I compiti: un approccio antiautoritario

Una delle principali critiche alla scuola primaria a Tempo Pieno è che i bambini non imparano a lavorare in autonomia perché stanno in classe fino alle 16.30. Infatti, nella maggior parte dei casi, i bambini che frequentano le classi a tempo pieno hanno i compiti solo durante il fine settimana, a eccezione di qualche paginetta da studiare.

Ma questo è per la maggior parte dei casi un falso problema. Infatti se si ascoltano i discorsi dei genitori all'uscita da scuola, se ci si guarda in giro, si nota che quasi mai i ragazzi della scuola primaria fanno i compiti da soli. Come minimo c'è una mamma che urla "se non finisci i compiti niente cartoni animati ", oppure un genitore che, armato di pazienza, si cimenta con gli insiemi o le tabelline. Spesso l 'autonomia nei compiti è un'utopia, almeno nei primi anni di scuola. Gli stessi insegnanti mandano segnali contradditori; non dettano i compiti ai bambini sul diario (giusto, dovrebbero scriverli loro), salvo poi ammonire i genitori perché i figli si sono "dimenticati ".

Io sono per i metodi drastici: il bambino si deve organizzare da solo prima possibile. L 'aiuto che eventualmente può dare il genitore è di altro tipo: stimolare la naturale curiosità, evitare di riempire i pomeriggi di attività lasciando poco tempo per se stessi, portarlo in biblioteca, chiedergli cosa prova di fronte ai paesaggi o ai fenomeni naturali, stimolare un linguaggio più ricco, favorire l 'ascolto attivo piuttosto che l 'assorbimento passivo di immagini. Quando è l 'ora dei compiti, però, la mamma rimane sì nei paraggi, ma non interviene, se non in casi estremi. Se controlla i compiti, per una discreta sorveglianza, lo fa senza interferire e solo fin tanto che non ha un riscontro con gli insegnanti. È naturale che i maestri debbano essere al corrente di questo, e in genere confermano che anche a scuola il bambino lavora in autonomia. Mai problemi affrontati insieme (tu mamma pensi, tu bimbo guardi in giro) dunque, mai riassunti corretti prima di andare a scuola. Alla fine non sarà più necessario neppure ricordare di fare i compiti. Questo può sembrare utopico, e non è mai indolore. Naturalmente ciò implica un raffronto con gli insegnanti, per evitare che si siano davvero problemi di apprendimento che necessitano dell'ausilio di un adulto.

Come ogni processo di crescita avviene con difficoltà e grande impegno. Ma il risultato è di gran lunga superiore a un 'urlata o a un ricatto; aumenta la consapevolezza del bambino a saper fare. In questo modo imparare a lavorare in autonomia e a gestirsi il proprio tempo non dipende da quante ore si passano a scuola o da quanti compiti si devono fare; è una naturale conseguenza del rapporto tra genitori e figli, e in definitiva tra scuola e famiglia.



Paola Crisafulli

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Il libro vuole aiutare a scoprire attraverso la rielaborazione fantastica di effettive storie infantili come ogni comportamento, dal punto di vista psicologico, si strutturi in maniera del tutto inconscia nel mondo interno fin dai primissimi anni della nostra esistenza.

La fatica di crescere viene analizzata a partire da temi diversi (l’abbandono dell’infanzia, la nostalgia, la perdita, il tradimento, la paura), tutti ugualmente significativi del disagio infantile. Ed è così che la scoperta del mondo interno di un bambino attraverso la riappropriazione delle nostre stesse emozioni di una volta costituisce una valida chiave d’accesso al mondo dei ragazzi, per poterli capire e aiutare meglio”

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“Gli adulti ritengono comunemente di poter pensare e agire in modo libero nei loro comportamenti abituali, mentre in realtà sono spesso condizionati dal bambino che sono stati, con la sua vitalità e creatività, ma anche con le sue realtà irrisolte, che possono interferire con le loro attuali relazioni, quella con i figli innanzi tutto.


Forse nel desiderio di evitare, ai figli, fatiche eccessive, gli adulti a volte spianano loro troppo la strada, impedendogli così di confrontarsi con le difficoltà che invece aiutano a crescere e a rinforzarsi: Altre volte, anche, aspettano da loro quei successi che invece a loro sono mancati e che consolino la loro basa autostima, e questo complica la vita sia a loro che ai figli.


Questo libro vorrebbe aiutare noi adulti, sempre attraverso delle favole costruite su molte storie reali condensate in una, a cercare di evitare che le ombre del nostro passato interferiscano troppo con la nostra relazione con i bambini e i ragazzi condizionandoli eccessivamente e involontariamente nelle loro scelte e nella disposizione mentale con cui affronteranno la vita.”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)