Marcello Bernardi

Quando il bambino cresce e va all’asilo nido o alla scuola materna, avanza l’armata degli educatori di cui fanno parte integrante anche i genitori. Gli educatori seguono teorie che portano ad una tirannia intransigente. L’educatore non tentenna mai ed è pronto ad impartire quelle norme che sovrastano la vita del ragazzino.

In queste poche e lapidarie parole sta tutto il pensiero di Marcello Bernardi, medico pediatra ed educatore libertario, morto nel 2001 all’età di 78 anni. Docente di puericultura all’Università di Pavia, di Auxologia all’Università di Brescia era anche referente italiano della pedagogia radicale dell’americano Ivan Illich, il cui motto fu sempre descolarizzare la società.

Nel corso della sua lunga attività di pediatra e pedagogista, Bernardi ha proposto a genitori ed insegnanti un’educazione non autoritaria, mai comunque permissiva, basata sul rispetto del bambino e dei suoi tempi. Bernardi ha mostrato come la società degli adulti sia solo apparentemente attenta alle esigenze dei bambini in quanto tende a condizionare piuttosto che liberare, costruita intorno alle valenze di valori economici, possesso, potere e, soprattutto, competizione.

Fra i suoi meriti c’è quello di aver esaminato in modo acuto la funzione delle agenzie educative – prima di tutto scuola e famiglia – individuando il loro limite nel far adattare il bambino alla società contemporanea a discapito di una formazione che lo porti verso la personale realizzazione, ovvero verso la felicità. Bernardi aveva infatti ben chiaro che esiste una stretta connessione fra scienza dello sviluppo infantile e contesto socio-culturale e che è necessario assegnare all’educazione un ruolo fondamentale: non quello di perpetuare una realtà statica, ma di favorire l’affermazione di un individuo che cerchi di rendere felice sé stesso e gli altri, lottando a tale scopo anche contro la situazione esistente. La prima colpevole di questa situazione di stallo è, secondo Bernardi, proprio quella scuola che dovrebbe essere maestra di vita. Una scuola che lo studioso non esita e definire ‘fascista’ per quell’esubero di burocrazia, voti, compitini, pagelle e in quanto luogo di feroce competizione fra bambini e di discriminazione di studenti meno abbienti da parte di un’elite dominante. Perché la scuola, secondo Bernardi, dovrebbe essere luogo di socializzazione, di crescita e di rispetto della libertà del singolo, dove l’insegnante eserciti un ruolo fondamentale di esempio e di punto di riferimento per il bambino al di fuori dell’ambito familiare, favorendo l’unione, l’amicizia ed il rispetto con i compagni.

Un bambino fa scoppiare le contraddizioni del sistema più di quanto possa fare un adulto, ormai assuefatto alla dipendenza e all’accettazione del sistema in cui vive. In una delle sue ultime interviste, ad un giornalista che gli chiedeva se ci siano vie di uscita dall’egemonia di una scuola inadatta a far crescere un individuo libero, Bernardi rispose: Vorrei ricordare ai genitori le parole di un famoso pedagogo olandese: "ogni bambino è un principe della luce che poi con l'educazione diventa una sorta di cretino". In tanti anni di lavoro mi è capitato di vedere molti ragazzini, quasi tutti dotati di immaginazione, coraggio, sete di conoscere, e pochi, quasi nessuno, provvisti della virtù di quell'obbedienza cieca, pronta e assoluta che molti educatori e genitori vorrebbero. Ma poi, mediante l'educazione, sono stati corretti, svuotati, di immaginazione e di coraggio e riempiti di obbedienza. Voglio dire che bisogna fare in modo che ogni persona, anche in età infantile, sia libera di essere ciò che è e non subisca quel processo di smantellamento della libertà a cui tutti continuiamo ad essere sottoposti».

Ci piace chiudere questo ricordo di Marcello Bernardi con uno scritto rappresentativo di tutti i suoi valori.

Speranza per un bambino
Che egli sia diverso da noi. Che non abbia genitori né figli né famiglia né maestri né discepoli né casa né rifugio. Che non incontri Conquistatori né Condottieri e neppure Santi. Che non conosca Legge né Ordine né Patria né Religione. Che non abbia ricchezza né povertà né successo e che non provi mai l'amarezza della vittoria né il rancore della sconfitta e nemmeno l'illusione della pace. Che tutti gli uomini siano per lui padre e madre e figlio. Che la mente sia il suo maestro ed egli stesso il suo discepolo. Che il cielo e la terra siano per lui casa e patria e chiesa. Che il suo ordine sia la fermezza e la benevolenza la sua legge. Che l'immaginazione e il coraggio siano la sua ricchezza e il suo potere. Che non lasci cadere mai la sua spada e che la lotta sia per lui vittoria e sconfitta. Che la gioia dell'attimo presente sia per lui vita e morte. Che egli non sia come noi e che possa credere, almeno lui, in un mondo nuovo.

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