I latti: quali e quanti

Il latte umano è il risultato di un lungo processo evolutivo che, come per tutti i mammiferi, ne ha fatto un alimento specie-specifico, capace di soddisfare i fabbisogni del neonato.
Ma quando l'allattamento al seno non è possibile, quali sono le alternative?

In alcuni casi, sono i latti di altri mammiferi (mucca, capra, asina e cavalla) che vengono usati in sostituzione del latte materno. Era, questa, una pratica comune nel secolo scorso, soprattutto tra le popolazioni rurali, e l'utilizzo del latte di capra viene ancora oggi fortemente consigliato da alcuni pediatri in caso di allergia ad alcune proteine del latte vaccino.

Nella maggior parte dei casi, però, sono utilizzati i cosiddetti "latti artificiali", ottenuti modificando la composizione del latte vaccino che, per la sua più facile reperibilità, ne costituisce la materia prima. Questi adattamenti, ottenuti in alcuni casi con tecnologie sofisticate, non riescono, tuttavia, a riprodurre la qualità biologico nutrizionale del latte umano, caratterizzato, tra l'altro, da una gamma di sostanze minori il cui ruolo è, ancora, scarsamente noto. 

Esistono poi in commercio da diversi anni particolari alimenti per l'infanzia, identificati di solito come "latti speciali" (a basso contenuto di lattosio, a base di soia, idrolisati, ecc…), che sono stati formulati per rispondere, per periodi più o meno lunghi, a specifiche esigenze nutrizionali del lattante. Si tratta di prodotti assai diversi tra loro e che non vanno assimilati ai normali latti per lattanti, specie per quanto concerne le caratteristiche e qualità nutrizionali. 

È importante sapere che possono definirsi latti solo gli alimenti prodotti interamente con proteine del latte vaccino, altrimenti si deve utilizzare il terminealimenti. I latti per l'infanzia sono, infatti, disciplinati da appositi Decreti Ministeriali che prevedono disposizioni dettagliate in merito alla composizione: sono definite le concentrazioni minime e massime di ciascun nutriente ed anche gli ingredienti e gli additivi permessi. In particolare, per tutelare la salute dei bambini, gli alimenti per lattanti e quelli di proseguimento non devono contenere né residui di prodotti fitosanitari, né residui di singoli antiparassitari in quantità superiori a 0,01 mg/kg rispetto al prodotto pronto per il consumo o ricostituito secondo le istruzioni del produttore. Inoltre, è vietato, in ogni caso, l'uso di materiale derivato da organismi geneticamente modificati (ad eccezione della tolleranza prevista dal regolamento CE n° 49/2000). 

Anche l'etichettatura dei latti è strettamente regolamentata: le ditte produttrici sono infatti obbligate a riportare una dicitura relativa alla superiorità dell'allattamento materno, e sono vietati non solo i riferimenti a "latte umanizzato e/o maternizzato", ma anche immagini di lattanti o diciture che inducano a idealizzare il prodotto.

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