Sotto il peso delle carte

Non immaginate nemmeno quanta burocrazia aggravi il compito degli insegnanti. 

A partire dal registro di classe su cui annotare assenze, presenze, compiti assegnati, nonché eventuali note disciplinari, per passare poi a quello diviso per materie, è un continuo scrivere e riscrivere le stesse informazioni perché restino "agli atti" nei polverosi archivi del ministero. Le programmazioni didattiche che vanno compilate dopo l'osservazione della situazione di partenza devono seguire uno schema ben preciso e diventano un copione spesso farraginoso, legato alle unità didattiche e alle loro relative verifiche. Fin qui tutto nella norma: è un carico gestibile e non porta via che qualche minuto tutti i giorni, ma quando andiamo a parlare, ad esempio, di progetti educativi finalizzati alla classe, non possiamo fare a meno di notare l'intricarsi dell'iter burocratico, nato quasi per ostacolare le iniziative dei docenti.

Il progetto va presentato entro, e non oltre (!), una certa data, quindi se per esempio nel mese di febbraio ci si rende conto della possibilità di sviluppare un nuovo progetto, per venire incontro ad un'esigenza del gruppo classe non emersa prima, non si può ufficializzarlo perché fuori dai tempi previsti da chi evidentemente poco aveva a che fare con le classi e molto con i moduli. Per i progetti a classi parallele si triplica tutto perché, ovviamente, ogni insegnante deve proporre il progetto in base all'area cognitiva a lei affidata. 

La parte finale dell'anno, poi, è un tripudio di scartoffie. Come immaginate si svolga uno scrutinio? Gli insegnanti analizzano i giudizi relativi alle singole materie e costruiscono il cosiddetto "globale" che andrà a sintetizzare il livello di apprendimento e di maturazione dell'alunno. Tutto questo occupa poco tempo perché ovviamente le riunioni a cadenza mensile hanno messo già in luce la situazione dei ragazzi, ma una volta arrivati all'ultimo alunno dell'elenco ecco che i docenti si trasformano in silenziosi e rassegnati amanuensi. 

I giudizi sintetici e quello globale di ciascun alunno della scuola vanno trascritti sulle pagelle, sul registro dei verbali dei consigli di classe, sui verbali degli esami per gli alunni di terza e - dulcis in fundo - sui registri generali degli scrutini, divisi per fasce e sezioni (chiamati i "registroni" perché sovradimensionati). Tutto questo è inevitabile per tutelare la scuola dai ricorsi e dalle denunce. 

Gli esami non sono da meno in quanto a carta sprecata e ogni anno non possiamo far a meno di chiederci: se tutto il tempo quantificato nella compilazione in triplice copia dei documenti fosse stato speso per la didattica, non avremmo avuto docenti meno stressati, alunni più seguiti e genitori più contenti? 

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Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico

"Parlano russo, indiano, swaili o spagnolo. Sono confusi ed intimoriti, a volte sono introversi e persi nel loro mondo, a volte sono inquieti ed irrequieti. Hanno sei anni e ne dimostrano quattro, emotivamente poi sembrano ancor più piccoli. A sette e otto anni non hanno idea di quel che sia una scuola, un libro... Sono i figli dell'adozione internazionale.

Nella loro vita ci sono due madri, due famiglie, possono avere un passato segnato da traumi, possono aver vissuto per anni in un istituto, possono aver viaggiato da un continente all'altro, hanno sempre viaggiato o da un prima ad un dopo, molto diversi tra loro, per avere una famiglia stabile e serena.

Arrivano in classe con le loro lingue, le loro culture, i tradimenti degli adulti, il loro aver trovato una famiglia attraverso l'adozione. Arrivano in classe con i nuovi genitori, genitori a volte stanchi, ansiosi, desiderosi di trovare nelle insegnanti delle alleate che li aiutino nei primi bellissimi e faticosissimi mesi di formazione di una nuova famiglia.

Raramente gli operatori della scuola conoscono le realtà, le storie dei bambini, le procedure, le vicissitudini burocratiche, le attese e le avventure dei genitori adottivi. A volte sembra che manchino i canali per parlarsi e che scuola e famiglia siano due mondi che non riescono a raggiungersi.

La scuola accogliendo in sé - attraverso i bambini - le moltissime istanze del sociale, può oggi farsi promotrice di una cultura della convivenza civi­le dove ogni differenza trovi modo di esprimersi per quanto ha di ricco, nuovo, stimolante per tutti noi. È per questo che desideriamo creare un'alleanza tra genitori e maestre, un'alleanza dentro cui i bambini cresceranno serenamente, i genitori si sentiranno sostenuti e le insegnanti vedranno riconosciute al meglio le proprie capacità."

autore: Anna Guerrieri, M. Linda Odorisio

editore: Armando Editore

Il Guerriero di Legno

Cosa siamo senza la nostra storia? Una pianta senza radici.
È così che si sente il Vecchio Albero, Guerriero di legno, quando perde la sua magica capacità di raccontare storie. Un vecchio albero è quanto di più vicino ci sia all'immagine della stabilità, della solidità. Ma se non c'è memoria, non c'è voce, ma solo un grande silenzio. L'albero guerriero non è solo, però: tutti i giovani alberi, che avevano sempre ascoltato i racconti del vecchio albero, diventano a loro volta narratori di storie, testimoni di quella memoria che è stato loro tramandata. Diventano dunque capaci di rigenerare la primavera delle parole dando così sollievo a chi non è più in grado di trattenere ricordi.

Un tema difficile, quello dell'anziano che per colpa della malattia perde la memoria, raccontato ai bambini con toni poetici, dove traspare il dolore, la malinconia ma con delicatezza e garbo, anche grazie alle splendide illustrazioni che seguono il racconto in perfetta sincronia, intonandosi alle parole. Così la pagina in cui la betulla argentata chiede una storia assume tonalità blu come l'argento, gli oggetti dai colori vivaci appaiono man mano che l'albero li descrive. Perfino il sole con la risata scoppiettante ha i raggi come popcorn. Poi arriva il vuoto e il silenzio della memoria e le pagine si adeguano, nei colori freddi dell'inverno. Non si guarisce, ma molto si può fare, e anche i colori tornano in qualche dettaglio pur rimanendo tenui e delicati.

Nel testo troviamo una felice parallelo tra i libri e il bosco. Nel nostro immaginario i libri hanno molti legami con le foreste, le biblioteche sembrano un po' dei boschi, pensiamo per esempio agli allestimenti nelle manifestazioni per ragazzi dove tantissimi libri sono appesi alle pareti con dei fili e i bambini possono passarci in mezzo, fermarsi e aprirli. 
I libri, infine, ci aiutano là dove la nostra memoria non può arrivare. Anche loro ci salvano dall'oblio e ci guidano nei sentieri del bosco.

Autore: Lorenza Farina - Manuela Simoncelli

Editore: Lineadaria editore

TANDEM, due storie che viaggiano insieme

Si dice spesso che il piacere di leggere cresce leggendo. All'inizio però non sempre le cose sono facili per i piccoli lettori alle prime armi. Diventa quindi fondamentale aiutare i bambini a non spaventarsi davanti ad un libro facendo in modo che invece ne siano attratti sentendo il desiderio di toccarlo, sfogliarlo, leggerlo. Impareranno così che i libri sono contenitori di emozioni che aiutano a fantasticare e noi saremo riusciti a trasmettere il desiderio e il piacere della lettura.

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