Razzismi quotidiani

È vero. È inevitabile. Capita. Ricapita. Io mi chiedo, mi chiedo nel profondo che cosa provocano in mio figlio. Che cosa provocheranno. 

La pelle non si cambia, non si toglie, non si butta via. Gli occhi, il naso, la bocca, i capelli, quel fisico bellissimo e imponente, quel corpo "da negro". 

Hai voglia a dire: "È come quando si insulta una persona perché è grassa, o porta gli occhiali..." 

Hai voglia a dire... gli occhiali spesso si possono togliere (anche mezz'ora), il grasso si può affrontare con diete e medici. 

Ma la pelle no, non si cambia. Quella c'è e si vede e ti connota. Il colore e i lineamenti ci includono o escludono... per sempre. 

Ci si abitua, ci si abitua alla curiosità, agli sguardi per strada, agli equivoci, alle domande indiscrete. Ci si fa il callo. Ci si passa sopra, si trovano piccole strategie per evitare, affrontare, rispondere. 

Ma il razzismo vivo... quello fa male. 

E inizia presto. Per un bambino di origine africana (o mista come il mio) comincia quando non è più "pupo", quando non è più un "cioccolatino", un bel "moretto", un "ma che delizia d'occhi". Inizia quando diventa banalmente "un negro". 

"Ah negroooo!" "Sporco negro togliti dai coglioni" "Negro, non puoi giocare qui!!!" 

Per i bambini. 

Per gli adulti... è solo un extracomunitario... il figlio di qualcuno invisibile... o di qualcuno "Che ha proprio fatto una buona azione". Ossia noi. 

Succede tutti i giorni? No. Assolutamente no. Ma succede, succede. Succede tutti gli anni, per esempio in vacanza, quando si cambia ambito e non ci si conosce più. Quando si creano nuovi gruppi di amici, quando ci si deve un po' annusare, punzecchiare e misurare. 

All'inizio cercavamo di mediare, di non ingigantire. Si parlava tra adulti, tra persone "civili", perché ai bambini si deve insegnare il rispetto, la convivenza, eccetera eccetera. 

Quest'anno abbiamo capito che nostro figlio ha bisogno di sentirsi difeso da noi, ha bisogno di vedere che alla stupida aggressività del razzista si può rispondere con durezza, immediatamente. Perché c'è lui di mezzo, tutto intero, mani e piedi. Lui come è. 

Non c'è pedagogia da fare sulla pelle dei nostri figli. Che gli altri sappiano che si tratta solo di "sporco razzismo" imparato a casa da adulti miseri di pensiero. E al razzismo si reagisce. 

Lo dobbiamo ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze, perché il loro corpo e la loro anima non diventino campi di battaglia devastati dalla pochezza altrui. 

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Il segreto della resistenza psichica

Quante volte ci siamo detti che sarebbe bello avere una corazza dell’anima, una difesa contro le pressioni lavorative, le forti richieste che arrivano dalla famiglia, dai figli, da questa vita che sembra diventare sempre più stressante. Sarebbe bello avere fiducia in se stessi, così da farci scivolare via le critiche che spesso sentiamo su di noi, oppure avere le risorse per superare le crisi, avere le energie necessarie per affrontare non solo i piccoli problemi quotidiani, ma le inevitabili grosse difficoltà che la vita ci pone davanti. Ci sono persone che hanno tutte queste caratteristiche:  sono le persone resilienti.

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La bambina che mangiava i lupi

E' la storia di una bambina di nome Bambina, che aveva una gallina di nome Gallina e che viveva in una casetta in cima a un albero di un bosco.

D'inverno Bambina aveva così tanta fame da mangiare i lupi. Così che la favola di Cappuccetto Rosso viene ribaltata; nel bosco si sparge la voce che c'è una bambina che mangia i lupi e sono i lupi ad avere paura dei bambini.

Bambina infine diventa essa stessa un lupo, troppi avendone mangiati.
(E dunque non abbiate paura dei lupi, bambini. Dentro di loro batte il cuore di Bambina).

Per bambini di età 3-6 anni

autore: Vivian Lamarque

editore: Emme Edizioni (collana Prime Letture)

Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili.

“Una rabbia infantile cela il più delle volte una situazione di conflitto e di sofferenza psicologica. Quando un genitore si trova di fronte a tali manifestazioni spesso si sente in un tunnel: vede che il piccolo sta male ma non riesce a individuare i reali motivi che si nascondono dietro il disagio e la sofferenza del proprio figlio.

Se riusciamo a capire che un bambino si arrabbia perché sta soffrendo per qualcosa che impedisce il suo naturale processo evolutivo, è più facile anche per noi adulti cercare dentro di noi delle strade diverse per aiutarlo a sciogliere i suoi nodi.

Attraverso l’uso di favole, che prendono spunto da storie reali, questo libro offre alcuni suggerimenti per aiutare gli adulti a comprendere meglio le rabbie infantili.” 

 

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)