Inappetente

Quante volte abbiamo sentito una frase di questo tipo ululata da mamme preoccupate, angosciate, in cerca di nuovi preparati che facciano venire fame al pargolo? Dalla pappa reale al fegato di merluzzo, per finire con i composti chimici a conclusione del percorso "aiutiamo il bambino a mangiare!", qualsiasi espediente è buono affinché il pupo mangi di più, mangi quanto la mamma ha deciso debba mangiare. Chiaramente se neppure gli stimolatori dell'appetito funzionano, cominciano le paranoie circa lo stato di salute: sarà celiaco? Anemico? Forse è un pochino pallido. Facciamo delle analisi! 

Difficile rimanere distaccati quando il pupo dice NO alla pappa. Nutrire un bambino diventa una questione di principio, una battaglia della mamma che si sente nell'ordine inadatta, inadeguata, degenere, per non riuscire a portare a termine il compito di mamma: nutrirlo! 

Succede durante lo svezzamento, a un anno quando si introducono i cibi degli adulti, a tre anni all'ingresso nella scuola materna quando scatta la prova-mensa, e ancora avanti negli anni. Per alcune mamme il problema si protrae fino all'età adulta: "Figlio mio (30 anni), come ti sei sciupato, metto su un bel piatto di pasta!" 
Prestiamo attenzione a non cadere in questo genere di trappole, è fin troppo facile.

Nutrire un bambino per molte mamme rappresenta una difficoltà insormontabile. Di quante calorie avrà bisogno in una giornata? Mangerà abbastanza? E giù a cercare cibi nutrienti, gustosi, appetitosi. Ma i bimbi più scafati non ci cascano: "NO non mangio!" E diventa la battaglia del secolo. Da una parte la mamma che forza il pupo, dall'altra un NO secco e una chiusura ermetica della boccuccia in questione.

Vorrei fare una netta distinzione: esistono bambini inappetenti ed esistono mamme apprensive. Nel mezzo, una vasta gamma di possibili combinazioni. Il cibo è una delle armi di ricatto più semplici da utilizzare. E il bambino lo sa, lo percepisce. 

Comprensibile l'apprensione della mamma di fronte a un bimbo che mangia poco (ma anche questo è soggettivo e discrezionale), conosco quella sensazione di inadeguatezza per averla provata, ma a un certo punto occorre davvero staccarsi da certi atteggiamenti che potrebbero compromettere un buon rapporto del bambino con il cibo. Qual è la soluzione? A ognuno la sua. Per me è stata illuminante la dichiarazione del pediatra circa le calorie da assumere quotidianamente: non esiste una quantità indicativa, ogni bambino è diverso, ogni bambino necessita di quantità di cibo differenti. Semplice, semplicissimo, come allattare a richiesta. Perché non ci ho pensato prima? 

Il bambino cresce bene, perché mai preoccuparsi? Un bambino sano sa autoregolarsi, meglio chiarire la questione fin da subito e concentrarsi sul fatto che è in buona salute. 

Cerchiamo di tenere a mente due punti fondamentali: 
- il cibo fornito in eccedenza ora potrebbe portare problemi di obesità in futuro 
- un cattivo rapporto con il cibo può essere causa di disturbi alimentari 

Due buoni motivi per mettersi il cuore in pace e lasciare che il bambino mangi le quantità che desidera, senza che noi mamme insistiamo affinché quel benedetto piatto venga finito. 

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