Lettera a un bimbo ADHD

Ciao cucciolo mio, so che ti romperò parecchio, ma devo parlare anche con te come ho fatto con i tuoi fratelli. Anzi, a te, per facilitarti le cose, scrivo col computer!

Mi rendo conto che esprimere a te quello che ho nel cuore è molto difficile perché parlare di sentimenti ad un bambino è una responsabilità enorme, ma sei mio figlio e so che mi capirai.

Dopo tanti anni dalla nascita di Luca e Manu il Signore ci ha fatto un regalo speciale: un bambino speciale, adorabile, dolce-amaro, imprevedibile, intelligente, creativo; tu sei il sale delle nostre vite, sei la nostra primavera, sei il nostro raggio di sole personale che ci dà luce anche nelle giornate di pioggia.

Ti dirò delle cose che ti devono rimanere impresse nella mente, che ti devi ricordare quando pensi che non ti vogliamo bene: se tu non ci fossi mancherebbe la gioia di vivere, di aprire gli occhi al mattino, di fare progetti per il futuro, perché sei tu il nostro futuro, qualunque esso sia! 

Non potevamo sperare di avere un bambino migliore, anche se ti sgridiamo, se ti rifiliamo qualche ceffone quando ne combini una (anche due, tre, quattro...!) delle tue.

A volte immagino come possano essere andate le cose lassù nel cielo, prima che nascessi, quando eri ancora un angioletto, peraltro uno fra i più discoli del Paradiso; Dio ci avrà pensato un po' e poi ti ha detto: "Alessio, è ora di andare sulla Terra in una famiglia che di sicuro non si aspetta una sorpresa come quella della nascita di un bimbo! Tu dove vorresti andare?" Tu hai guardato un po' giù col tuo sguardo birichino, poi hai visto una famigliola abbastanza tranquilla, con due ragazzotti che stavano crescendo e presto si sarebbero allontanati da mamma e papà, ma che avrebbero voluto un altro fratellino, un papà e una mamma che sarebbero rimasti soli e forse troppo rilassati, tanti amici e parenti da troppo tempo senza un marmocchio da cullare, e hai pensato di sicuro: "Ehilà, gente, c'è bisogno di uno come me per voi!" E ti sei lanciato a precipizio fra le stelle, dopo aver salutato i tuoi amici che sarebbero arrivati dopo di te. Così sei arrivato nella famiglia G. un po' stravolta ma tanto, tanto felice di averti con loro come figlio e fratello.

Sappi che noi tutti ti adoriamo, che ti saremo sempre vicini anche quando sarai triste e arrabbiato, quando tutti gli altri non capiranno quanto sei incredibile, unico e meraviglioso! 

Ciao Ale
La tua mamma

NdR ADHD = Attention Deficit Hyperactivity Disorder, Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività

Pin It
Accedi per commentare

Intelligenza emotiva per un figlio

Questo libro è l'applicazione all'educazione dei figli della teoria che Goleman illustra nel suo famoso saggio "Intelligenza Emotiva".

L'intelligenza emotiva è una facoltà il cui quoziente intellettivo si fonde con virtù morali quali l'autocontrollo, la pervicacia, l'empatia e l'attenzione per gli altri e che, opportunamente coltivata, può permettere a tutti di condurre una vita migliore.

A prima vista può sembrare un manuale, visto che si propone di insegnare ad essere dei buoni "allenatori emotivi" per i figli. In realtà ci sono molti spunti interessanti e informazioni molto utili riguardo le varie fasi dell\'età evolutiva. Gottman divide schematicamente i genitori in quattro categorie: il genitore "censore", modello autoritario per intenderci; il genitore "noncurante", quello che si disinteressa delle emozioni del figlio; il genitore "lassista", che nonostante comprenda il figlio non offre indicazioni di comportamento né aiuta il figlio a risolvere il problema; il genitore "allenatore emotivo" che oltre a comprendere e a rispettare le paure e sentimenti del figlio riesce a porre dei limiti e aiuta a risolvere i problemi.

autore: John Gottam con Joan De Claire (tradotto da A. Di Gregorio e B. Lotti)

editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Manuale a uso dei bambini che hanno genitori difficili

Con molto humour Jeanne Van den Brouck, pseudonimo dietro il quale si nasconde una psicoanalista parigina, cerca tutte le situazioni familiari in cui possono incappare i bambini di ogni età, attraverso le quali essi devono costruire la propria personalità e “educare” i loro genitori difficili.

Un estratto:
In breve bisogna aiutare quanto più si può la maturazione dei genitori; in caso contrario saranno soltanto dei “grandi” sempre più decrepiti ma non diventeranno mai adulti. Sembra siano i figli adolescenti quelli che si accollano più volentieri questa parte del lavoro educativo. Si tratta essenzialmente di scuotere le strutture sclerotiche nelle quali i genitori tendono a rinchiudersi appena cessano di venir stimolati. Per permettere ai genitori di conservare l’agilità necessaria, il figlio diventa allora fonte di difficoltà permanenti a tutti i livelli: affettivo, morale, intellettuale, materiale. Il lavoro è enorme, spossante e impegna tutta l’energia del figlio. In molti casi si rivela anche deludente: spesso i genitori non si rendono conto degli sforzi compiuti per loro e non mostrano alcuna riconoscenza. A volte si ribellano, o reagiscono con atteggiamenti quasi paranoici. Soltanto i figli pronti a pagare di persona dovranno dunque intraprendere un lavoro tanto ingrato.

autore: Jeanne Van den Brouck (tradotto da A. Vittorini)

editore: Cortina Raffaello

Il giardino dei giochi dimenticati

"Giocare non è solo giocare: è cercare (quello che serve per realizzare un'idea), è immaginare (qualcosa che nessuno ha mai fatto), è costruire (un oggetto che sarà per noi indimenticabile)".
In questo manuale i due autori restituiscono a genitori smemorati e a bambini curiosi i giochi che i padri e i nonni facevano per strada e nei cortili: giochi contadini, giochi rari, giochi storici, giochi dimenticati e soprattutto insegnano loro a costruirli con divertenti e dettagliate illustrazioni.

In realtà oltre a essere un libro per bambini è un libro per i loro genitori e per chi continua a essere un po' bambino; raccoglie infatti un patrimonio culturale che ci tramandiamo, e che ricordiamo con nostalgia. I giochi descritti hanno due ingredienti fondamentali: i costi bassissimi di realizzazione e la fantasia. Per dirla con le parole dell'autore: "un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo a giocare con lui".

Giorgio F. Reali è il fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato.

La prefazione è di Stefano Bartezzaghi.

autore: Giorgio F. Reali, Niccolò Barbiero

editore: Salani