Quante domande

Arrivano sempre al momento meno opportuno, mentre si corre velocemente a scuola al mattino oppure durante un'importante conversazione; quando abbiamo fretta, quando siamo stanchi, ci colgono alla sprovvista con le domande più difficili, quelle che ancora non ci siamo prefigurate nella nostra mente.

All'inizio siamo felici, quando il bambino di tre annici fa tante domande: "Perché andiamo là?", "Perché il sole è giallo?", "Perchè è così grande?"; a volte, lo sappiamo, non vuole neppure una risposta, ma desidera solo dirci che lui è lì e vuole che gli parliamo. Eppure fino a circa sette anni i bambini non capiscono ancora i concetti astratti. Preferiscono le favole alle spiegazioni scientifiche e le immagini ai concetti filosofici. Certo, non per tutti è così, ma è facile verificarlo se dopo una nostra articolata e veritiera spiegazione loro incalzano ancora con i loro perché oppure, al contrario, se dopo due minuti due non ci ascoltano più o cambiano argomento.

Io non mi rassegno certo, la mia poca immaginazione porta a risposte precise, ma asettiche, almeno alle poche domande di cui conosco la risposta. Ma chissà se è questo quello che vogliono. In età scolare le cose paiono più semplici perché la loro logica e il loro modo di pensare si fanno più complessi. Il mondo si allarga grazie all'informazione e alla TV, e posti lontani, così diversi dal nostro, entrano nelle case, a quel punto  le domande diventano più difficili e spiazzanti. Non tanto perché non sappiamo come spiegare le cose, ma perché molto spesso risposte non ce ne sono. 

Che fare allora? È giusto non dare risposte? Ognuno ragiona con la propria sensibilità, ma in linea di massima penso che rigirare le domande, chiedere al bambino stesso qual è la risposta secondo il suo parere, lo aiuti a pensare, in una sorta di autoapprendimento che sicuramente sviluppa il pensiero.

Le domande sono tante, non diminuiscono con l'età, anzi, si fanno via via più complicate. A volte richiedono semplici nozioni per le quali basta prendere tempo e dire non lo so, cerchiamo insieme; a volte invece sono profonde e scoprono i punti deboli, proprio là dove risposte non ce ne sono. E forse è meglio così: il gusto di ricercare da sé le risposte, di indagare, aiuta a crescere. Per poi ritrovarsi adulti, con ancora un mucchio di domande senza risposta.

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Stella fata del bosco

Grandi alberi, rocce, animali: il bosco può far paura, soprattutto a un bambino timido e fifone
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Città blu città gialla

 

Città Blu e Città Gialla sono vicine e separate solo da un fiume. Una è famosa per i suoi ombrelli variopinti, l’altra per i calzolai che fabbricano scarpe eccezionali.

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Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann

Il Primo Ministro prese posizione dietro il podio. Nella stanza, tutti aspettavano in silenzio. In tono fermo e solenne annunciò: «Devo informare che recentemente i servizi segreti israeliani hanno catturato uno fra i maggiori criminali nazisti, Adolf Eichmann, responsabile insieme ad altri dirigenti nazisti di quello che essi stessi avevano definito "la soluzione finale del problema ebraico", cioè lo sterminio di sei milioni di ebrei europei. Adolf Eichmann si trova attualmente in carcere in Israele e presto sarà condotto in tribunale in conformità alla legge per i reati commessi dai nazisti e dai loro alleati». 

Neal Bascomb è giornalista, saggista e autore di molti bestseller per adulti, tra cui "Hunting Eichmann", dal quale è stata tratta la versione per ragazzi, intitolata appunto: "Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann."

Il libro descrive nei minimi dettagli e con dovizia di particolari quella che fu la cattura di Adolf Eichmann, capo del dipartimento IVB4, la divisione delle SS responsabile della "soluzione finale", che dopo la fine della seconda guerra mondiale partì dall'Italia per l'Argentina dove cominciò una nuova vita insieme alla sua famiglia.
Nonostante il suo tentativo di vivere una vita nell'anonimato per non farsi scoprire, verrà individuato, infatti, David Ben Gurion, primo ministro israeliano, decide di inviare in Argentina un gruppo scelto di spie del Mossad (servizi segreti israeliani) molte delle quali avevano perso familiari nei campi di concentramento, con il compito di catturare e trasportare a Gerusalemme, in assoluta segretezza, l'emblema dell'orrore dell'Olocausto. Lì sarà oggetto di uno dei più importanti e significativi processi contro i crimini perpetuati dai nazisti. 

Il 27 gennaio 1945 è la data in cui le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz, scoprendo l'omonimo campo di concentramento, cinquantacinque anni dopo, nel 2000, è stata scelta questa data per commemorare ogni anno le vittime del nazismo.

Il libro di Bascomb mette in evidenza due aspetti che raramente vengono toccati quando si parla di antisemitismo ai ragazzi: il primo e alquanto intuitivo, è che la fine della seconda guerra mondiale non ha significato la fine dell'ideologia nazista che anzi ha continuato a serpeggiare sia tra chi aveva vissuto la guerra così come tra i giovani, nei paesi europei come in quelli oltre oceano.
Un esempio è l'Argentina: simpatizzante nazista che è uscita dalla sua neutralità politica e si è schierata con gli Alleati solo poco prima della fine della guerra, quando oramai era chiaro che le potenze dell'Asse sarebbero state sconfitte. Il suo appoggio agli Alleati è stata una scelta politica intelligente e durante gli anni dopo la fine della guerra ha aiutato diversi esponenti del partito nazista a nascondersi cambiando identità.
Per questo motivo, la cattura di Eichmann da parte del Mossad è stata un'operazione molto rischiosa da svolgere in completa segretezza.

Il secondo aspetto è l'importanza che ha avuto per il popolo ebraico e il neonato stato di Israele il processo a Eichmann. L'autore infatti scrive: "il processo si rivelò quasi più importante nel campo dell'educazione che in quello della giustizia" perché per la prima volta, dopo il processo di Norimberga, permise ai sopravvissuti di parlare apertamente delle loro esperienze. Fu un processo di educazione per i ragazzi che dovevano conoscere ciò che era stato fatto al popolo ebraico e contemporaneamente Israele legittimava così la nascita del paese, che assumeva quindi il vessillo del rifugio di tutte le vittime del genocidio che era stato commesso.

autore: Neal Bascomb

editore: Giunti editore