Wrestling: ma tanto è tutto finto!

Pare che il nodo centrale, per arrivare a una piena assoluzione o a una irrevocabile condanna, sia chiarire se i bambini ci credono o meno, ovvero se i bambini, ormai scaltri e intuitivi più dei grandi, sanno che il wrestling è soltanto una grande messa in scena e non pugni o calci veri. Io non credo sia questo, invece, il punto centrale. Probabilmente ciò che è più utile è discutere su che cosa facciamo realmente quando lasciamo i bambini davanti alla tv a vedere il sempre più dilagante wrestling.

Ma andiamo per gradi. Il wrestling è uno spettacolo (perché chiamarlo sport non si può certamente) nato negli USA, durante il quale dei grandi omaccioni se le danno di santa ragione su un ring. Per rendere più impressionanti i loro ruoli e le loro performance, si truccano vistosamente o indossano maschere "cattive". Ciascun lottatore è dotato di un nome d'arte, molto indicativo delle sue bellicose intenzioni, e impersona, nella sostanza, un personaggio con particolari caratteristiche. E poi ha inizio lo spettacolo: prese al collo, calci, schiaffi, pugni, ribaltamenti, pestaggi terribili addosso all'avversario. Tutto è consentito in nome dello spettacolo e, soprattutto, del divertimento di grandi e piccini.

Non è arrivato quest'anno il wrestling in tv: è approdato già qualche anno fa, ma il battage promozionale e, soprattutto, il circo del gadgets e dei giocattoli ad esso legati, sono recenti. Insomma, si è definito il target, ovvero i bambini, e la macchina promozionale è partita in quarta. La tv generalista, e anche quella pay, hanno riempito i palinsesti di wrestling, persino in prima serata, perché - ci dicono i promo - è uno spettacolo per la famiglia. Insomma genitori, sedetevi in poltrona con i vostri figli e fatevi due risate guardando questi omaccioni cattivi che se le danno. Il commento televisivo, poi, è assolutamente tranquillizzante. Le voci fuori campo prendono un po' in giro i contendenti, smorzano i toni e soprattutto mandano il seguente messaggio a noi genitori: "Ma su tranquilli, non scomodate gli psicologi infantili, qui ci facciamo soltanto due risate: i vostri bambini si divertono, magari li imitano placcando al collo un amichetto, ma non c'è preoccuparsi, loro sanno che è tutto finto e, da che mondo è mondo, i bambini se le sono sempre date…..".

Tutto questo gran parlare sul "è tutto finto e i bambini lo sanno" mi sembra un po' il grande alibi che dobbiamo darci per non creare pruriginosi imbarazzi al nostro ruolo educativo nei confronti dei figli. Perché alla fine c'è da chiedersi, comunque: che fine fanno, nei nostri bambini, le immagini delle testate, dei salti, dei calci, della violenza, dell'aggressività, falsa ma comunque presente? Che fine fa la grande verità che per i bambini il limite tra vero e falso, soprattutto in televisione, non è mai netto e preciso?

E infine, anche non volendoci porre tutti questi dubbi, qual è il valore di questo spettacolo per i nostri figli?
Il mio spassionato parere è che dovremmo sempre fermarci un attimo a pensare quando parliamo di televisione e bambini. Pensare magari che la tv per i più piccoli (ma anche per i grandi) potrebbe e dovrebbe essere altro: creatività, fantasia, costruttività, gioco e, perché no, stimolo. Insomma, tutto ciò che può nutrire, nel senso più positivo, le infinite potenzialità dei bambini.

Dobbiamo proprio mortificare queste loro bellissime risorse in nome di un banalissimo e deresponsabilizzante: "Ma tanto è tutto finto!"? 

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