Compiti delle vacanze? No, grazie.

mpopolari, troppi e troppo spesso inutili. Alunni di tutte le età escono l'ultimo giorno di scuola con un fardello pesante di compiti da svolgere durante l'estate, ma a chi giova? 

Studiare a luglio ed agosto può essere utile, certo, ma con un certo criterio stabilito. I compiti costituiscono un allenamento mentale, un voler tenere in caldo gli obiettivi raggiunti durante l'anno appena concluso e non devono diventare la ripetizione pedissequa di tutto il programma didattico.

Prima di tutto è bene concedere ai ragazzi uno stacco di quindici o venti giorni dopo la fine delle lezioni proprio per far "decantare" i concetti acquisiti, cambiare i ritmi quotidiani e soprattutto riposarsi. Poi, in teoria, bisognerebbe studiare poco ma tutti i giorni fino ad arrivare alla riapertura delle scuole con il ripasso completato e pronti ad imparare nuove cose. Di fatto quasi mai è così. 

Gli alunni diligenti in genere svolgono tutto in gran corsa all'inizio delle vacanze in modo da finire prima possibile, i più svogliati a suon di prediche e incitamenti arrivano trafelati a completare il giorno prima di rientrare e quindi ecco dimostrata l'inutilità di assegnare tanti compiti. Senza contare che questo lavoro andrà poi corretto dagli insegnanti andando a gravare anche su di loro e alimentando così un eterno mito di Sisifo che si passa di generazione in generazione. 

Perché invece non lasciare la libertà ad ognuno di leggere un paio di libri a piacere o di descrivere, solo una volta tornati in classe, le loro vacanze estive senza che questo assuma l'aspetto di una condanna? Si potrebbe chiedere loro di avanzare proposte ragionate su progetti didattici e laboratori o ancora di riflettere per poi relazionare a settembre su tematiche di attualità attraverso la lettura di quotidiani. Le alternative ci sarebbero, dunque, ma la volontà? 

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Genitori Manipolatori. Riconoscere e fuggire l'amore malato

Sappiamo tutti che colpevolizzare i figli, insultarli o denigrarli in pubblico sono azioni abominevoli, che intaccano l'autostima dei ragazzi, rendendoli insicuri delle proprie sensazioni. Ma a nessuno viene in mente che ciò significhi non amare i figli, né tanto meno essi hanno la percezione di subire un sopruso. 

In effetti non è facile capire dove sta il limite tra un normale sbotto genitoriale, un momento di debolezza o insicurezza educativa e un comportamento persistente di maltrattamento emotivo. La differenza sta nella frequenza e nei modi impiegati per esercitare il proprio potere, instillando sensi di colpa con comportamento spesso insensati e ingiustificati. I genitori di questo tipo sono "manipolatori" patologici, sono quelli che in psichiatria vengono definiti con personalità narcisistica.

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Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé

A quale prezzo psicologico si ottiene un "bravo bambino"? Di quali sottili violenze è capace l'amore materno? Per l'autrice, il dramma del "bambino dotato" - il bambino che è l'orgoglio dei suoi genitori - ha origine nella sua capacità di cogliere i bisogni inconsci dei genitori e di adattarvisi, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei (la rabbia, l'indignazione, la paura, l'invidia) che risultano inaccettabili ai "grandi".

Sono passati diciassette anni da quando è uscita la prima edizione di questo libro, in cui Alice Miller analizza cosa capita dal punto di vista neurobiologico ai bambini che non hanno avuto la possibilità di sviluppare la loro vita emotiva. Non bambini in evidente stato di abbandono, ma piccoli con un'apparente infanzia felice alle spalle. Bimbi che già a un anno sapevano stare senza pannolino, che hanno imparato presto ad accudire i propri fratellini. La strada è riuscire a vivere e a far vivere le proprie emozioni e questo libro certamente aiuta a riviverle, anche chi un bambino dotato forse lo è stato davvero.

autore: Alice Miller (traduzione di M. A. Massinello)

editore: Bollati Boringhieri

Il mare in fondo al bosco

…quella era un città buia fitta di misteri, una città piccola perché un bambino come lui, Paolo, potesse esplorarla e scoprirci dei segreti…

Trovò in terra dei libri, li guardò uno dopo l’altro e a poco a poco riuscì a leggerli. Intanto si accorgeva che quello che stava leggendo riusciva a vederlo anche se non c’erano le figure. “Forse - pensò - sto diventando anch’io un bambino inventato. Sarebbe divertente!”
A un tratto aprì un libro e dalle pagine si alzò una foresta: era un libro animato, di quelli da cui, quando si sfogliano, si vedono saltar fuori castelli, boschi, velieri, talmente belli che sembrano veri. Gli venne voglia di provare a entrarefra quegli alberi. Quella foresta poi era una giungla, certo zeppa di belve, di serpenti di insetti velenosissimi.
Be’ paura o non pauraaveva una gran smania divederla quella giungla, l’idea di passare dal buio di una città pericolosa, al buio di una foresta tropicale, adesso, lo tentava troppo.
Sentì delle voci e un gran correre: lontano nelle strade dei tipi loschi.

Il romanzo è una fantasticheria in cui, con ritmo crescente, compaiono città insidiose, giungle popolate di belve, mari in burrasca, magie luminose, grovigli di strade misteriose. I protagonisti sono bambini, bande criminali, mercanti di schiavi, maghi e mostri orrendi, pirati e scimmie, folletti e coccodrilli.

Età di lettura consigliata: da 4 anni.

autore: Pinin Carpi

editore: Einaudi Ragazzi