Noi e l'effetto serra

Oggi, 16 febbraio, ricorre il primo anniversario dell'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, un accordo sottoscritto da 141 nazioni allo scopo di arginare la minaccia dei cambiamenti climatici. Sgombriamo subito il campo da un equivoco terminologico in cui spesso si incorre quando si parla dei cambiamenti climatici: l'effetto serra non è un fenomeno pericoloso di per sé.

 

 

Al contrario, senza l'effetto serra il nostro Pianeta non potrebbe ospitare la vita così come la conosciamo: se non ci fossero i cosiddetti "gas serra" (il più famoso è il biossido di carbonio, ma hanno questo effetto anche il vapore acqueo e il metano), la Terra sarebbe molto più fredda, troppo fredda per la vita, perché il calore delle radiazioni solari anziché restare intrappolato (proprio come succede in una serra per le piante) si disperderebbe. E allora, il tanto dibattuto problema del surriscaldamento, da dove nasce? Nasce dal fatto che le attività umane (industriali, agricole, commerciali) hanno fatto aumentare troppo i gas serra, che anziché avere un'azione benefica sono diventati una minaccia. In altre parole, come spesso si dice, la Terra di oggi "ha la febbre" perché abbiamo creato una barriera che trattiene troppo il calore. 

Soluzione possibile? Ridurre i gas serra. Come? Riducendo le emissioni nocive, soprattutto quelle di biossido di carbonio, e promuovendo le fonti di energia "pulita e rinnovabile" (per esempio, l'energia solare, o eolica). Il Protocollo di Kyoto prevede impegni diversi per ogni paese: per l'Unione Europea, la riduzione prevista per il biossido di carbonio è pari all'8%, per l'Italia è del 6,5 %. Per ridurre le emissioni, l'Italia (come gli altri paesi) avrebbe dovuto mettere in atto una serie di azioni mirate, tra cui un aumento di efficienza del parco elettrico, una riduzione dei consumi nei trasporti, nell'industria, nell'abitativo e nel terziario, la produzione di energia da fonti rinnovabili, un assorbimento delle emissioni dalle foreste. Purtroppo, siamo ancora molto lontani dall'obiettivo. Secondo uno studio britannico dell'IPPR (Institute for Public Policy Research), 10 paesi europei su 15 non riusciranno a raggiungere le riduzioni previste per il 2012, anno in cui avrà termine la prima fase prevista dal Protocollo. Per l'Italia, in particolare, si prevede addirittura di arrivare al 2012 con un saldo negativo del 20% rispetto alle emissioni previste.

Di sicuro servono urgenti interventi economici e politici. Ma non dimentichiamo che ciascuno di noi contribuisce, con le sue abitudini quotidiane, all'emissione di sostanze nocive e agli sprechi energetici. Per questo motivo, alcune associazioni hanno scelto questa data simbolica, il 16 febbraio, per promuovere la Settimana del Clima e la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico, in cui si chiede a ogni cittadino di cambiare le abitudini dannose al clima, usando i piedi o la bici per muoversi, abbassando il riscaldamento, spegnendo le luci non necessarie e gli standby degli elettrodomestici. 

Giusto per avere un'idea, volete calcolare quanto biossido di carbonio emette la vostra famiglia con il solo consumo annuo di elettricità? Prendete la bolletta dell'elettricità, guardate quanti chilowattora consumate, e moltiplicate il valore per 0,6. Avrete ottenuto i kg di biossido di carbonio prodotti, corrispondenti al vostro consumo. Potete fare lo stesso con il consumo di gasolio (2,6 kg di biossido di carbonio per ogni litro) e con il metano (1,7 kg di biossido di carbonio per ogni metro cubo). 



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