Una educazione multiculturale

Vi sono famiglie in cui i genitori provengono da paesi e tradizioni diversi. Quando queste non si appiattiscono culturalmente, scegliendo la via della rimozione e dell'oblio di una parte delle proprie radici, i bambini possono fare ogni giorno esperienza dell'arricchimento derivante dalla multiculturalità.

 

Accadrà infatti che in una stessa casa si celebrerà il Natale ed Hannukà, si festeggerà l'Aid al Fitr dopo aver scritto una letterina a Babbo Natale, o aver dato la caccia ai coniglietti pasquali in giardino. Naturalmente, si impareranno le diverse regole del "bon-ton", a partire da quelle evidentissime a tavola, così mutevoli da paese a paese. Da una parte è sconveniente mangiare con le mani, da un'altra parte è il solo modo di stare a tavola, qui si è mancini e si usano le posate con la sinistra, di là si mangia comunque tutti dallo stesso piatto con la mano destra e senza posate. Si annoteranno mentalmente tante piccole differenze: qui ci si stringe la mano per salutarsi, lì ci si tocca la fronte e poi il cuore, qui ci si scambia un bacio per guancia, di là tre tutti dalla stessa parte, e così via.

Piccole differenze che fanno parte della quotidianità, difficilmente confrontabili o sintetizzabili. Differenze che vanno vissute e sentite come normali e naturali a seconda del luogo in cui ci si trova, della persona con cui si parla.

Consentire ai propri figli una conoscenza il più possibile approfondita, spontanea, vissuta quotidianamente e non meramente formale, dà loro gli strumenti per sviluppare una maggiore consapevolezza di sé come creature uniche, una ricca sintesi di molteplicità variabili, un innesto di vite e vissuti diversi, ma non antagonisti.

Un bambino che viva senza conflitto le differenze apparentemente inconciliabili delle proprie radici, sarà un adulto che non si sentirà costretto a scegliere a quale cultura appartenere, perché le conterrà entrambe.

Promuoviamo quindi una cultura dell'arricchimento, nell'educazione dei nostri figli, che rifugga l'appiattimento in nome di una uniformità che infine non agevola nessuno se non - forse - i professionisti del marketing, costringendo le famiglie multiculturali alla perdita di una buona parte di sé.

Curiamo in casa, la trasmissione dei valori e delle tradizioni che più profondamente sentiamo appartenerci, insegnamo ai nostri figli la lingua, i giochi, le canzoni del paese lontano in cui trovano linfa le loro radici, senza paura di confonderli, consapevoli di donare loro stimoli e occasioni di crescita e conoscenza unici.

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