La scuola che vorrei

Nel 2005, a quasi due anni dal primo decreto attuativo della riforma Moratti, sono nati molti movimenti in difesa della scuola pubblica: formati da insegnanti e genitori, si sono organizzati comitati nelle scuole il cui obiettivo era inizialmente quello di studiare e capire quale fosse il reale impatto di questa riforma sul sistema educativo per rendersi conto in seguito che la filosofia stessa di quella riforma non andava.

Ci sono stati un grande coinvolgimento popolare e una reale preoccupazione di quale fosse il futuro della scuola, che è andato via via sfumando dopo che la legge ha cominciato a essere applicata, lasciando al suo posto la rassegnazione, o peggio, la convinzione che "tanto tutto rimane com'è". Chi ha sempre avversato questa riforma è stato accusato di lasciarsi condizionare dalle ideologie, di essere comunque "contro" e non propositivo, di essere per l'abrogazione in toto senza pensare che forse il nostro sistema scolastico qualche falla comunque ce l'ha.

È con questo spirito che un centinaio di insegnanti, genitori e studenti provenienti da ogni parte d'Italia si sono confrontati e, partendo dalle diverse realtà scolastiche, hanno raccolto le proposte sotto forma di bozza di "Legge di iniziativa popolare", sottoponendole poi ai vari comitati perché vengano discusse e fatte osservazioni. 

La bozza è fatta di pochi articoli suddivisi in punti, dietro ognuno dei quali c'è un grande approfondimento e studio delle varie realtà locali. 

- L'articolo 1 riguarda l'istruzione in genere, contiene la filosofia su cui si desidera fondare una buona scuola pubblica, e va dalla valorizzazione della diversità all'educazione interculturale, proponendo l'obbligo scolastico fino al diciottesimo anno di età. 
- L'articolo 2 si occupa dei nidi d'infanzia, non come sede d'istruzione, ma perché se ne sottolinea la valenza sociale ed educativa. 
- L'articolo 3 si occupa della scuola "di base", partendo dalla scuola dell'infanzia, con l'obbligo di frequenza dell'ultimo anno, fino alla scuola media. Nella scuola elementare sono due i tempi scuola proposti, di 30 e 40 ore: si ribadisce il ruolo del tempo pieno non inteso come scuola a 40 ore, ma come proposta educativa, fatta di tempi distesi di apprendimento, ore di compresenza, doppi insegnanti senza ruolo prevalente. 
- L'articolo 4 riguarda la scuola superiore, un punto controverso, e su cui c'è ancora molto da discutere. 
- L'articolo 5 elenca le abrogazioni, in particolare la legge Moratti 2003/59 e i relativi decreti attuativi.

Il comitato promotore porterà a sintesi il contributo dei vari comitati che si sono costituiti sul territorio nazionale e a fine novembre ci sarà un'assemblea straordinaria, che porterà alla versione definitiva. Seguirà poi una raccolta di firme per portare poi questa legge in Parlamento.

L'obiettivo è duplice: riaprire un dibattito nelle scuole sulla scuola e influire sulla stesura del programma delle forze politiche per le prossime elezioni. Può sembrare una grossa ambizione, è vero: studiando la legge si capisce che i costi per realizzare la scuola che vorrei sono alti, ma è importante che ci siano delle proposte "dal basso" condivise. Proposte per far capire a chi ci governerà che molte persone, molti genitori, pongono l'istruzione e la formazione a fondamento del futuro del nostro paese.

Per approfondire:
www.leggepopolare.it
www.retescuole.net

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Genitori fatti ad arte. Prepararsi all'arrivo di un bambino

Questo libro è un diario, una storia, un prezioso scrigno di suggerimenti, idee, proposte, esercizi, riflessioni che accompagnano e si intrecciano al percorso che ogni donna e ogni uomo fanno nelle 40 settimane di attesa.

Dalla scoperta dell'esistenza di una nuova vita all'emozione del primo vagito.

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L'avventura di crescere - una guida per i genitori di oggi

Dal risvolto di copertina:
"L'avventura di crescere, un libro che descrive lo sviluppo infantile a partire dalla nascita attraverso le tappe fondamentali: la scoperta del mondo, la conquista, gli altri, la famiglia, la scuola, l'adolescenza, l'appetito, il sonno, la paura, la violenza, la censura, la religione, il danaro, lo sport ...
Con la sensibilità di chi ha trascorso molto tempo a fianco dei genitori e dei bambini, Bernardi ci aiuta ad affrontare con responsabilità e coerenza, ma soprattutto con elasticità e apertura, tutte le tappe della crescita, ricordando che insieme al bambino anche il genitore cresce.
Un libro generoso e attento, scritto da un medico autorevole, amico dei genitori, fermamente convinto che alle sfide di oggi si possa rispondere puntando sull'educazione, la tolleranza e l'indipendenza del pensiero, rifiutando la violenza e il consumismo, fino alla difficile conquista della libertà".

