Kathmandu: dove induismo e buddismo si incontrano

La prima cosa che si vede a Kathmandu non è la città, con i suoi templi e i suoi palazzi ma è la gente: gente ovunque, macchine, moto e rikshaw in tutte le strade. Un milione di residenti cui si aggiunge una popolazione di viaggiatori occidentali che da cinquant’anni ormai è una presenza fissa nella capitale: infatti Kathmandu è nata proprio come centro di commercio nella via carovaniera che univa Lhasa all’India. L’hanno fondata i Newar, il gruppo etnico principale di Kathmandu.

Kathmandu rappresenta la città dove l’induismo e il buddismo sono autentici eppure fusi in maniera sorprendente. Proprio a 7 km dal centro di Kathmandu c’è il luogo più importante per i buddisti in Nepal. Boudnath è un concentrato di Tibet fuori dai confini cinesi: trenta monasteri schierati uno accanto all’altro, tutti intorno al gigantesco stupa bianco. Nessuno è in grado di dire da chi e, soprattutto, quando Boudnath sia stato costruito. Boudnath contende a Dharamsala, dove il Dalai Lama è ora in esilio, il ruolo di polo di attrazione per i buddisti occidentali.

E parallelamente ecco Pasupatinath il complesso religioso Hindu più sacro di tutto il Nepal. È un luogo di preghiera, di liturgie e cerimonie, centro di culto principale di Shiva, la divinità creatrice e distruttrice. È una vera e propria selva di edifici sacri: templi, statue e piattaforme per le cremazioni, le Ghat, che nonostante le caste induiste siano ufficialmente abolite, sono ancora rigidamente suddivise secondo le gerarchie sociali, e in continua attività, dall’alba al tramonto.

Scegliere il Nepal come destinazione significa andare a recuperare il perduto senso del viaggio, inteso come momento di scoperta e di confronto con realtà apparentemente ostili o soltanto oggetto di pregiudizi e stereotipi.

In questo clima di surrealità spirituale si consumano però anche gli orrori della guerra e delle lotte interne. Ci si può imbattere infatti nel coprifuoco attuato dalle autorità per motivi di ordine pubblico. C’è il conflitto irakeno che arriva sino in Nepal e c’è la guerra civile tra governo e maoisti che sembra senza fine. E ancora, mentre il re Gyanendra da una parte ricopre la città di segnalazioni in nepalese e in inglese per richiamare i concittadini al rispetto dei diritti umani, dall’altra ogni giorno molti ragazzi scompaiono senza che i genitori abbiano più loro notizie. Alcuni finiscono arruolati nell’esercito e altri vengono rapiti dai maoisti. Nelle carceri si registrano abusi e nelle strade vige una politica di lotta ai bambini di strada.

Nel conflitto hanno perso la vita centinaia di bambini, molti sono diventati orfani e un migliaio, secondo fonti non governative, sarebbero stati rapiti dai maoisti che combattono per rovesciare la monarchia ed instaurare un regime comunista. Si stima che nel Nepal muoia di morte violenta un bambino alla settimana. In contraddizione a queste cifre, governo e maoisti dichiarano che i bambini sono “territorio di pace” . Nonostante l’appello della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani che ha condannato l’uccisione, il rapimento e il reclutamento dei minori in Nepal, le violenze continuano e le prospettive di un futuro migliore per questi bambini diventano sempre più un miraggio.

Fonti:
www.peacelink.org
www.peacereporter 

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"Comprendere le emozioni dei bambini significa aiutarli a crescere felici. Traendo spunti ed esempi dal vivere quotidiano Isabelle Filliozat, psicopterapeuta di fama, aiuta a capire il significato di tanti comportamenti e a trovare le parole e i modi per risolver le situazioni che appaiono più difficili.

L'autrice non dà soluzione preconfezionate, ma analizza i problemi di tutti i giorni, che lei stessa mamma, di due bimbi di 2 e 4 anni all'epoca della stesura del libro, ha provato e soprattutto non trascende da quello che sono i genitori. Per capire il bambino che abbiamo davanti occorre ascoltare il bambino che siamo stati. Le emozioni dei nostri bambini allora hanno radici profonde, quello che non sopportiamo in loro tocca le corde più intime del nostro essere.

Oltre ad esaminare sotto nuovi aspetti le problematiche più comuni dei bambini e ad offrire spunti di riflessione, Filliozat descrive quali sono le emozioni più diffuse del vivere quotidiano per aiutare a cogliere quanto c'è di gioioso in ogni attimo della vita con i figli.

Questo libro potrebbe a prima vista rientrare nel filone dell'intelligenza emotiva introdotta da Goleman (Daniel Goleman, L'Intelligenza emotiva, ed. Rizzoli, 1996), ma a mio avviso ha qualcosa in più. Oltre a "partire dal basso", nel senso che si cala nei panni della mamma e del papà, è più vicino alla nostra sensibilità europea, a cui sta stretta il libro-manuale. L'autrice cita in bibliografia Alice Miller, la psicoterapeuta zurighese che ha descritto e documentato la sofferenza inespressa dei bambini e la difficoltà dei loro genitori a essere disponibili a capirla.

Questo libro si può non amare, si può non condividere in parte o del tutto, ma sicuramente colpisce il genitore che lo legge e, oserei dire, nella maggior parte dei casi fa scaturire delle emozioni che si credevano sepolte. Nel mio caso ha rivoluzionato il mio modo di essere madre."

autrice: Isabelle Filliozat

editore: Pickwick