Genitori si diventa

Adottando, spesso ci si sente soli. In fondo è naturale: in genere i figli si "fanno" e non si adottano. Nella tipica condivisione di esperienze tra madre e figlia, tra sorelle e amiche, di mezzo, in genere, c'è una gravidanza e non un'adozione. 
All'adozione si arriva molte volte attraverso percorsi lunghi e tortuosi. Tante coppie ci pensano solo dopo aver scoperto una propria infertilità e non sono poche le persone che, prima di adottare, affrontano progetti di Procreazione Medicalmente Assistita. Una volta, due volte… cinque volte. Sono percorsi che possono creare dolore ed anche un senso di isolamento. E poi le età si alzano. Chi fa un figlio usualmente lo mette in cantiere entro i 30 e i 35 anni; chi adotta a volte si trova oltre i quaranta in attesa di un figlio. Al parco giochi, a scuola, nella società questo sfasamento di età pesa dopo, più di quanto ci si immagini prima. 

Dopo aver adottato spesso ci si scopre "diversi", non si sparisce più nello sfondo, la famiglia ha "colori" diversi, annoda storie di altri paesi, culture e linguaggi, esperienze passate particolari. Si scopre parte di un quadro più grande e complesso di quel che si aspettava. Questo senso di unicità pesa soprattutto nella fase iniziale in cui tutto è delicato, in cui i rapporti stanno costruendosi giorno per giorno e dove niente è semplice ed automatico. Mancano i naturali tempi di evoluzione. Genitori all'improvviso di figli di 4 o 5 anni, ci si sente incerti di sé, del proprio ruolo, non si hanno strategie quotidiane e non si sa a chi chiederle, con chi confidarsi. Talvolta, davanti all'emergere delle realtà passate dei figli, per nulla banali, non si sa come affrontarle e si cerca di entrare semplicemente nella routine di tutti giorni. Se i bambini sono già grandicelli la scuola viene in genere iniziata in fretta, un po' per la necessità di non isolare i bambini in uno spazio vuoto di relazioni, ma anche perché è difficile immaginare, con una bimba o un bimbo di 6 anni, gli stessi spazi lunghi e lenti che si avrebbero avuti con un neonato. Spesso il rapporto con la società è difficoltoso, perché di adozione non si sa molto, non se ne capiscono le specificità, non si comprende nemmeno bene se un figlio adottivo che ancora parli la sua lingua di origine sia italiano o straniero.

È anche per questo che i genitori adottivi si cercano, si aggregano e si associano. Per trovarsi, per parlarsi, per condividere le proprie esperienze e talvolta anche per aiutarsi. Per trovare in un'altra madre ed in un altro padre quell'attimo di intesa che fa sembrare un momento difficile nulla più che una fase di quell'"articolo" un po' sconosciuto che sono i bambini. 
È incontrandosi, condividendo la quotidianità che poco a poco si inizia a riflettere su di sé come famiglia e si inizia a pensare sempre di più ai figli. Quelli che sono semplici incontri diventano momenti di analisi e riflessione che aiutano anche chi sta iniziando il percorso o deve decidere ancora se iniziare o no. Per chi ancora sente la paura che si possa provare un affetto diverso e minore per un figlio adottivo, per chi teme che da grandi i figli vorranno tornare dai genitori "veri", per chi non si immagina proprio accanto ad un figlio "di colore", per chi sta iniziando, non c'è emozione più forte che incontrarsi e parlare con chi genitore già lo è.

Anche da tutto ciò è nata l''associazione "Genitori si diventa". Si tratta di un'avventura che porta a distillare dalle esperienze quotidiane pensieri ed emozioni che possono aiutare altri a realizzare un'adozione serena. Così ci si trova ad ascoltare, a raccontare, a incontrare coppie e genitori. Talvolta è molto difficile. Talvolta è bellissimo. Ci si incontra in gruppi, si invitano operatori, si creano momenti culturali, ma, sempre, quel che davvero conta è il rapporto di condivisione con gli altri, è attraverso questo rapporto che passa tutto il lavoro di informazione e formazione. È da questo agire prima in piccoli nuclei che poi si passa anche a pensare culturalmente e politicamente, in modo da cambiare poco a poco la società circostante, rendendo comprensibile la poliedrica bellezza delle nostre famiglie per adozione. Creando per i figli, tutti i figli (senza connotazioni) un mondo migliore.

 

Genitori si diventa - onlus

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A prima vista può sembrare un manuale, visto che si propone di insegnare ad essere dei buoni "allenatori emotivi" per i figli. In realtà ci sono molti spunti interessanti e informazioni molto utili riguardo le varie fasi dell\'età evolutiva. Gottman divide schematicamente i genitori in quattro categorie: il genitore "censore", modello autoritario per intenderci; il genitore "noncurante", quello che si disinteressa delle emozioni del figlio; il genitore "lassista", che nonostante comprenda il figlio non offre indicazioni di comportamento né aiuta il figlio a risolvere il problema; il genitore "allenatore emotivo" che oltre a comprendere e a rispettare le paure e sentimenti del figlio riesce a porre dei limiti e aiuta a risolvere i problemi.

autore: John Gottam con Joan De Claire (tradotto da A. Di Gregorio e B. Lotti)

editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli