Ciprian e la festa di compleanno

Ciprian è un compagno di classe di mio figlio, prima elementare; è un bimbo Rom che già conoscevo di vista, lui e la sua grande famiglia, perché ogni mattina ci incrociamo davanti a scuola. Credo di aver capito chi è sua mamma, ma non ho ben chiaro chi siano i suoi fratelli e sorelle, in mezzo ai molti bimbi e bimbe, ragazzi e ragazze, che lo accompagnano. 

Giorno dopo giorno, questo bambino che mi fa così piacere salutare ogni mattina, mi insegna e mi regala qualcosa.

Ciprian ha sei anni, ma è come se ne avesse molti di più. È più grande, più in gamba, più sveglio e più indipendente dei suoi compagni; a volte si ha l'impressione che proprio si sforzi di comportarsi da bambino più piccolo, per creare un equilibrio nella convivenza quotidiana con i suoi compagni. Eppure, la mattina quando arriva davanti a scuola (sempre in anticipo, come noi) anche lui cerca, con lo stesso sguardo famelico di mio figlio, un amico, un compagno di classe con cui mettersi a giocare e scherzare, per superare l'ansia dell'ingresso a scuola, quella che stringe lo stomaco.
Mi ha insegnato che le esperienze della vita segnano i bambini, gli uomini, ma che c'è comunque un ritmo che scorre lento ed immutabile nelle nostre vite, un ritmo che rende tutti i bimbi, tutti gli uomini, uguali.


Quella che credo sia la mamma di Ciprian è molto autorevole. Sta dritta immobile con il suo ultimo nato appoggiato sul fianco, sostenuto dalla fascia di stoffa colorata, con le sue lunghe gonne, e gli ori appariscenti. I primi tempi mi aspettavo che rispondesse ai miei sorrisi esagerati e ci restavo male se lei mi guardava impassibile.
Mi ha insegnato che il mio saluto di per sé non ha valore. Mi ha fatto capire che il vero messaggio che inviavo attraverso quel saluto era: "benvenuta nel nostro territorio, ti comunico che sei ben accetta", ma a lei quel messaggio proprio non interessava, perchè quel territorio è di tutti e perché l'accettazione da parte nostra è l'ultimo dei suoi pensieri.

Come dicevo sopra, non so neppure se la donna che suppongo sia la mamma di Ciprian, lo sia davvero. Ma dopo aver tentato inutilmente di ricostruire la struttura della sua grande famiglia, cercando affannosamente indizi utili a riguardo, mi son chiesta perché diamine ciò mi interessasse.
Questo mi ha insegnato che siamo tanto fragili da esser rassicurati da vuoti schemi noti e socialmente accettati.

Domenica c'era una festa di compleanno. Seienni in felpe e pantaloni, scarpe da ginnastica e magliettine già un po' impataccate, regali, cibo, bevande. Uno dei tanti, troppi, compleanni... tutti un po' uguali.
Ad un certo punto, non so come, né da dove, è comparso Ciprian. Aveva una camicia bianca di raso, bellissima. Un farfallino rosso, i pantaloni neri a vita alta (tipo smoking) una giacchetta nera, scarpe lucide, di cuoio, i capelli impomatati, perfetti.
Tutto gli stava a pennello, era elegantissimo, era bellissimo.
OHHHHHHHHHHHHHHHHHHH hanno fatto i bambini
OHHHHHHHHHHHHHHHHHHH hanno detto gli adulti.
Ho pensato alla mamma di Ciprian che lo preparava, lo accompagnava e se ne andava per la sua strada. Ho pensato alle feste Rom, ed ho capito che una festa ha senso se è importante.

Tutte le mattine appena arrivo davanti a scuola, i miei occhi cercano
Ciprian. Ho quarant'anni e ancora molto da imparare.

Pin It
Accedi per commentare

Che forza papà!

Un gruppo di vivaci bambini conversando tra loro riflettono su quanti tipi di papà ci sono al mondo.

Dai loro racconti viene fuori che le tipologie sono le più variegate; ci sono papà che lavorano vicino e quelli che lavorano lontano, quelli che aggiustano automobili e quelli che "aggiustano" animali. Quelli che fanno la spesa, quelli forti, quelli coraggiosi, quelli che sanno fare tutte le faccende domestiche. Poi c'è chi ha due papà, quello biologico e quello di "cuore", ci sono papà che si frequentano tutto l'anno, altri solo nei fine settimana o nel periodo delle vacanze; alcuni singoli altri doppi...

Sarà Mario, che ha un papà single, ad aiutarli a capire che, quale che sia la tipologia del proprio papà, è importante ed unico il forte legame che unisce un padre al proprio bambino.

Una tenera storia da leggere insieme ai bambini, priva di stereotipi, piena d'ammirazione per i diversi tipi di papà, e che fa certamente sorridere e riflettere.

autore: Autore Isabella Paglia - Illustratore Francesca Cavallaro

editore: Fatatrac

Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico

"Parlano russo, indiano, swaili o spagnolo. Sono confusi ed intimoriti, a volte sono introversi e persi nel loro mondo, a volte sono inquieti ed irrequieti. Hanno sei anni e ne dimostrano quattro, emotivamente poi sembrano ancor più piccoli. A sette e otto anni non hanno idea di quel che sia una scuola, un libro... Sono i figli dell'adozione internazionale.

Nella loro vita ci sono due madri, due famiglie, possono avere un passato segnato da traumi, possono aver vissuto per anni in un istituto, possono aver viaggiato da un continente all'altro, hanno sempre viaggiato o da un prima ad un dopo, molto diversi tra loro, per avere una famiglia stabile e serena.

Arrivano in classe con le loro lingue, le loro culture, i tradimenti degli adulti, il loro aver trovato una famiglia attraverso l'adozione. Arrivano in classe con i nuovi genitori, genitori a volte stanchi, ansiosi, desiderosi di trovare nelle insegnanti delle alleate che li aiutino nei primi bellissimi e faticosissimi mesi di formazione di una nuova famiglia.

Raramente gli operatori della scuola conoscono le realtà, le storie dei bambini, le procedure, le vicissitudini burocratiche, le attese e le avventure dei genitori adottivi. A volte sembra che manchino i canali per parlarsi e che scuola e famiglia siano due mondi che non riescono a raggiungersi.

La scuola accogliendo in sé - attraverso i bambini - le moltissime istanze del sociale, può oggi farsi promotrice di una cultura della convivenza civi­le dove ogni differenza trovi modo di esprimersi per quanto ha di ricco, nuovo, stimolante per tutti noi. È per questo che desideriamo creare un'alleanza tra genitori e maestre, un'alleanza dentro cui i bambini cresceranno serenamente, i genitori si sentiranno sostenuti e le insegnanti vedranno riconosciute al meglio le proprie capacità."

autore: Anna Guerrieri, M. Linda Odorisio

editore: Armando Editore

Desiderare un figlio, adottare un bambino

L'adozione di un bambino è una scelta complessa ed articolata che inizia dal desiderio di prendersi cura di un figlio nato da altri. Il nostro lavoro, che ci mette in contatto quotidianamente con questa realtà, ci ha fornito uno spazio privilegiato di osservazione, e ci ha indotte a riflettere su quale ruolo possano svolgere i servizi per sostenere le famiglie adottive. Abbiamo cercato di dare voce a tutti i protagonisti dell\'adozione: i genitori, i bambini, gli operatori, gli insegnanti e gli educatori delle case-famiglia, proponendo una chiave di lettura in cui ognuno possa ritrovare un terreno di confronto e trasformare le peculiarità in risorse.

Autore: Simonetta Cavallie Maria Cristina Aglietti

Editore: Armando