Ci siamo svegliati in Etiopia

Finalmente partiamo. Con un preavviso di soli sette giorni, in cui fare documenti, valigie, organizzazione di casa… Partiamo per andare a prendere i nostri figli in Etiopia. È così tanto che li aspettiamo e che loro aspettano noi! 

Pensavamo di esserci preparati a questa adozione: avevamo fatto nostre le teorie sulla residualità dell'adozione stessa, di come dovesse essere l'ultima "spiaggia" per un bambino, di come dovessero essere prima provate tutte le strade per far rimanere un bimbo nel suo paese, di come ci fosse il sostegno a distanza per chi avesse comunque una famiglia. Ci siamo posti i fatidici problemi dell'età, dell'handicap, del colore della pelle. Avevamo fatto i nostri compromessi. Insomma eravamo idealisti e ingenui, forse anche con un pizzico di incoscienza. 

E quindi alla fine è stato Africa, Africa con i suoi drammi umani che purtroppo coinvolgono i bambini e… ne rendono molti orfani. 

Ma questa non è, o meglio non vuol essere, la storia della nostra adozione. Di una adozione stupenda, di una adozione bellissima di un bimbo e di un ragazzino fantastici. È una piccola descrizione di cosa è anche un'adozione. 

Quando siamo arrivati all'istituto, non siamo stati sommersi solo dalle emozioni – vividissime – dovute al diventare genitori. Abbiamo visto e sentito. Visto bambini che erano lì in orfanotrofio, in attesa di mamma-e-papà dall'Italia, perché mamma e/o papà dell'Etiopia non avevano nulla da dare loro da mangiare. E magari questi mamma e/o papà etiopi sarebbero anche venuti a salutare questi nuovi genitori a cui affidavano il 7° od 8° figlio… O magari sarebbe venuta la sorella, di 15 anni più grande, a consegnare il fratellino alla nuova famiglia. Sì, perché non ci sono soldi, non c'è nulla da mangiare. Ma… ma non si potrebbero dare loro dei soldi? 

E poi c'erano i gemiti dei neonati, abbinati a questi fatidici mamma-e-papà stranieri anche a 15 giorni di vita. Ma come si fa a terminare una pratica di verifica dello stato di abbandono in 15 giorni? A verificare che effettivamente non ci sono altre soluzioni per questo infante? 

E ci sono le storie, sussurrate prima e gridate poi dai bambini, ai quali è stato detto, se ahimè grandini (e quindi meno appetibili): "Non dichiarare la tua età reale ai funzionari, ma un paio di anni in meno, altrimenti, una mamma e un papà non li troverai mai". Si, perché se sono grandi non li vuole nessuno, e allora devono dire quello che non sono. Loro, bimbi, colpevoli di essere abbandonati pure grandi. 

E le urla - gioiose per fortuna - dei bimbi, di quelli malati, vuoi di epatite, vuoi di HIV, che giocavano con tutti gli altri. Chi li vuole i ghetti, le strutture separate? Nessuno… Ma se qualcuno si taglia, si ferisce, perde sangue in questo cantiere a cielo aperto? Dove manca tutto, un medico, una struttura attrezzata? 

Pensavamo di sapere che cosa era giusto e che cosa era sbagliato. Almeno nei confronti dell'adozione. Poi in Etiopia ci siamo svegliati dal nostro sogno, almeno un pochino. 


E. M.

Pin It
Accedi per commentare

Il banchiere dei poveri

Muhammad Yunus vive in uno dei paesi più poveri del mondo. Ad arginare gli effetti devastanti delle calamità naturali, della malnutrizione, della povertà strutturale, dell'analfabetismo e della alta densità di popolazione, in Bangladesh, non sono bastati i trenta miliardi di dollari degli aiuti internazionali.

E' difficile, quindi, immaginare che l'Occidente abbia qualcosa da imparare da questo paese. Eppure, è nata qui la Grameen Bank e con essa un'idea per far sparire la povertà dalla faccia della terra. Il professor Yunus ha trovato il modo, accordando minuscoli prestiti ai diseredati della terra, di fornire al 10% della popolazione - bengalese (dodici milioni di persone) gli strumenti per uscire dalla miseria, e di trasferire poi la sperimentazione del microcredito dal Terzo mondo ai poveri di altri paesi.

La banca presta denaro, a tassi bonificati, solo ai poverissimi: in questo modo coloro che non potevano ottenere prestiti dai tradizionali istituti di credito (e sono state in maggioranza donne) vengono messi nella condizione di affrancarsi dall'usura, di allargare la propria base economica e di prendere in mano il proprio destino. 

Segnaliamo un articolo su Muhammad Yunus scritto dalla redazione di Officina Genitori

autore: Muhammad Yunus
editore: Feltrinelli

Un computer dal cuore saggio. Considerazioni educative sull’uso consapevole del computer e della rete

Scrivere una fiaba su sicurezza in internet e minori è stato un  percorso  condiviso con Mauro Ozenda esperto in materia e collaboratore  della associazione Mani colorate.

Si sono toccate tematiche delicate come la  potenzialità della rete, il rispetto e  il significato della “Netiquette”  ma anche rischi e pericoli quali la pedopornografia, cyberbullismo,  sexting, sicurezza, tutela della privacy, etc.

Leggi tutto...

Ai bambini piace leggere

"Scegliendo questo libro, avete dimostrato di essere interessati all'amore dei bambini per la lettura... Spero che i miei suggerimenti possano suscitare in voi nuove idee, stimolandovi a sviluppare nuovi metodi che contribuiscano al tentativo di educare i figli alla passione per la lettura."

Lettori non si nasce, lo si diventa, ma, come c'insegna Kathy Zahler, non è detto che il diventarlo debba essere noioso, faticoso o difficile. In questo libro ci presenta cinquanta attività divertenti, facili e pratiche che possono aiutare i banbini a sviluppare un amore duraturo per i libri. Ogni attività è descritta in modo semplice ed esauriente. Le istruzioni spiegano cosa fare, che materiale procurarsi e come incoraggiare i ragazzi a voler sapere sempre di più. Un manuale utilissimo per genitori ed insegnanti.

autore: Kathy A. Zahler (traduzione di A. Zabini)

editore: TEA