Adolescenza precoce

Quei bambini hanno dieci anni, alcuni già undici. 

È una giornata come un'altra durante la quale sono già andati a scuola, qualcuno ha fatto i suoi compiti a casa, una capatina al centro commerciale e poi ci si avvia allo stadio per l'allenamento di calcio. 
L'allenatore ha fatto la notte, ha dormito un po', poi è arrivato nella nostra cittadina che dista una quindicina di chilometri da casa sua; viene per allenare i nostri figli per pochi soldi, quando glieli danno, ma lo fa con passione. 
Prova anche ad applicare quello che gli hanno insegnato al corso per preparatori sportivi dei bambini e dei ragazzi: premi, incoraggiamenti e promesse che fino ad oggi ha mantenuto. 
Tutto questo per riuscire ad insegnare loro a rispettarsi, a comprendere il gioco di squadra, a responsabilizzarsi per capire l'importanza del ruolo che ognuno ha all'interno della squadra, ad acquisire regole di comportamento e ad imparare le prime regole del gioco del calcio. E metto per ultimo questo insegnamento perché penso che a quest'età conti di più l'aspetto educativo di uno sport, che l'apprendimento dello stesso. 

Eppure quei 18 ragazzini si trasformano per l'allenatore in un incubo: sono scatenati, si picchiano, fanno solo quello che vogliono e che li diverte di più, ascoltando solo a momenti quello che il mister cerca di comunicare loro. 
Negli spogliatoi è ancora peggio: scherzi terribili ai più miti, parolacce ecc, ecc… 

Ieri sera sono andata a prendere Ale alle 19 e il pover'uomo era lì con la sigaretta fra le labbra e un'aria afflitta: ha minacciato di non convocare due bambini alla partita di sabato sapendo che la società non lo permette vista la fascia d'età: devono giocare tutti altrimenti i genitori ( e in teoria sarebbe giusto) paganti potrebbero reclamare. 
Eppure è forse l'unico strumento che gli è rimasto: la minaccia, il castigo, il rinforzo negativo… Per lui è una sconfitta. 
E per le famiglie cos'è? Me lo chiedo, ne discuto assieme a qualcuno che ne ha voglia e che è sensibile all'argomento spinoso, ma non siamo riusciti a trovare una risposta. 

Cosa non hanno i nostri figli, o cosa hanno in eccesso rispetto a quelli di 10 15 anni fa? 
Attenzioni, intese come capacità o voglia di ascoltarli, come si ascoltano i problemi di un adulto? 
Autorevolezza, consistenza e coerenza nei nostri interventi educativi? 
C'è chi ha tutto questo, a qualcuno manca qualcosa (noi genitori siamo esseri umani, non santi), c'è chi di tutto questo ha poco…Eppure sembrano fare tutti (o quasi) parte di una razza a sé che sta bene solo con i suoi simili, con quelli che condividono con loro comportamenti e modi di pensare. 
È sempre stato così per gli adolescenti, ma qui si parla ancora di bambini. 
Il periodo dell'infanzia si sta riducendo. Mi accorgo che non è più un comportamento riconducibile ad un disagio psicologico del mio bambino, è qualcosa di insinuante, di allargato e questo mi incute un timore ed un'angoscia profonda, un senso di impotenza… 

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I ragazzi felici di Summerhill

L'esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo

Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo? E quando la libertà si trasforma in licenza?

Summerhill è la scuola che Neill fondò in cui il principio inspiratore è un'educazione che non ha bisogno di ricorrere alla paura. Una scuola senza autorità dove le regole sono dettate da un'Assemblea Generale formata da alunni e insegnanti in cui il fondatore ha lo stesso potere di voto di un fanciullo.

Neill dimostra che la libertà funziona, che i bambini sono capaci di autoregolarsi qualora non abbiano già assorbito il sistema educativo violento e coercitivo delle scuole tradizionali.
Summerhill ha uno spirito comunitario e di autogoverno in anticipo sui tempi. Questo avviene perché la scuola stessa è un'isola:
Neill non si propone di cambiare la società, lui desidera solo che i suoi ragazzi siano felici. Quando un ragazzino arriva a Summerhill inizialmente è disorientato e approfitta di tutto quello che si pensa (sbagliando) sia "libertà", ovvero fare quello che si vuole. A Summerhill le lezioni sono facoltative, se un bambino non vuole imparare a leggere e a scrivere non lo fa, e non è giudicato ma viene trattato con rispetto. Eppure entro breve tempo (quasi) tutti frequentano le lezioni, rispettano la libertà degli altri e se questo non avviene, gli stessi bambini decidono la sanzione, nell'assemblea settimanale di autogoverno.

