Perché si insegna? Che cosa si insegna?

A queste domande si può rispondere in svariate maniere. 

Si insegna perché amiamo stare assieme ai bambini, perché ci gratifica stare a osservare come il seme gettato nel fertile terreno dell'infanzia germogli e cresca dando, a tempo debito, i suoi frutti.

Si insegna ai piccoli ad acquisire regole di vita, autonomia nel gestirla, li si accompagna all'inizio di un lungo percorso nel quale dovranno imparare a confrontarsi con gli altri, a condividere spazi, cose, affetti e amicizie e si danno loro gli strumenti adeguati per acquisire abilità e competenze... Infine si insegnano cose, quelle che al momento in cui entrano nella scuola ancora non fanno parte del loro bagaglio culturale.

Fino a oggi, vivendo nella realtà di un paese rurale di provincia, sono riuscita a mantenere, e con me le mie colleghe, un atteggiamento di rispetto, di collaborazione e partecipazione nel rapporto con le famiglie. Loro si avvicinavano a noi con fiducia e forti aspettative; noi cercavamo in tutti i modi di affrontare le loro ansie e quelle dei loro piccoli condividendo gli interventi educativi e creando un'atmosfera serena e quanto più possibile vicina a ogni singola esigenza di inserimento, tenendo conto della sensibilità e delle peculiarità di ciascuno.

Quindi abbiamo impegnato, con piacere e dovere, tempo e fatica per elaborare strategie comportamentali, a riorganizzare spazi, tempi e risorse per ottimizzare la nostra offerta formativa. Talvolta è capitato di sentirci dire da altre colleghe: "Siete esagerate!", ma noi abbiamo ignorato l'appunto perché abbiamo sempre creduto fermamente nella validità del nostro operato.

Oggi cominciamo ad avere dei dubbi. Non passa giorno in cui ci vengano rivolte richieste, puntualizzazioni, rimostranze anche offensive dal punto di vista professionale e morale da parte dei genitori. Comprendiamo benissimo le loro paure e insicurezze, ma ci sembra sbagliato l'approccio: si rivolgono direttamente al personale ausiliario che il più del volte non è autorizzato a dare risposte di tipo educativo. Se un bambino affronta un momento di disagio fisiologico, " la colpa è delle maestre che lo sgridano troppo o dei bambini che lo picchiano". Poi si sentono in dovere di istigare i loro piccoli a difendersi da soli (legge del taglione). E danno credito più alle parole dei loro figli che a quelle delle insegnanti.

Molte delle nostre richieste indirizzate a un corretto svolgimento delle attività sono disattese e molte iniziative vengono ostacolate, a volte con maleducazione. Avvertiamo una mancanza di fiducia nei nostri confronti e ci chiediamo come questi genitori possano decidere, comunque, di affidarci i loro figli per un tempo così lungo. 

Se non condividono certe scelte che noi riteniamo educative anche se sembrano esclusivamente organizzative - come per esempio l'inserimento graduale dei bambini di tre anni - riuscendo a bloccare un progetto presentato a giugno, per il quale noi impegniamo ore d'insegnamento aggiuntive, perché continuano ad affidarci parte del progetto educativo dei loro figli?

Le cose peggiorano di anno in anno e nonostante il nostro impegno a rivedere e rivalutare il nostro atteggiamento e i nostri metodi di comunicazione con le famiglie, siamo sfiduciate!

Poi succedono cose, all'improvviso, che danno luce al nostro umore nero come quella che è successa ieri nell'aula del "calendario": lo stereo è acceso e le note della canzone La isla bonita volteggiano nell'aria. Tre bambine, due di quattro anni e una di cinque, ballano e i loro movimenti sono quelli di un balletto che faceva parte della recita di fine anno scolastico 2004/05. Loro non erano inserite nel gruppo che si esibiva in quella danza, ma conoscono i passi benissimo, e ballano! Sono fiocchi di neve, farfalle leggiadre, raggi di sole che delicatamente filtrano fra le nuvole dopo un temporale estivo.

Sono loro la vera ragione per cui continuiamo ad insegnare, a gettare quei semi, per aspettare il risveglio della primavera e assistere, attonite ma appagate, allo sbocciare di quei fiori meravigliosi e unici... nonostante tutto!

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Rinoceronte

Scimmia si è svegliata male stamattina e dà un calcio a Uccello che cade in una pozzanghera.

Uccello diventa furioso a sua volta e se la prende con Rospo che lì sta facendo il bagno.

Rospo si agita e schizza Coccodrillo; anche quest'ultimo si arrabbia e colpisce Tartaruga con la coda.

Tartaruga è già pronta a bisticciare anche lei quando vede Rinoceronte... molto grande, molto forte, ma oggi Rinoceronte è soprattutto molto contento.

Ed ecco, come per contagio, che Tartaruga si calma e così a catena si calmano anche gli altri animali e tutto finisce in una grande risata, dove nessuno ricorda più i motivi dei litigi.

La forza, la tranquillità e la gioia di Rinoceronte sono servite per ritrovare la pace e la felicità.

Può capitare di svegliarsi malcontento, di cattivo umore, contagiando così il prossimo; litigio chiama litigio. E' bello vedere come la gentilezza e la gioia siano altrettanto contagiose e capaci di ristabilire l'armonia. Evviva i "rinoceronti" della vita quotidiana!

Per bambini in età prescolare.

autore: Lucia Scuderi

editore: Bohem Press Italia

La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia 1938 -1945

Il Novecento è stato anche il secolo dei bambini, in cui è nata una cultura dell'infanzia, in cui ci si è accorti dell'importanza del vissuto infantile sullo sviluppo della persona, anche da adulta. Eppure o forse proprio per questo, nello stesso tempo, il progetto nazista ha rimosso proprio l'infanzia nella sua specificità, per estirpare le radici di una popolazione. 
L'attenzione ai bambini è necessaria per fondare un futuro di diritti e di pace, eppure anche adesso in tutto il mondo l'infanzia è violata, non rispettata, negata.

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