Parliamo di pesce

I nutrizionisti consigliano un consumo minimo di 1-2 porzioni alla settimana di pesce. Questo, in particolare, per la quantità di proteine che il pesce contiene, circa il 17-20 % del suo peso, e, in alcuni casi, per la qualità del suo grasso. 

Le proteine sono costituite da catene di amminoacidi che il nostro organismo, durante la digestione, attacca e scinde in catene più piccole, fino a ottenere i singoli amminoacidi, che poi usa per costruire altre proteine (quelle di cui, di volta in volta, ha bisogno per le sue funzioni biologiche). Le proteine del pesce sono più digeribili, perché, pur essendo simili a quelle della carne, sono organizzate in catene più piccole e meno legate fra loro (e sono quindi più facilmente digeribili); già in partenza, inoltre, sono presenti molti amminoacidi liberi. Questo è il motivo per cui l'alimentazione di chi è malato, o ha problemi digestivi, prevede molto pesce, a patto che sia cotto senza aggiunta di grassi (il classico pescetto "in bianco"). 

Se questo è un aspetto positivo, c'è però un rovescio della medaglia: anche i batteri hanno via facile all'attacco delle proteine, e, senza le dovute precauzioni, causano rapidamente il deterioramento dell'alimento, fino a farlo diventare a rischio di tossinfezione. A peggiorare la situazione c'è il fatto che i batteri attaccano il tessuto muscolare del pesce dall'esterno e dall'interno; oltre che dalla pelle, infatti, sempre fortemente contaminata, l'"invasione" può arrivare anche dalla cavità addominale. Ecco così spiegato perché è tanto importante che il pesce, dopo la morte, sia lavato e pulito il più presto possibile, e poi conservato a basse temperature.

E il grasso? Nei primi anni ‘70 si è scoperto che gli Esquimesi della Groenlandia, che hanno una dieta particolarmente ricca di grassi, presentano pochissimi casi di malattie cardiovascolari, e sono praticamente esenti da infarto. Il motivo sta nel fatto che la dieta abituale di queste popolazioni è ricchissima di pesce. 
I pesci di quei mari, però, così come altri pesci di acque fredde e profonde, contengono grassi molto particolari, chiamati "Omega-tre" per via della loro struttura chimica. Appartengono alla categoria dei grassi essenziali, ovvero fondamentali per il nostro organismo, che li scompone, e ne fabbrica altri, senza i quali le nostre cellule non funzionerebbero bene. Per amor di precisione, parliamo di acidi grassi poliinsaturi, sempre liquidi anche a temperature intorno allo zero. Questa caratteristica chimica ne fa degli ottimi anticongelanti naturali: non solidificando nemmeno a temperature molto basse, permettono ai pesci che ne sono ricchi di non congelare, nemmeno negli abissi delle profondità marine o nei freddi mari del Nord.

Oggi è ampiamente dimostrato che i benefìci apportati alla nostra salute dai grassi Omega-tre sono numerosi. Ne basta un solo grammo al giorno, in uno stile di vita salutare, e i rischi di infarto (ma anche di malattie coronariche in genere, di arteriosclerosi, di depressione e di tumori) sono notevolmente ridotti. Anche l'industria l'ha capito. E infatti nascono continuamente sul mercato prodotti "arricchiti": il latte, o le uova, "Omega-3", sono ormai ospiti fissi degli scaffali di tutti i supermercati. Non è però dimostrato che gli effetti sulla salute siano gli stessi. Meglio, allora, orientarsi sulla fonte originaria: il pesce.

Ma quanto pesce, e quale pesce è meglio mangiare per poter avere questi effetti benefici? Arrivare al grammo giornaliero di Omega-3 suggerito dai nutrizionisti sembra difficile, a meno di non mangiare pesce tutti i giorni. Se scegliamo, però, i pesci più ricchi in questi grassi - come le sarde, le alici, gli sgombri o il pesce spada - è sufficiente consumarli due volte a settimana: è questa, infatti, la dose consigliata dagli esperti per chi non ha problemi cardiaci, ma vuole ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. 

