I regimi sbilanciati

Per rimanere in linea (e soprattutto sani) la strada da seguire è una sola. La conoscono tutti, è ben indicata, ma troppo scomoda per essere molto battuta: le calorie introdotte nell'organismo devono essere adeguate alle calorie in uscita, mantenendo un'alimentazione che non metta da parte i carboidrati, anzi che punti su questi, secondo il tradizionale modello mediterraneo. È l'unico che si è mostrato in grado di proteggerci da malattie tipiche del nostro tempo come aterosclerosi, cancro, ipertensione e diabete.

Non assolvono questo compito le diete "alla moda". Anzi, puntando quasi tutte sull'esclusione di carboidrati e grassi, possono ridurre un corpo sano (anche se un po' troppo florido) a un vero rottame. Qualche esempio?
I regimi iperproteici affaticano i reni, perché danno all'organismo "energia sporca". Le proteine, del resto, non sono fatte per servire da "benzina", ma per costruire molecole regolatrici e protettive. Il compito di dare energia spetta a carboidrati e grassi; è solo quando questi scarseggiano che le proteine devono "sacrificarsi". Quando questo accade, però, oltre a non svolgere più le funzioni che le competono, la proteina rilascia una scoria tossica, un pezzetto di molecola caratteristico di ogni aminoacido: l'ammoniaca.

La conseguenza è che l'organismo perde più acqua e che i reni devono lavorare di più per eliminare questa scorie. Inoltre, le diete che escludono carboidrati e grassi sono acidificanti, e quindi non molto salutari per l'organismo, per il metabolismo, o per le nostre ossa.

Le diete iperproteiche, inoltre, sono molto grasse, a meno che non siano basate esclusivamente o quasi su prodotti vegetali (soprattutto legumi), perché le proteine negli alimenti si accompagnano quasi sempre ai lipidi.
Così nella carne, come nelle uova e nei formaggi, ci sono proteine, ma anche grassi saturi e colesterolo.

Una dieta iperproteica è quindi essenzialmente una dieta grassa […] e benchè non sia pericolosa per la maggior parte delle persone in buona salute (se condotta per brevi periodi di tempo), non se ne conoscono gli effetti a lungo termine.

L'American Hearth Association, tramite la sua prestigiosa rivista Circulation, ha pubblicato un documento diretto agli operatori sanitari nel quale scoraggia fortemente il ricorso a diete iperproteiche e mette in guardia sui possibili rischi cardiaci, renali, ossei ed epatici.

Per saperne di più

www.pcrm.org


Si ringrazia Andrea Ghiselli per l'autorizzazione alla riproduzione di questo testo, contenuto in "La dieta mediterranea, anzi italiana", Sperling & Kupfer Editori, di Andrea Ghiselli e Lavinia Guffanti.

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