Un libro di facile lettura, da leggere un pezzo alla volta a seconda delle necessità, o tutto di un fiato (ma sono quasi 500 pagine!). Scritto in un linguaggio accessibile a tutti, molto pratico, rassicurante e anche divertente.
Perchè crescere è una grande avventura, non solo per il bambino, ma anche per il genitore che attraversa con lui territori inesplorati.

Un brano tratto dal libro, sul "valore dell'ostacolo"

La "guerra di indipendenza" del bambino non ha soste. Egli si impegna di continuo a fare da sé, nel mangiare, nel vestirsi e nello spogliarsi, nell'igiene della persona, e non perde occasione per dimostrare che non ha più bisogno di nessuno. Qualche volta, anzi molto spesso, va oltre i limiti dell'opportunità e della prudenza. Allora scattano i provvedimenti restrittivi, le limitazioni, i divieti, gli impedimenti posti dai genitori, e lui, il bambino, può andare su tutte le furie e abbandonarsi a quella serie di reazioni esplosive che abbiamo visto prima. Direi che non è un male, se i genitori ce la fanno a mantenere la calma. Le proibizioni, le frustrazioni in generale, oltre alla tutela dell'integrità personale del bambino, hanno una doppia specifica funzione: quella di fornire al bambino l\'esperienza di un ostacolo cui far fronte, e quella di fargli capire che si può anche perdere una battaglia senza per questo rinunciare alla guerra. Mi direte che all'età di due anni queste cose non si possono imparare. Certo, non impararle nel senso che diamo noi a questa parola, ma si possono "sentire" e accumulare dentro di sè come preziosa esperienza. Un ragazzino che le abbia sempre tutte vinte, che non trovi mai nessuno che gli dica di no, che viva tra persone terrorizzate dalla possibilità della sua protesta, probabilmente crescerà con una personalità piuttosto fragile e disarmata. A combattere si impara presto, o non si impara mai.

Tuttavia, in questo come in ogni altro campo, conviene stare molto attenti a non esagerare. Ho detto che le frustrazioni e le proibizioni, fra l'altro spesso inevitabili, costituiscono un'utile esperienza, ma se un ragazzino subisce decine di proibizioni al giorno, se si sente dire di non fare questo e quello ogni volta che si muove, se è costantemente bersagliato da una pioggia di "no", allora delle due l'una: o si rassegna a subire tutto, a rinunciare a tutto, a sottomettersi a tutto, e andrà incontro a una vita grama di gregario, di suddito, di servo o di padrone e di "caporale", che è la stessa cosa; oppure deciderà che i divieti non hanno alcun valore e rappresentano soltanto una fastidiosa e molesta intrusione, in presenza della quale è meglio far finta di niente e comportarsi da ciechi e sordi.

Occorre dunque, da parte dei genitori, un adamantino autocontrollo. Occorre dare delle proibizioni soltanto quando servono davvero, quindi molto di rado, e occorre che le proibizioni siano sensate e coerenti. E comunque civili e rispettose. Solo in questo caso sono utili. Solo in questo caso aiutano il bambino a crescere come uomo e non, diceva Totò, come caporale.

A conclusione di questo capitoletto, potremmo dire che nel secondo anno di vita del bambino il suo mestiere è quello di dire di no il più spesso possibile, il mestiere dei genitori è quello di dire di no il meno possibile. Paradosso? Non tanto. La parola NO, come si è detto e ripetuto, è per il bambino affermazione di se stesso e della propria indipendenza. Ma non è solo questo. È anche resistere alle pressioni e alle seduzioni dell'ambiente, del costume e della moda, è anche coraggio di mettere in discussione il potere, è anche capacità di scorgere una "seconda dimensione" delle cose e quindi un passo avanti per conquistare una seconda dimensione di se stesso. È un\'avanzata trionfale verso il consolidamento della propria dignità di uomo. Speriamo che il nostro piccolo combattente conservi dentro di sè per sempre la facoltà di dire di no. Certo, nel futuro sarà un "no" diverso da quello che scaglia ora contro i genitori, sarà un "no culturale", un "no" all'ingiustizia, alla sopraffazione e all'egoismo. Non sarà più soltanto opposizione e provocazione, sarà spirito di civiltà e libertà.

autore: Marcello Bernardi

editore: Fabbri Editore

La mia mamma guarirà

Questa è la storia di Alvise un bambino di sei anni e della sua mamma Maria.

Alvise racconta di alcuni episodi di vita quotidiana, l'insorgenza e la progressione della malattia della mamma. Quando la mamma ha i primi malori, Alvise è ancora piccolo e va in prima elementare, quindi vede solo i sintomi, non riesce a collegare fra loro i singoli eventi, ma ascolta con interesse e timore le parole dei genitori e dei medici.

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