Esiste il problema del figlio di mezzo?

In Inghilterra lo chiamano "il bambino perduto", gli psicologi americani "il bambino sandwich", per noi è semplicemente il figlio mediano, quello che non è nato per primo ma nemmeno per ultimo, in mezzo tra fratelli vicini di età.

Può sembrare un problema marginale. In fondo non sono tante le famiglie con più di due figli, tanto più di età abbastanza vicina tra loro da interagire nei giochi, nei conflitti e nei rapporti con i genitori. Eppure molte mamme e molti papà si sono domandati se il loro figlio di mezzo soffrisse di questa condizione. Alcuni sembrano insicuri, altri spavaldi e un po' ribelli, altri ancora bisognosi di coccole supplementari. Sta di fatto che in qualche modo devono distinguersi, come se fossero schiacciati dai due fratelli, da qui il nome "bambini sandwiches". 

Nascono come figli minori, secondogeniti o terzogeniti. Il privilegio di essere gli unici non l'hanno mai visto, non hanno mai avuto i giochi in esclusiva, sono stati in adorazione del fratello maggiore, forse più bravo, sicuramente più grande e quindi più autonomo. Ma secondi o terzi lo sono stati per poco, le coccole sono presto cessate per far posto a un altro fratellino o sorellina: lui o lei sì, più piccoli. Anzi, "i piccoli". I giochi si dividono ulteriormente, si impara ad aspettare, ma a volte mancano le parole per dire che, in fondo, non è giusto dover aspettare sempre. 

Luogo comune quello del figlio di mezzo? Alcuni dicono di si. Molti sostengono che l'ordine di nascita tra i figli non sia così importante, e che stia ai genitori far sì che il primogenito non sia il grande e l'ultimo il piccolo. Di fatto, però, si notano in molte persone comportamenti che hanno ereditato dal vissuto di famiglia. Non so come saranno da grandi questi figli di mezzo, e non so neppure se è vero che nei fatti sono un pochino più problematici dei fratelli, e che il loro carattere risente di questa condizione. Noto però che a volte occorre un bel po' di pazienza in più. Se è importante - e per me lo è - l'accorgimento di riservare a ogni figlio un po' di tempo privilegiato ed esclusivo, per il figlio di mezzo questo forse è ancora più evidente. A volte reagisce tendendo a sparire, sentendosi insicuro tra due fratelli più esuberanti, altre volte invece è lui il più esuberante, nascondendo la sua insicurezza ribellandosi e guadagnandosi l'etichetta di figlio monello, per avere così un rapporto privilegiato con la mamma o con il papà.

Pensandoci bene, se il maggiore si costruisce il rapporto privilegiato parlando di cose da grandi o guadagnandosi quel po' di autonomia che l'anzianità gli consente, il minore mantiene il ruolo di più piccolo e più o meno inconsapevolmente quel ruolo lo accompagnerà a lungo. Ma lui, quello di mezzo, non è mai né grande né piccolo: sta a noi allora far sì che questo alla lunga sia un vantaggio e una risorsa. Perché, in fondo, una risorsa lo è davvero, vedendo i molti ex-bambini mediani diventati adulti.

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