Astrid Lindgren

A Berlino è stato organizzato un raduno dei fedelissimi di Pippi Calzelunghe, ovvero dei sosia del mitico personaggio creato dalla svedese Astrid Lindgren.
Il ricordo va subito a quelle incredibile trecce rosse, così dritte che più dritte non si può. E subito dopo al suo cavallo pezzato, ed anche parlante. Ed infine ai due bambini, fortunati compagni nelle fantastiche avventure della piccola rossa.



Pippi Calzelunghe ha incarnato per tante generazioni di bambini la meraviglia e la straordinarietà di avere un'amica per la quale tutto è possibile. Un’amica del cuore che vive da sola e che si destreggia tra i malandrini, che trasforma un banale pomeriggio di giochi in una magnifica avventura. In lei, e nei suoi due piccoli amici, hanno convissuto la straordinarietà e l’ordinarietà, la stessa straordinarietà e ordinarietà che hanno caratterizzato la vita della sua autrice.

La scrittrice Astrid Lindgren nasce nel 1907 a Vimmerby in una famiglia numerosa, seconda di quattro figli. Nel 1925, a soli 18 anni, una gravidanza inaspettata, e fuori dal matrimonio, la costringe a lasciare la cittadina natia per trasferirsi nella grande Stoccolma, lontana dai duri giudizi: qui affronta grandi difficoltà, per prima quella economica. Astrid si vede costretta a dare in affidamento il piccolo Lars ad una coppia di Copenhagen. La madre affidataria, però, dopo qualche tempo si ammala gravemente; alla Lindgren non rimane che riprendere il bambino e affidarlo ai suoi genitori.

Nel 1931 la scrittrice si sposa con un suo collega e può finalmente riprendere Lars con sé. Nel 1934 la seconda gravidanza: nasce una bambina, Karin. E proprio grazie a Karin prendono vita le famose avventure di Pippi. La bambina, costretta a letto per una malattia, chiede alla madre di raccontarle le storie di Pippi Calzelunghe, un nome di fantasia inventato proprio dalla piccola. Le storie inventate da Astrid Lindgren, seduta sul letto della figlia, sono all’altezza del nome, fantasiose e improbabili, e riscuotono l’immediato gradimento della bambina.

Soltanto nel 1944 le storie di Pippi Calzelunghe vengono trasferite sulla carta e poi pubblicate nel 1945.
Oltre alla storie della bambina dalle trecce rosse, Astrid Lindgren ha scritto molti altri libri e racconti (persino gialli), tradotti in più di 70 lingue. Ha dedicato anche parte della sua vita alla difesa dei diritti dei bambini e degli animali: questo suo impegno è stato premiato con numerose e prestigiose onorificenze. La Svezia la ricorda ogni anno grazie a un premio letterario sulla letteratura per ragazzi, a lei dedicato. Muore nel 2002, a 94 anni.

Alla vigilia del suo novantaquattresimo compleanno le fu chiesto cosa desiderasse in regalo: pace nel mondo e vestiti carini, rispose. Proprio come avrebbe risposto Pippi Calzelunghe.

Da leggere:
Pippi calzelunghe
Karlsson sul tetto
Rasmus e il vagabondo
Emil
Vacanze all’Isola dei Gabbiani
I fratelli Cuordileone
Ronja

Sito ufficiale:
http://www.astridlindgren.se

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Le streghe

Un racconto inquietante che vi farà sapere chi sono le vere streghe.

Non quelle delle fiabe, sempre scarmigliate e a cavallo di una scopa, ma quelle elegantissime, somiglianti a certe signore che probabilmente già conoscete.

Come fare a individuarle?

Bisogna stare attenti a chi porta sempre i guanti, a chi si gratta la testa, a chi si toglie le scarpe a punta sotto il tavolo e a chi ha i denti azzurrini, perchè tutto ciò serve a nascondere gli artigli, i crani calvi, i piedi quadrati, la saliva blu mirtillo: tutti segni distintivi delle vere streghe.

