Dottor Jekyll o signor Hyde

Con gli anni e quindi con l'esperienza, nel mio lavoro e nella vita in famiglia ho elaborato un pensiero che si traduce in un binomio conosciuto: la trasformazione da "sig. Hyde" a " dott. Jekyll".

Si nasce tutti sig. Hyde, ma col tempo spunta fuori in noi anche il dott. Jekyll, con una sequenza temporale contraria a quella del famoso romanzo. Sono normali fasi dello sviluppo. I bambini sono istintivi: non sono capaci, fino ad una certa età, di imporsi una maschera di convenienza, di sottostare alle regole che producono comportamenti socialmente concordati e accettabili. I bambini sono bizzosi, dolcissimi, impauriti ed estasiati allo stesso tempo, non cambiano il loro modo di porsi a seconda del contesto ma solo in base alle emozioni provocate dai cambiamenti di stato e luogo e dagli avvenimenti imprevisti. Imparano però, imparano presto.

Qualche bambino, al di fuori di un ambiente o situazione più consona alla sua personalità (nucleo familiare per esempio), non riesce quasi mai a rimanere sig. H., ma si trasforma in dott. J. imponendosi una maschera di imperturbabilità, di apatia, a volte di tristezza... sono i bambini che non "stanno bene" quando escono dal microcosmo che dà loro sicurezze e conferme continue. Per fortuna sono pochi...

Io non sono in grado di motivare la cosa, semplicemente faccio "la fotografia" del comportamento. Come insegnante cerco in ogni modo di ricreare situazioni "simili" a quelle della famiglia se e quando è possibile e necessario, di rapportarmi con questi piccoli con le stesse modalità di una mamma o comunque di un familiare. 

Poi ci sono i bambini che non evolvono mai in dott. J... come il mio Ale. Lui, a quasi 11 anni, è un sig. H. ovunque, mostra sempre la stessa faccia della sua personalità: l'esuberanza, la creatività, la rabbia, l'incostanza, l'imprevedibilità, la dolcezza, l'impulsività, la difficoltà a inquadrarsi nei canoni dettati dalla convivenza nel gruppo e quant'altro. Gli manca la capacità di pianificare le sue azioni in vista di un compito, di un premio o per timore di un castigo o del dolore che provoca agli altri e di conseguenza a se stesso. È un sig. Hyde buono, sicuramente, ma convivere con lui è impegnativo e snervante.

A volte mi domando se sia giusto cercare di rimodellarlo secondo canoni socialmente accettabili, magari a scapito delle sue doti di genialità, creatività e simpatia, nonostante tutto, neutralizzando quella punta di "pazzia" che lo rende unico. Poi mi rendo conto che la vita, per essere vivibile, ci impone quell'evoluzione costante verso il dott. J. senza perdere per strada il povero sig. H. che esce fuori quando ci sentiamo liberi da tutto e da tutti. Quando, forse, stiamo veramente bene. Forse non è una malattia... forse. 


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In questo libro Masal Pas Bagdadi ha intervistato bambini e fermato i loro pensieri e le loro emozioni ma soprattutto ci insegna a stare loro vicini, a rassicurarli e a decodificare le loro paure sui grandi temi della guerra e della distruzione. Ci dice come dirglielo e cosa dirgli, cosa fargli sapere e cosa non fargli vedere, ci mette in guardia contro le difficoltà che si possono incontrare e ci suggerisce come affrontarle.

Un libro per entrare in sintonia con i propri figli, per comprendere i loro ragionamenti e percepire le realtà che possono provvedere al loro fondamentale bisogno di sicurezza.

autore: Masal Pas Bagdadi

editore: Franco Angeli

 

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