E' una bella utopia, un invito a riflettere sulla violenza e sulle ipocrisie del nostro sistema scolastico, una proposta di antiscuola inimitabile, perché molte scuole ispirate a quel modello scambiarono proprio libertà con licenza, l'errore più comune che proprio Neill stesso tendeva a sottolineare: libertà non è assenza di regole come molti credono, ma è autoregolazione. La comunità infatti si detta da sola le regole, spesso ferree e precise, improntate sul rispetto reciproco.

autore: Alexander S. Neill

editore: Red Edizioni

Il fanciullo difficile

E' uno dei primi libri scritti dal pedagogista scozzese Neill, ma è già ricco di quelle tematiche rivoluzionarie in campo pedagogico che fecero dell'autore un punto di riferimento per tutti coloro che, nei decenni successivi, vollero cercare strade alternative ad un'educazione autoritaria e repressiva.

Alexander S. Neill è il creatore della scuola di Summerhill, dove i bambini sono liberi di fare quello che vogliono, senza che l'autorità dell'adulto imponga le sue regole di morale e di condotta. A Summerhill non ci sono punizioni per chi si comporta male, e le regole del vivere insieme sono regole sociali, dettate dalla stessa comunità, formata dai ragazzi.

Il libro è scritto nel 1927, può sembrare datato per certi aspetti, ma alcune idee sono davvero interessanti e meritano uno spunto di riflessione. Il titolo "il fanciullo difficile" non tragga in inganno, anche se l'autore prende spunto da casi di ragazzini con problemi le sue riflessioni hanno valenza universale: "[...]non vedo che una via per l'educazione: dire coraggiosamente che noi adulti non sappiamo cosa sia l'educazione; confessare che noi ignoriamo cosa sia il meglio per un fanciullo[...]" e ancora "[...] nessun uomo è tanto buono da poter dire a un altro come deve vivere; nessun uomo è tanto saggio da poter guidare i passi di un altro". 

Il libro è preceduto da un saggio introduttivo di Annalisa Pinter, che fa notare come in quest'opera, ancora più che in Summerhill, l'autore cerchi di costruire una teoria organica. A volte, dice sempre la Pinter, "non vi è molto impegno nel cogliere l'eziologia dei problemi" e certo non fornisce una metodologia di analisi e intervento.

E' chiaro che non è un saggio pedagogico che possa illuminare un genitore in crisi: ma è un arricchimento, anche storico per chi si interessa di tematiche sull'educazione e sulla scuola. Summerhill è lontanissima dal concetto di scuola a cui siamo abituati, ma proprio per questo vale la pena sognare, perché tutti noi, nella nostra infanzia abbiamo sognato una scuola così. Ma la realtà è un'altra cosa.

autore: Alexander S. Neill

editore: La Nuova Italia (collana Classici dell'educazione contemporanea)

[Copertina del libro non disponibile] 

Guida al consumo critico

"Il consumo critico e grandi campagne di sensibilizzazione hanno indotto varie imprese a imboccare la strada della responsabilità sociale e ambientale. Ma ancora troppe continuano a violare i diritti umani, sfruttando i piccoli produttori del sud del mondo, volendo imporre gli organismi geneticamente modificati, sostenendo regimi oppressivi, finanziando guerre, rifornendo eserciti. Ecco la necessità di informarci per fare sentire alle imprese tutto il nostro peso di consumatori che dicono no a comportamenti irresponsabili. Questa guida aiuta a stabilire su quali prodotti far ricadere le scelte d’acquisto, per indurre le imprese a comportamenti migliori, perché il consumo ha su di esse potere di vita o di morte."

Autore: Centro Nuovo Modello di Sviluppo
Editore: EMI