Dove sono finiti tutti i giocattoli?

Quando penso a un giocattolo da regalare a un bambino in genere mi figuro una serie di possibilità, a seconda della sua età e delle sue preferenze, se le conosco almeno un po’.

Poi però mi scontro con l’uniformità degli scaffali dei grandi magazzini di giocattoli (ma i negozi non sono molto diversi, se non quelli veramente specializzati) che, in teoria, dovrebbero garantire maggior possibilità di scelta, raramente trovo quello che cerco.

Ma dove sono finiti tutti i giocattoli? Parlo dei giocattoli veri, quelli semplici, senza batterie: le bambole, i trenini, le scatole di costruzioni senza pezzi prefigurati, senza istruzioni da seguire per costruire qualcosa di prestabilito. In realtà noi genitori la risposta già la sappiamo e, a maggior ragione, la sanno i produttori di giocattoli e i ricercatori del marketing.


I bambini, già a 8 - 9 anni vogliono sempre più giocattoli elettronici, play station, oppure sono irrimediabilmente attratti verso dispositivi che non sono propriamente giocattoli, come iPod e cellulari.


Il mercato e la pubblicità, d’altra parte, spingono molto questa tendenza, cercando di conquistare anche la fascia di età più giovane, con giochi elettronici e cellulari anche per bambini molto piccoli. Se non sono videogames, sono oggetti tradizionalmente rivolti a ragazzini più grandi, gadgets, capi d’abbigliamento per essere alla moda o comunque “grandi”.

L’impressione è che si voglia accorciare, se non annullare, l’infanzia, vista come età del sogno, dell’immaginazione e delle invenzioni. Effettivamente, si può obiettare, è solo dalla fine dell’ottocento che l’infanzia è vista come un’età particolare, protetta e separata dal mondo dei grandi. Prima il bambino era “un piccolo adulto”, è solo con Barrie (l’autore di Peter Pan) che i sogni, l’immaginazione dei bambini sono stati tenuti in considerazione.

C’è chi dice che proprio per questo l’infanzia, come periodo protetto e idealizzato, è un’invenzione degli adulti, ma io ritengo che sia un’importante conquista del secolo scorso. Se abbiamo imparato a proteggere i bambini, se abbiamo scoperto l’importanza dell’età evolutiva, in cui è fondamentale sviluppare la fantasia, l’immaginazione e la creatività, a maggior ragione reagiamo con perplessità di fronte a un’offerta di prodotti senza dubbio allettante per i bambini, a cui è difficile resistere.


Per approfondire:  nati per comprare

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Dov'é la mia mamma?

"Ho perso la mamma!" esclama la scimmietta che si è perduta nella foresta.

"Dai, piccolino, su con la vita" dice alla scimmia la farfalla Rita. "Ti aiuto a cercarla...".

Ma Rita continua a sbagliarsi e - chissà perché - invece di mamma scimmia trova elefanti, rane, pappagalli, serpenti...

La storia, rilassante, è tutta in rima ed è divertente, oltre che didattico, scoprire che la Rita continua a sbagliarsi perchè non sapeva di dover cercare un animale somigliante alla scimmietta... dopotutto i suoi bambini, i bruchi, non sono uguali a lei, una farfalla!
Dolcissimi l'ultimo errore di Rita (trova il papà) e il ritrovo della mamma.

Per bambini di 2-5 anni.

autore: Julia Donaldson, Alex Scheffler

editore: Emme Edizioni

Le favolette di Alice

"Anche se non va nel paese delle meraviglie, l'Alice di Rodari porta a termine straordinari, inaspettati e simpaticissimi percorsi: la sua piccolissima statura le consente infatti di esplorare oggetti e angoli nascosti della vita quotidiana.

In famiglia ormai conoscono la sua predilezione per le avventure imprevedibili e non si stupiscono più delle improvvise scomparse e delle altrettanto prodigiose riapparizioni.

Rodari nascondeva in ognuno dei suoi personaggi un fondo di verità e con Alice il nostro favoloso Gianni sembra valorizzare la curiosità, che è una delle stupende, preziose qualità dell'infanzia."

 

autore: Gianni Rodari

editore: Einaudi Ragazzi

Tecnobarocco. Tecnologie inutili e altri disastri

Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

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