I bambini, la curiosità e la scienza

Spesso leggiamo o sentiamo dire che l'educazione scientifica in Italia è gravemente carente, lo è sempre stata e purtroppo continua ad esserlo. Al di là dell'analisi dei programmi ministeriali, delle competenze degli insegnanti, delle metodologie pedagogiche, si tratta sicuramente di un'impronta culturale forte, legata anche alla storia del nostro paese.

Pur senza entrare nel dettaglio del come e perché ciò sia avvenuto, è evidente che la cultura occidentale in genere - quella italiana in particolare - si sia sviluppata essenzialmente come cultura umanistica. Un gruppo di insegnanti di un circolo elementare della provincia di Prato riportava, qualche tempo addietro, che nelle loro classi caratterizzate da una massiccia presenza di bambini di provenienza cinese, si osserva questa situazione: i bambini "cinesi" fanno fatica a seguire il programma di italiano-storia, ma volano senza problemi su quello di matematica-scienze, sul quale invece arrancano faticosamente i compagni "italiani".

Per colmare questa lacuna sono state suggerite varie ricette, troppo spesso caratterizzate dalla confusione fra approfondimento della cultura scientifica e acquisizione di confidenza rispetto alle cosiddette nuove tecnologie.

Eppure qualcosa bisogna fare. Non solo per la crescente importanza che Scienza e Tecnologia stanno assumendo in questo mondo, ma anche perchéuna cultura che non tenga debitamente conto della sua componente scientifica, è monca. Non dimentichiamo che almeno fino all'avvento dell'Illuminismo, nozioni di matematica, fisica, astronomia, chimica, biologia... erano bagaglio comune dei dotti filosofi europei. Oggi invece, un professore di italiano (storia, filosofia...), anche a livello universitario, ritiene assolutamente ragionevole affermare "ah, io di matematica non ho mai capito nulla!". E questa stessa frase, purtroppo, suona spesso in bocca a molti genitori, innescando quel circolo vizioso che può portare un ragazzino di 17 anni ad ammettere senza vergogna di non saper sommare due frazioni, o non sapere cosa sia un triangolo isoscele. Ma nessuno oserebbe, con la stessa tranquillità, affermare di non ricordare dove vada messa l'acca o di non riuscire a comprendere le parole di un telegiornale.

D'altra parte, appurato che non tutti i genitori e professori possono essere "scienziati" (ci mancherebbe!), come trovare una via d'uscita da questo circolo vizioso?

Una possibile via ce la indicano proprio i bambini, ed è la CURIOSITÀ, di cui la scienza è figlia e che regna sovrana nelle giornate dei piccoli. Ci vuole un piccolo sforzo da parte dei genitori: dopo aver accuratamente cancellato dal loro vocabolario le frasi tipo "ah io di matematica (elettricità, computer...) non ci ho mai capito nulla", dovranno lasciarsi guidare dalla curiosità dei propri figli, senza porre ostacoli, fin nei meandri della scienza.

I bambini fanno domande su tutto, da "perché il sasso cade" a "perché il legno galleggia"; i bambini sono grandi sperimentatori, misurano la temperatura dell'acqua che bolle con il termometro per la febbre(!) e spaccano un telefono per vedere da dove viene la voce; i bambini sono affascinati dalle stelle e dal fatto che tutti i numeri esistono: "mamma mamma, davvero 2310987412341esiste??? e come si legge???" I bambini non sono solo curiosi, sono anche incredibilmente logici, magari di una logica un po' particolare, ma mai inconsistente: la loro curiosità e la loro logica ci possono guidare in un viaggio alla riscoperta del mondo scientifico, un viaggio fantastico e divertente.


Giorno per giorno, nella vita quotidiana, fra lampadine che si accendono e pentole che bollono, fra biciclette che non cadono se si pedala e stelle che brillano. Anche se non abbiamo una sola risposta alle loro domande, possiamo partire con i nostri bimbi, ipotizzando, cercando: "forse è così perché...", "ma se fosse così allora...", "ma perché invece...", accogliendo tutte le loro obiezioni (che sono quasi sempre corrette!) e i loro commenti. Se la risposta non viene fuori, possiamo sempre concludere con un "chiederemo a...". Ma intanto avremo viaggiato nella logica e, quasi senza accorgercene, avremo probabilmente percorso i passi fondamentali del metodo scientifico.

L'importante è non pensare mai che la domanda sia stupida o non meriti lo sforzo di una ricerca, né che la risposta sia banale, o troppo difficile, o patrimonio esclusivo di qualcun altro ("ah, queste son cose da scienziati!!!"). Il principale messaggio che la scienza tramanda è che "ogni domanda è lecita". Il principale regalo che facciamo ai nostri figli fornendo loro un'adeguata cultura scientifica non sta nel fatto che sapranno "spippolare" su un computer, ma consiste nell'abituarli alla libertà e autonomia di pensiero che, unita al rigore del ragionamento, è alla base della ricerca scientifica ma è anche ingrediente essenziale per crescere.

Non basterà questo a cambiare radicalmente le cose, ma si tratta comunque di un passo avanti. E può essere anche molto divertente!

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