La diversabilità come risorsa

In quasi trent'anni d'insegnamento ho avuto l'opportunità di interagire nel percorso educativo di alcuni bimbi che oggi definiamo "diversabili". Tutti hanno lasciato una traccia indelebile nel mio cuore e nella mia coscienza, ma G., con il suo sguardo che sembra scrutare oltre un orizzonte a noi sconosciuto, uno sguardo che talvolta sembra dirti: "Liberami dai fantasmi che mi spaventano così tanto...! " ha fatto molto di più. 

Spesso, sia io che le mie colleghe sognamo di sentirlo parlare come tutti i bambini, di vederlo giocare e condividere l'entusiasmo e la gioia di vivere... finalmente consapevole di essere "con noi"!

Ma G. è un bimbo autistico...

Ripensando al lavoro fatto dapprima presso la nostra Scuola dell'Infanzia, con una meravigliosa insegnante specialista e, successivamente, alla Scuola Primaria, dalle insegnanti di mio figlio, per inserire G. in sezione, sento il dovere di affermare che da queste fatiche sono scaturite risorse anche per gli altri bambini: un progetto di musicoterapia nel quale sono stati coinvolti tutti i bambini a piccoli gruppi, la psicomotricità, la compresenza in aula di almeno due insegnanti e un'assistente, quindi aiuto anche per altri bambini in difficoltà come gli stranieri. 

Otre all'arricchimento sul piano dell'apprendimento, i nostri bimbi ne hanno ricevuto anche uno morale: la capacità di accettare la diversità: fisica, intellettiva, razziale e religiosa. 

Forse, specialmente alcuni bambini come mio figlio con i suoi problemi di concentrazione, avranno fatto un po' fatica a seguire tutte le spiegazioni durante le crisi di G., ma hanno conquistato il pregio della pazienza, della sensibilità, dell'altruismo assieme ad un fortissimo spirito di gruppo. 

Nel periodo in cui G. è stato portato in un centro, in aula si percepiva un vuoto, una mancanza. Mio figlio spontaneamente ha occupato il suo posto e per un po' ha rielaborato l'episodio reagendo col silenzio. 

Io penso che sia un preciso dovere della scuola quello di lavorare in questa direzione. Certo, è più facile preparare la lezione, impartire i canonici insegnamenti al di qua della cattedra, avere a che fare con gruppi di bimbi attenti, che apprendono con i tempi e i modi "programmati". 

Fa paura dover scendere dal piedistallo, rimettersi in discussione, dover adattare i propri metodi al gruppo classe e non viceversa. Si perde tempo! Anche tante famiglie non comprendono la valenza di certe metodologie "insolite" e hanno paura che i loro figli non abbiano la possibilità di acquisire tutte le nozioni del programma... Per questo certe insegnanti sono "scomode"... Ma se chiedi ai bambini: "Con quale insegnante vai più d'accordo?", la risposta è sempre quella: la maestra un po' pazza che ci insegna scienze facendoci raccogliere la pioggia in un bicchiere, quella che G. bacia e abbraccia con tutta l'enfasi con cui è capace, quella alla quale mio figlio telefona disperato quando si accorge che un testicolo gli è salito per un calcio di una compagna... quella che io non finirò mai di ringraziare per aver capito e amato il mio bambino anche prima che si sapesse dell'ADHD... quella che già iniziamo a rimpiangere ancora prima che inizi l'ultimo anno alla scuola primaria. 


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Il giardino dei giochi dimenticati

"Giocare non è solo giocare: è cercare (quello che serve per realizzare un'idea), è immaginare (qualcosa che nessuno ha mai fatto), è costruire (un oggetto che sarà per noi indimenticabile)".
In questo manuale i due autori restituiscono a genitori smemorati e a bambini curiosi i giochi che i padri e i nonni facevano per strada e nei cortili: giochi contadini, giochi rari, giochi storici, giochi dimenticati e soprattutto insegnano loro a costruirli con divertenti e dettagliate illustrazioni.

In realtà oltre a essere un libro per bambini è un libro per i loro genitori e per chi continua a essere un po' bambino; raccoglie infatti un patrimonio culturale che ci tramandiamo, e che ricordiamo con nostalgia. I giochi descritti hanno due ingredienti fondamentali: i costi bassissimi di realizzazione e la fantasia. Per dirla con le parole dell'autore: "un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo a giocare con lui".

Giorgio F. Reali è il fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato.

La prefazione è di Stefano Bartezzaghi.

autore: Giorgio F. Reali, Niccolò Barbiero

editore: Salani

L'ozio come stile di vita

"Svegliarsi la mattina presto, precipitarsi al lavoro, ingurgitare un caffè durante una pausa volante, sbocconcellare un panino davanti al video, correre a casa, sudare un paio d’ore in palestra, fare un salto al supermercato, preparare in fretta la cena e poi uscire di nuovo per un serata al cinema, a teatro, in discoteca oppure crollare esausti nel letto: la vita moderna è sempre più frenetica e assomiglia spesso a un tour de force.

Fin da bambini siamo stati tiranneggiati dalla presunta virtù dell'alzarsi presto la mattina. Poi ci hanno insegnato a non sprecare il tempo dormendo, sempre in nome di una logica per cui lo scopo della vita è lavorare, produrre, guadagnare.
Perché non ritornare ai ritmi naturali e rilassati di un tempo quando ogni gesto era meditato e assaporato in tranquillità? Perché non riscoprire il valore positivo dell’ozio e metterlo al centro di uno stile di vita più sostenibile?

È questo l’invito che l’inglese Tom Hodgkinson avanza con serietà ed ironia in questo libro originale e provocatorio, che si propone come una guida preziosa alla “nobile arte dell’ozio”, che non è il padre dei vizi ma la condizione per riappropriarci della vita e lasciare campo libero alle più elevate attività dello spirito , “probabilmente la più piacevole rivoluzione che il mondo abbia visto.”

autore: Tom Hodgkinson

editore: BUR

I conquistatori

Un bel libro pacifista per bambini della scuola dell'infanzia, che racconta in modo semplice e intuitivo come fece una nazione piccola e disarmata a non farsi conquistare da un Grande Paese che aveva il Cannone.

Sottilmente attuale: le donne del piccolo paese si vestono con lunghi abiti dai colori sgargianti e portano il capo coperto...

 

Si presta ad essere abbinato all'ascolto della canzone Napoleone di Endrigo/Rodari.

autore: David McKee

editoreIl Castoro