Hebe de Bonafini e le Madri di Plaza de Mayo

“Tutti noi riusciamo ad abituarci alle situazioni più terribili. Siamo degli animali che si adeguano a vivere in qualsiasi tipo di ambiente. Se bisogna stare zitti e non parlare con nessuno, riusciamo a stare zitti e non parlare con nessuno. In Argentina, la gente racconta che durante la dittatura militare persino sull'autobus c'era un silenzio mortale, la gente non parlava in pubblico perché qualsiasi parola poteva metterti nei guai.
Non si potevano riunire più di cinque persone, nemmeno per una festa di compleanno, per nessuna ragione. E tutte queste cose che ci sembrano assurde (e che lo sono), erano qualcosa di quotidiano e normale.”


Da un’intervista a Josè Luis Tagliaferro, studente lavoratore all'epoca del colpo di stato in Argentina, costretto all'esilio nel 1978 e attualmente direttore del CESPI (Centro Studi Problemi Internazionali) di Milano. L'intervista completa si può leggere qui: http://www.copernicopv.it/Files/Ipertesti/Argentina/nuncamas.htm

Ho scelto questa frase per introdurre il contesto in cui è nata e ha lavorato e continua a lavorare l’associazione “Madres de Plaza de Mayo” fondata da Hebe De Bonafini, madre di due figli sottratti alla loro vita negli anni della dittatura argentina, madre di due figli di cui non ha saputo più nulla, se non che sono stati a lungo in carcere sotto tortura. Madre di un’altra figlia che l’ha sostenuta nella battaglia, e che dalla battaglia è stata colpita.

Ho scelto questa frase perché il terribile silenzio che ha ammorbato l’Argentina negli anni '70 e '80 è un silenzio che arriva fino ai nostri giorni, poiché il governo del paese ha proclamato alcune leggi che di fatto danno un colpo di spugna a quanto accaduto, decolpevolizzando i responsabili.

Una che non ha accettato il silenzio è Hebe de Bonafini. Che era una tranquilla signora di provincia, una madre di famiglia impegnata a mandare avanti la casa e qualche modesta attività, una sarta e una cuoca con un’istruzione elementare, quando ha scoperto ciò che stava accadendo nel paese, e soprattutto il silenzio tragico -di cui tutti dobbiamo portare vergogna- in cui gli eventi si sono svolti di fronte al paese, alla Chiesa, al resto del mondo. Tutti soggetti di cui è stata provata la conoscenza dei fatti.

I fatti: dopo un periodo di instabilità di governo, nel 1976 un colpo di stato militare ha rovesciato il governo e instaurato una giunta militare. Nel periodo della dittatura argentina circa 30.000 persone sono scomparse dalle loro case, e solo di pochi di loro si è avuta notizia della morte. Di tutti gli altri, nessuna notizia, nemmeno il corpo. Scomparsi, desaparecidos.

Erano operai, studenti, uomini e donne di solito molto giovani, marxisti, cattolici, boy scouts, solo in parte impegnati nell’attivismo politico. I criteri per cui si scompariva erano del tutto arbitrari, spesso solo un sospetto o una voce, spesso l’essere “amici di”, spessissimo l’essere proprietari di beni cui i rapitori erano interessati.

Il dolore dell’ingiustizia e il dolore del silenzio hanno spinto questa madre ad unirsi ad altre, a sfidare il sistema con i mezzi in loro possesso: tutti i giovedì, in Plaza de Mayo, di fronte alla residenza presidenziale, una marcia silenziosa di donne anziane, di donne deboli, di donne senza mezzi, ha mostrato al mondo che c’è sempre una strada per l’opposizione.

La co-fondatrice del gruppo delle madres è stata “llevada” (sottratta, e uccisa) quasi subito, ma Hebe non ha interrotto la sua battaglia: armata di fazzoletto bianco – simbolo delle fasce in cui i figli erano stati avvolti- da 25 anni anima l’associazione che è il punto di riferimento di chi un giorno avrà il coraggio di iniziare una strada di giustizia.

Hebe ha 77 anni, ed è tuttora una perseguitata. Nel 2001 i persecutori l’hanno colpita nell’unica figlia rimasta, Maria Alejandra, aggredita nella sua abitazione, picchiata selvaggiamente e bruciata con sigarette fino a perdere i sensi. Alejandra è stata rianimata dagli stessi aggressori che hanno continuato coprendole la testa con un sacchetto di plastica per provocarle l’asfissia. Questa tortura conosciuta come "sottomarino secco" è stata una pratica abituale durante la repressione dell’ultima dittatura militare.

Ma Hebe continua, e la sua associazione, la prima, ha dato spunto anche ad altre che sono arrivate in seguito e che con metodi e scopi diversi perseguono la stessa strada.

Per informazioni, per messaggi e donazioni di solidarietà con le Madri di Plaza de Mayo:

Casa de las Madres
Hipolito Yrigoyen 1580
(1089) Buenos Aires - Argentina
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

http://www.madres.org

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