Fuochi d’artificio nel barattolo

Ai bimbi piace pasticciare, fare miscugli, sono felici di aiutare in cucina, soprattutto quando c'è di mezzo l'acqua, che esercita su di loro una grande attrazione.
Sono pieni di domande, di curiosità ed il gioco è una delle tante modalità di scoperta del mondo che ci circonda e della natura. Ci sono tanti "trucchi" o "magie" per divertirsi a scoprire nello stesso tempo i fenomeni naturali più semplici, esperienze che risvegliano la curiosità e stimolano l'immaginazione.
Ad esempio, sfruttando le proprietà idrosolubili dei coloranti, possiamo creare delle esplosioni di colore, ma invece di usare il fuoco usiamo l’acqua.


Ci serve:

- un barattolo vuoto e pulito di vetro trasparente
- un po’ di olio
- poche gocce di colorante alimentare (giallo, rosso, verde e blu) 

Procedimento

Riempiamo il barattolo d'acqua e, a parte, in una tazzina di caffè, mescoliamo un cucchiaio d’olio con poche gocce di rosso, blu, giallo e verde. Agitiamo con una forchetta e versiamo l’olio colorato nel barattolo pieno d’acqua. Attenzione, perché i coloranti alimentari sporcano tantissimo!
Occorre attendere un po’ perché il colore inizialmente è intrappolato nelle goccioline d’olio. Dopo qualche minuto, le goccioline di colore si liberano e iniziano a precipitare verso il fondo del barattolo. Possiamo vedere delle strisce colorate che scendono e creano delle traiettorie dentro l’acqua.


Cosa succede?
Il colorante per alimenti è idrosolubile: non si può sciogliere nell’olio ma solo nell’acqua. Pertanto all’inizio è intrappolato nelle particelle d’olio ma, dopo che si è versata la mistura nel barattolo, il colore si libera dall’olio perché è più pesante e precipita. Le goccioline colorate, allora, si disperdono e iniziano a scendere verso il fondo, creando delle traiettorie di colore, simili ai raggi dei fuochi d’artificio nel cielo.

Paola Crisafulli

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Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili.

“Una rabbia infantile cela il più delle volte una situazione di conflitto e di sofferenza psicologica. Quando un genitore si trova di fronte a tali manifestazioni spesso si sente in un tunnel: vede che il piccolo sta male ma non riesce a individuare i reali motivi che si nascondono dietro il disagio e la sofferenza del proprio figlio.

Se riusciamo a capire che un bambino si arrabbia perché sta soffrendo per qualcosa che impedisce il suo naturale processo evolutivo, è più facile anche per noi adulti cercare dentro di noi delle strade diverse per aiutarlo a sciogliere i suoi nodi.

Attraverso l’uso di favole, che prendono spunto da storie reali, questo libro offre alcuni suggerimenti per aiutare gli adulti a comprendere meglio le rabbie infantili.” 

 

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione

Una grande Riforma dell’educazione o meglio una vera e propria METAMORFOSI (ultima parola del libro) quella  che auspica il grande pensatore contemporaneo Edgar Morin,  oggetto di analisi anche nei suoi due precedenti saggi:  La testa ben fatta e I sette saperi necessari all’educazione del futuro. 

Partendo dalla massima di Rousseau nell’Emilio: “Vivere è il mestiere che voglio insegnargli”,  Morin si richiama anche alla tradizione filosofica greca che insegnava la saggezza della “vita buona” e lo fa proprio  perché individua nell’umanità odierna l’assunzione di un modello di pensiero legato al dominio, alla conquista di potere, all’individualismo sfrenato,  ad un sapere fatto a compartimenti stagni che determina  una iper-specializzazione  che fa perdere la visione d’insieme e ci conduce al mal-essere, all’incomprensione che regna nelle relazioni tra umani.

 

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La forza d'animo

Argomento del libro è la "resilienza", intesa come capacità di fronteggiare e ricostruire; tale capacità è in gran parte scritta nel nostro patrimonio genetico, ma può anche svilupparsi nel corso dell'esistenza, rafforzarsi o indebolirsi a seconda delle esperienze che si vivono, soprattutto negli anni infantili, nel proprio ambiente, a contatto con le proprie figure di attaccamento o in loro assenza. La formazione di un legame di attaccamento saldo nella prima infanzia è alla base della fiducia in se stessi e dell'autostima. 

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