Petrolchimici, danni e misfatti.

È di sei mesi fa la sentenza sul caso Porto Marghera, una sentenza che ha portato alla luce anni di sconsideratezza e di censura intorno alla nocività di alcune sostanze chimiche utilizzate in larga scala in vari petrolchimici d'Europa e oltreoceano. Anni di lotta per provare i rischi a cui tutti, operai e popolazione del territorio circostante, sono stati sottoposti dagli anni ‘60 ad oggi. Rischi noti, conosciuti solo a pochi, deliberatamente tenuti nascosti con mezzi e poteri per non intaccare i guadagni.

 

Di quali sostanze si parla? Tante e troppe, mi limiterò a citare la più temibile. Sotto accusa è il CVM (cloruro di vinile monomero), necessario per la produzione di PVC (cloruro di polivinile, un polimero plastico costituito una catena di tante unità di CVM formate dall'unione dell'etilene con il cloro), largamente usato in diversi settori: edile, sanitario, automobilistico, ecc. Gli effetti del CVM cominciarono a vedersi fin dagli anni '30 (problemi a livello respiratorio), le cavie ne erano una prova. Più avanti i dubbi sulla potenziale pericolosità si fecero certezza. È dei primi anni '70 la ricerca di Maltoni (commissionata da Montedison) che non solo provò la pericolosità del prodotto - considerato un potente cancerogeno - ma rivelò che nessuna distanza da esso poteva dirsi sicura. Gli studi di Maltoni non furono mai pubblicati, rimasero unicamente ad appannaggio delle società. 

Si andava avanti con il cosiddetto ricatto occupazionale, soprattutto al Sud. Quando hai delle bocche da sfamare la salute passa in secondo piano, specialmente se ti viene passata un'indennità di rischio (anche se nel linguaggio di allora veniva definita diversamente) che magari ti permette di arrivare a fine mese senza il fiatone. Negli anni successivi le società corressero il tiro, molte leggi vennero approvate, quasi mai furono rispettate. L'impatto ambientale è stato devastante a tutti i livelli. Ecco chi produce, oltre a Marghera, la plastica PVC dal gas cancerogeno CVM (cloruro di vinile monomero): Ravenna, Brindisi, Porto Torres (SS), Ferrara, Samarate (Va). Fino a qualche anno fa erano attive anche le industrie di Terni, Villadossola (No), Rosignano, Ferrandina (Mt), Assemini (Ca) e Borgaro Torinese (To).

Come si diceva, il CVM non è l'unico prodotto nocivo, ci sono anche tutti i solventi prodotti nelle industrie chimiche. Tra gli effetti più devastanti dell'inquinamento chimico c'è un aumento esponenziale dell''incidenza di bimbi malformati. Cito il caso dell'Enichem di Priolo in Sicilia - e purtroppo non è l'unico - dove per anni, per incuranza e grave imperizia sono stati scaricati in mare (o smaltiti nelle discariche di mezza Italia) gli scarti di lavorazione di sostanze chimiche che hanno inquinato le acque e danneggiato tutta la fauna marina. L'Enichem risparmiava sui costi di gestione, le donne mettevano al mondo bimbi con danni spesso incompatibili con la vita, i pediatri venivano bellamente ignorati allorché segnalavano l'aumento di tali malformazioni. A Priolo si è constatato un aumento anomalo delle malformazioni neonatali rispetto alla media nazionale (malformazioni che riguardano l'apparato genitale, urinario, respiratorio, scheletrico), presumibilmente da imputare all'assunzione di mercurio (contenuto nei pesci) delle donne in gravidanza: il tasso di malformazioni dall'inizio degli anni '90 al 2000 è raddoppiato. 

Le bonifiche, la sostituzione di processi di lavorazione con altri meno nocivi? Tanto si può fare per tutelare la salute delle persone, ma non si muove foglia. E si attende. E ci si ammala.

Fonti:
Altreconomia  

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