed una classificazione ‘tradizionale’ potremmo definirli romanzi di fantascienza, con delle sfumature di significato un pò particolari. Ambientati nel futuro, offrono la rappresentazione di una società fittizia nella quale alcune tendenze sociali, politiche e tecnologiche avvertite nel presente sono portate a estremi negativi. Il padre di questo genere potrebbe essere considerato1984(G. Orwell) oFahrenheit 451(R. Brandbury). The Hunger Gamesne é un’altro esempio contemporaneo popolarissimo, già diventato un cult.

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Asino chi legge

Se scrivo, soffro, dice Irene, 16 anni. Mi piace, è rilassante ma se insisto soffro. Perché scavo e scavo. Alessandra, invece, fa il liceo "Psicopedagogico", e si indigna perché tutte le compagne votano come rappresentanti di scuola i pochi maschi, dell'unica classe dello Scientifico. Sara legge Bakunin e sa di essere diversa. Mosche bianche, perle rare che si annidano tra le pareti cadenti, tra i brutti casermoni di cemento della scuola italiana.

Si stringe il cuore a leggere Antonella Cilento, che racconta con passione l'esperienza dei suoi laboratori di scrittura creativa tenuti come Esperto Esterno nelle scuole pubbliche italiane. Nell'insegnare scrittura "mostro tecniche che la scuola non insegna, risolvo problemi di relazione, riporto i ragazzi alla lettura, suggerisco letture a insegnanti che non leggono o non sanno bene come orizzontarsi tra i libri, a volte riporto anche ragazzi che hanno abbandonato l'obbligo a scuola", scrive. Il quadro che ne emerge non è molto diverso se a seguire i laboratori sono i ragazzi di una media della periferia di Napoli o del liceo bene della città o di una bella scuola di Bolzano: si, diverso l'ambiente, ma ovunque si nota la stessa povertà culturale di fondo, l'incapacità di concentrarsi per più di 5 minuti fosse anche guardare un film di Hitchocock (che per altro non conoscono) gli stessi "sogni diventati sintetici o semplicemente estinti". Ma la lettura, la passione, per fortuna, si trasmettono e quasi sempre ne emerge profonda soddisfazione per un lavoro così impegnativo, e poco gratificante in termini economici e di riconoscimenti. Abbiamo allora un problema, almeno in Italia. Lo sapevamo già, d'altronde, però non è irrisolvibile se poi emerge della vera poesia in qualche incipit di ragazzine che sanno raccontare uno stato d'animo in maniera struggente, o un idraulico descrive in maniera suggestiva gli attrezzi blu del suo lavoro. Ma viva i ragazzi, scrive Cilento, perché non è certo colpa loro. Troppo spesso inascoltati, sia che abbiano in tasca troppi soldi, sia che vivano nell'indigenza dei quartieri più malfamati e abbandonati.

Questi ragazzi crescono con l'idea che sia facile ottenere ciò che si vuole, che conta l'apparire, dove tutto si può improvvisare: mentalità che hanno appreso dagli adulti, anche dagli stessi insegnanti che improvvisano laboratori, teatri come se la tecnica, la professionalità non contassero. E naturalmente colpa è anche dei genitori, sempre di fretta, che fanno al posto dei figli, piuttosto che aspettare che facciano e magari sbaglino, che li proteggono dalle frustrazioni, dalla disciplina e rigore, dove disciplina non è intesa con ordine precisione obbedienza, fare i compiti, ma applicazione, imparare con passione, impegno e metodicità.

Allora, in un'Italia che non legge se non il best seller del momento o il giallo dove c'è una rivelazione in ogni riga altrimenti ci si annoia, queste persone riscoprono il "piacere degli asinI" quello della lettura, perché come si fa a scrivere senza leggere? La letteratura, i racconti, le storie, sono come internet, scrive Cilento, è avere relazioni, scoprire che prima di te tanti altri hanno sofferto, pianto, amato. E dopo aver scoperto il piacere di leggere ci si accorge che scrivere "è una disciplina , è accorgesi del tempo, lasciarlo andare, ritmare il lavoro.
È un balsamo per l'anima. Abbiamo bisogno di tutto questo, ne abbiamo bisogno noi per poter aiutare i nostri ragazzi, ne abbiamo bisogno per indignarci, per non accettare le apparenze e andare oltre.

Paola Crisafulli per Officina Genitori