Quando la timidezza dà fastidio

Il problema si presenta fin da subito, nelle prime occasioni sociali, ancora prima della scuola materna quando mamma e figlio incontrano le altre mamme, o la gente per strada, o anche la zia che si vede una volta ogni tanto. "Saluta la signora" ripete la mamma, inizialmente incoraggiante poi via via più seccata; lei così gentile, così aperta con tutti sembra che non insegni al bimbo a salutare!

 

Che imbarazzo, a questo non aveva pensato; il timore è proprio quello che giudichino male il suo bambino e in ultima analisi lei, la mamma.

In tante ci siamo sentite così. La cosa si ripete ai giardini, a casa di amici, ma il culmine viene toccato alle prime festicciole di compleanno, quando nostro figlio non ne vuole sapere di giocare con gli altri bambini, o meglio, non ne vuole sapere di fare quei giochi organizzati dove sembra che tutti, ma proprio tutti partecipino e si divertano.

Ma è davvero così? È proprio solo il nostro bambino quello che non partecipa volentieri ai giochi, quello che scappa quando gli altri bambini si avvicinano o che gira la testa quando deve salutare? 

No, non è l'unico, ma è certo che tanto più la mamma se ne preoccupa tanto più questo suo atteggiamento sarà marcato. Non solo, poi subentrano le giustificazioni, la connotazione della timidezza ritagliata addosso quasi ad assolvere i comportamenti non proprio socievoli, che sempre ci si aspetta, anche da un bambino piccolo. Eppure ci dimentichiamo che raramente un bambino sotto i quattro anni di età fa amicizia, non pensiamo che forse gradisce un approccio più graduale verso gli altri bambini, vuole stare a osservarli per un po' e soprattutto non conosce ancora le usanze sociali.

Naturalmente a cambiare deve essere soprattutto il nostro comportamento; chiediamoci innanzitutto perché ci preoccupiamo tanto: forse pensiamo che dietro a una velata critica alla timidezza del bimbo ci sia un giudizio su di noi e sui nostri metodi educativi?

Oppure riteniamo che possa sentirsi escluso dal gruppo di bambini? Ricordiamoci anche che i suoi parametri non sono i nostri: lui può non divertirsi ancora nei giochi organizzati (ma forse non si divertirà mai e più avanti troverà le parole per dirlo!), forse preferisce stare a guardare, attaccato alla mamma.

Smettiamo di preoccuparcene, non teniamolo sott'occhio con apprensione e vedremo che alla fine, proprio quando non lo osserviamo, troverà la maniera di esprimersi, di giocare in compagnia e di godere della presenza degli altri.

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