Degli asinelli bianchi

L'Asinara è un'isola a nord ovest della Sardegna. Nota a tutti per la presenza del famoso carcere di massima sicurezza, dal 1997 (legge n. 344) è Parco Nazionale. Questo angolo di paradiso, grazie all'isolamento forzato, ha saputo custodire flora e fauna in maniera esemplare.

Non è stabilito se il toponimo Asinara derivi da Sinuaria per via delle numerosissime insenature dell'isola o se sia da attribuire ai caratteristici asinelli che pascolano indisturbati sull'isola. Ed è proprio di questi asinelli che mi accingo a parlare, uno specialissimo endemismo che ha qualcosa di magico. 

L'asinello bianco (Equus asinus var. albina) ha caratteristiche precise: dimensioni ridotte (un adulto misura 1 metro d'altezza al garrese), collo corto, arti robusti, zoccolo piccolo e delicatissimo, occhi rosa-azzurri. Nei primi mesi di vita ha un mantello bianco lucente dall'aspetto cotonoso che viene sostituito, con la crescita, da un pelo bianco opaco e setoloso.

Non solo il mantello, anche la pelle è chiara, rosa, e l'iride ha una pigmentazione parziale. Questo particolare aspetto ha una spiegazione: si tratta di un'alterazione ereditaria, definita albinismo, che si manifesta con una mancanza parziale o totale di pigmentazione, cioè di melanina. Purtroppo, proprio a causa dell'albinismo, gli asinelli hanno una marcata fotofobia (ipersensibilità alla luce) che fa assumere loro quel passo caratteristico di chi non riesce a vedere gli ostacoli e hanno più difficoltà, rispetto ad altri animali, a difendersi dai pericoli. È per questo che vederli con il mantello escoriato dalle lotte e dagli arbusti suscita un'infinita tenerezza in chi li guarda. Nonostante non siano propriamente animali selvatici vengono assimilati a questi per il modo in cui vivono (liberi) e per la collocazione geografica.

Come questi animali siano arrivati sull'isola non è ben chiaro, ed esistono due teorie in proposito. Una sostiene che gli asinelli sarebbero esemplari nati da asini bianchi importati dall'Egitto, l'altra - ipotesi emozionante - li vorrebbe naufraghi di un vascello che dall'Africa si dirigeva in Francia. Gli asini sarebbero scampati al naufragio nuotando e mettendosi in salvo sull'isola e avrebbero così dato origine alla colonia che ancora oggi fa capolino nella macchia mediterranea. 

Ad oggi sull'isola vivono circa 100 esemplari, allo stato quasi brado, considerati in pericolo per due motivi fondamentali: una diffusa sofferenza causata da lesioni cutanee dovute al sole e da ferite inferte nei combattimenti e in incidenti su fili di ferro arrugginiti e rottami sparsi sull'isola e uno stato di carenza nutrizionale, dovuto a parassiti e soprattutto alla scarsità dei minerali nel pascolo dell'isola impoverito dall'eccessivo numero di animali presenti. Sull'Asinara, oltre agli asini bianchi, vivono infatti mufloni, cinghiali, asini scuri, mucche, pecore e capre selvatiche che si contendono la vegetazione presente. 

Per informazioni sull'isola e sulla sua fauna:
Il portale dei Parchi 

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Asino chi legge

Se scrivo, soffro, dice Irene, 16 anni. Mi piace, è rilassante ma se insisto soffro. Perché scavo e scavo. Alessandra, invece, fa il liceo "Psicopedagogico", e si indigna perché tutte le compagne votano come rappresentanti di scuola i pochi maschi, dell'unica classe dello Scientifico. Sara legge Bakunin e sa di essere diversa. Mosche bianche, perle rare che si annidano tra le pareti cadenti, tra i brutti casermoni di cemento della scuola italiana.

