Latte in polvere: sanzione italiana alle multinazionali

Nove milioni e 743mila euro.

Questa è l'ingente multa decisa nella riunione del 12 ottobre 2005 dall'Autorità garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) verso le principali multinazionali produttrici di latte in polvere per l'infanzia che, dal 2000 al 2004 almeno, si sarebbero accordate per mantenere elevati, e di gran lunga superiori rispetto ai listini di altri paesi Europei, i prezzi dei loro prodotti venduti nelle farmacie italiane. Ingente era anche la differenza tra i prezzi italiani e i corrispondenti prezzi all'estero dei latti di partenza e di proseguimento: più del 150%, con punte di oltre il 300%, per i latti di partenza e più del 100%, con punte di oltre il 200%, per i latti di proseguimento.

Già nel marzo del 2000 il Garante aveva multato le ditte produttrici di latte in polvere, colpevoli di aver stretto un accordo sui prezzi. Poi, nell'ottobre del 2004, c'era stata l'intesa del Ministro della Salute Sirchia con i produttori, intesa che prevedeva di far scendere i prezzi del 25-30%. Ma, dopo un primo periodo in cui i prezzi erano calati di circa il 10%, le cose sono rimaste uguali e in Italia i listini hanno continuato ad essere i più alti dell'Unione Europea, a volte anche doppi o tripli rispetto a paesi come la Germania, l'Austria, la Francia.

Per cercare di limitare i danni alle famiglie derivanti da questa situazione, per anni le associazioni di consumatori hanno messo in campo varie iniziative, dai gruppi di acquisto sostenibile che ritirano il latte dall'estero (per esempio il Gruppo d'acquisto Lattemiele del Movimento consumatori - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., tel. 02-33603060) al reperimento dei prodotti a prezzi più bassi attraverso siti internet. Queste iniziative e le denunce da parte delle associazioni di consumatori hanno contribuito a portare l'attenzione su questo problema e la decisione dell'Antitrust è adesso salutata da queste associazioni anche come una loro vittoria.

E mentre le aziende multate (Heinz Italia, Plada, Nestlé Italiana, Nutricia, Milupa, Humana Italia, Milte Italia) già annunciano ricorsi, le associazioni di consumatori iniziano le cause per danni. Chi ha conservato gli scontrini del latte per l'infanzia, sostengono Codacons, Adusbef, Adoc e Federconsumatori, può chiedere indietro il 50% del prezzo pagato. Intesaconsumatori calcola che l'industria farmaceutica debba restituire circa 2 miliardi di euro ai consumatori italiani e mette i propri uffici legali a disposizione di quanti intendano chiedere la restituzione delle maggiori somme pagate a causa degli accordi tra aziende.

Molto rimane comunque ancora da fare per risolvere a monte questo problema, sia a livello legislativo sia di educazione dei consumatori.

Dal punto di vista legislativo, per esempio, il nuovo decreto sulla pubblicità dei latti artificiali (DM 46/05, entrato in vigore il 20 Aprile 2005) non apporta significativi cambiamenti rispetto al precedente DM del 1994 ed è ancora lontanissimo dal recepire le raccomandazioni del Codice Internazionale OMS/Unicef sulla Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno.

Per quanto riguarda i consumatori, bisognerebbe diffondere maggiormente l'idea che questi prodotti si possono comprare tranquillamente presso la grande distribuzione dove ultimamente sono disponibili prodotti a prezzi allineati ai prezzi europei, cioè intorno ai 10 euro al chilo.

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