Pesce azzurro, quindi, e se c'è qualcuno in famiglia che non ama le spine, anche una scatoletta di tonno, ogni tanto, andrà benissimo.

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TANDEM, due storie che viaggiano insieme

Si dice spesso che il piacere di leggere cresce leggendo. All'inizio però non sempre le cose sono facili per i piccoli lettori alle prime armi. Diventa quindi fondamentale aiutare i bambini a non spaventarsi davanti ad un libro facendo in modo che invece ne siano attratti sentendo il desiderio di toccarlo, sfogliarlo, leggerlo. Impareranno così che i libri sono contenitori di emozioni che aiutano a fantasticare e noi saremo riusciti a trasmettere il desiderio e il piacere della lettura.

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Anche le cose hanno un'anima

Finalmente una raccolta di racconti per l'infanzia scritta con il cuore. 

"Anche le cose hanno un'anima " di Claudia Volpe non narra di vampiri, fantasmi e mostri spaziali che alimentano gli incubi dei bambini. Solo storie di oggetti comuni, ma con l'anima ed i sentimenti veri di ogni giorno.

Gli oggetti "parlano" ai bambini e così li vedrete giocare e colloquiare, oltre che con i giocattoli, anche con le pentole della mamma, con le mollette, con la frutta Certo, ogni epoca ha dei personaggi particolarmente cari ai bambini e, nel terzo millennio, tra mille sofisticati giochi elettronici e libri che narrano di invincibili eroi spaziali e terrestri e di mostri più o meno spaventosi, io credo che ci sia ancora un po' di spazio per le storie semplici che narrano di buoni sentimenti; passano gli anni, ma il cuore dei nostri bambini rimane sempre lo stesso, in qualsiasi tempo si viva, perché l'essenza più vera dell'infanzia è costituita principalmente di fantasia e teneri affetti. Leggi tutto...

I ragazzi felici di Summerhill

L'esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo

Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo? E quando la libertà si trasforma in licenza?

Summerhill è la scuola che Neill fondò in cui il principio inspiratore è un'educazione che non ha bisogno di ricorrere alla paura. Una scuola senza autorità dove le regole sono dettate da un'Assemblea Generale formata da alunni e insegnanti in cui il fondatore ha lo stesso potere di voto di un fanciullo.

Neill dimostra che la libertà funziona, che i bambini sono capaci di autoregolarsi qualora non abbiano già assorbito il sistema educativo violento e coercitivo delle scuole tradizionali.
Summerhill ha uno spirito comunitario e di autogoverno in anticipo sui tempi. Questo avviene perché la scuola stessa è un'isola:
Neill non si propone di cambiare la società, lui desidera solo che i suoi ragazzi siano felici. Quando un ragazzino arriva a Summerhill inizialmente è disorientato e approfitta di tutto quello che si pensa (sbagliando) sia "libertà", ovvero fare quello che si vuole. A Summerhill le lezioni sono facoltative, se un bambino non vuole imparare a leggere e a scrivere non lo fa, e non è giudicato ma viene trattato con rispetto. Eppure entro breve tempo (quasi) tutti frequentano le lezioni, rispettano la libertà degli altri e se questo non avviene, gli stessi bambini decidono la sanzione, nell'assemblea settimanale di autogoverno.

E' una bella utopia, un invito a riflettere sulla violenza e sulle ipocrisie del nostro sistema scolastico, una proposta di antiscuola inimitabile, perché molte scuole ispirate a quel modello scambiarono proprio libertà con licenza, l'errore più comune che proprio Neill stesso tendeva a sottolineare: libertà non è assenza di regole come molti credono, ma è autoregolazione. La comunità infatti si detta da sola le regole, spesso ferree e precise, improntate sul rispetto reciproco.

autore: Alexander S. Neill

editore: Red Edizioni