Si stringe il cuore a leggere Antonella Cilento, che racconta con passione l'esperienza dei suoi laboratori di scrittura creativa tenuti come Esperto Esterno nelle scuole pubbliche italiane. Nell'insegnare scrittura "mostro tecniche che la scuola non insegna, risolvo problemi di relazione, riporto i ragazzi alla lettura, suggerisco letture a insegnanti che non leggono o non sanno bene come orizzontarsi tra i libri, a volte riporto anche ragazzi che hanno abbandonato l'obbligo a scuola", scrive. Il quadro che ne emerge non è molto diverso se a seguire i laboratori sono i ragazzi di una media della periferia di Napoli o del liceo bene della città o di una bella scuola di Bolzano: si, diverso l'ambiente, ma ovunque si nota la stessa povertà culturale di fondo, l'incapacità di concentrarsi per più di 5 minuti fosse anche guardare un film di Hitchocock (che per altro non conoscono) gli stessi "sogni diventati sintetici o semplicemente estinti". Ma la lettura, la passione, per fortuna, si trasmettono e quasi sempre ne emerge profonda soddisfazione per un lavoro così impegnativo, e poco gratificante in termini economici e di riconoscimenti. Abbiamo allora un problema, almeno in Italia. Lo sapevamo già, d'altronde, però non è irrisolvibile se poi emerge della vera poesia in qualche incipit di ragazzine che sanno raccontare uno stato d'animo in maniera struggente, o un idraulico descrive in maniera suggestiva gli attrezzi blu del suo lavoro. Ma viva i ragazzi, scrive Cilento, perché non è certo colpa loro. Troppo spesso inascoltati, sia che abbiano in tasca troppi soldi, sia che vivano nell'indigenza dei quartieri più malfamati e abbandonati.

Questi ragazzi crescono con l'idea che sia facile ottenere ciò che si vuole, che conta l'apparire, dove tutto si può improvvisare: mentalità che hanno appreso dagli adulti, anche dagli stessi insegnanti che improvvisano laboratori, teatri come se la tecnica, la professionalità non contassero. E naturalmente colpa è anche dei genitori, sempre di fretta, che fanno al posto dei figli, piuttosto che aspettare che facciano e magari sbaglino, che li proteggono dalle frustrazioni, dalla disciplina e rigore, dove disciplina non è intesa con ordine precisione obbedienza, fare i compiti, ma applicazione, imparare con passione, impegno e metodicità.

Allora, in un'Italia che non legge se non il best seller del momento o il giallo dove c'è una rivelazione in ogni riga altrimenti ci si annoia, queste persone riscoprono il "piacere degli asinI" quello della lettura, perché come si fa a scrivere senza leggere? La letteratura, i racconti, le storie, sono come internet, scrive Cilento, è avere relazioni, scoprire che prima di te tanti altri hanno sofferto, pianto, amato. E dopo aver scoperto il piacere di leggere ci si accorge che scrivere "è una disciplina , è accorgesi del tempo, lasciarlo andare, ritmare il lavoro.
È un balsamo per l'anima. Abbiamo bisogno di tutto questo, ne abbiamo bisogno noi per poter aiutare i nostri ragazzi, ne abbiamo bisogno per indignarci, per non accettare le apparenze e andare oltre.

Paola Crisafulli per Officina Genitori

Le favolette di Alice

"Anche se non va nel paese delle meraviglie, l'Alice di Rodari porta a termine straordinari, inaspettati e simpaticissimi percorsi: la sua piccolissima statura le consente infatti di esplorare oggetti e angoli nascosti della vita quotidiana.

In famiglia ormai conoscono la sua predilezione per le avventure imprevedibili e non si stupiscono più delle improvvise scomparse e delle altrettanto prodigiose riapparizioni.

Rodari nascondeva in ognuno dei suoi personaggi un fondo di verità e con Alice il nostro favoloso Gianni sembra valorizzare la curiosità, che è una delle stupende, preziose qualità dell'infanzia."

 

autore: Gianni Rodari

editore: Einaudi Ragazzi

Padri e Figlie istruzioni per l'uso

"[…] il cuore non deve appartenere al papà. Il cuore di una ragazza deve essere libero. Libero di diritto.
Guai a quei padri "idoli "che rendono impossibile un altro amore. Guai a quei padri così assillanti da impedire di vivere una vita propria. Guai infine a quei padri assenti che costringeranno la figlia a una ricerca lunga tutta una vita."

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