Sapendo questo potrete evitare di venir trasformati in topi!

autore: Roald Dahl

illustrazioni: Quentin Blake

editore: Salani Editore

Bianco su nero

Note di Copertina

Mosca, 20 settembre 1968. Nell'esclusiva clinica del Cremlino riservata alla nomenclatura sovietica nascono due gemelli: il primo muore quasi subito, il secondo, Rubén, si rivela affetto da paralisi cerebrale: le facoltà intellettuali sono intatte, ma non può muovere gli arti, salvo due dita.

Dopo poco più di un anno Rubén sarà separato dalla madre (che, figlia del segretario del Partito comunista spagnolo in esilio, è stata mandata dal padre in Russia a trascorrere un periodo di "rieducazione" e lì si è innamorata di uno studente venezuelano) e rinchiuso negli speciali orfanotrofi in cui vengono isolati, e sottratti allo sguardo, quelli come lui, considerati impresentabili da una società che esalta il mito dell'uomo nuovo e dichiara di muoversi verso un radioso futuro.

Solo all'inizio degli anni Novanta Rubén riuscirà a fuggire dal suo Gulag personale e, ritrovata la madre, comincerà a raccontare la sua storia, rivelandosi scrittore vero. Perché quello che colpisce in questo libro, e si imprime nella memoria del lettore, non è tanto la cronaca di un'infanzia e di un'adolescenza trascorse all'interno di un sistema feroce, dove in nome dell'ideologia si perpetrano vessazioni quotidiane, ma la voce che trasforma l'orrore in narrazione, e lo sguardo che questo stesso orrore trasforma in immagini a volte commoventi, altre volte grottesche, altre ancora di corrosiva comicità, ma sempre potentemente tratteggiate, come lo sono del resto tutti i personaggi che attraversano la vita di Ruben: la studentessa spagnola che balla per lui senza musica in una stanza d'ospedale; il cane randagio monco di una zampa che i bambini adottano; le inservienti e le insegnanti, potenti deità femminili raramente benevole e più spesso minacciose; il ragazzo Sasa che si trascina nella neve fino all'aula per rivendicare il suo diritto a studiare; e Sergej, il ragazzo senza gambe che si allena per mesi allo scopo di poter fare a pugni con uno che le gambe le ha tutt\'e due...

Sono un ritardato. Non è un nomignolo offensivo, è semplicemente un dato di fatto. Ho un livello intellettuale troppo basso per un'esistenza autonoma, per una forma pur elementare di sopravvivenza. So fin da piccolo che il ritardo mentale può essere compensato o non compensato. Il ritardo compensato è quello per cui si ha una carenza intellettuale che ti permette comunque di vivere nella società senza dover contare sull'aiuto altrui. L'esempio standard di ritardo compensato è solitamente quello di individui con disturbi mentali che, grazie agli sforzi di dottori e pedagoghi, riescono a imparare un mestiere, magari quello di imbianchino o portinaio. Quanto a me, i pedagoghi mi hanno insegnato a risolvere equazioni complesse, i dottori mi hanno diligentemente rimpinzato di medicine e ingessato con grande zelo, ma i loro sforzi sono risultati vani. A tutt'oggi non sono in grado di sollevare un pennello da imbianchino.

autore: Rubén Gallego (traduzione di Elena Gori Corti)

editore: Adelphi

Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione

Una grande Riforma dell’educazione o meglio una vera e propria METAMORFOSI (ultima parola del libro) quella  che auspica il grande pensatore contemporaneo Edgar Morin,  oggetto di analisi anche nei suoi due precedenti saggi:  La testa ben fatta e I sette saperi necessari all’educazione del futuro. 

Partendo dalla massima di Rousseau nell’Emilio: “Vivere è il mestiere che voglio insegnargli”,  Morin si richiama anche alla tradizione filosofica greca che insegnava la saggezza della “vita buona” e lo fa proprio  perché individua nell’umanità odierna l’assunzione di un modello di pensiero legato al dominio, alla conquista di potere, all’individualismo sfrenato,  ad un sapere fatto a compartimenti stagni che determina  una iper-specializzazione  che fa perdere la visione d’insieme e ci conduce al mal-essere, all’incomprensione che regna nelle relazioni tra umani.

 

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