Scrivere di sé

C'è un momento, nel corso della vita, in cui si sente il bisogno di raccontarsi in modo diverso dal solito. È quasi un'impellenza o un'emergenza, un dovere o un diritto: a seconda dei casi e delle circostanze. Tale bisogno, e che tale può rimanere per il resto della vita come una presenza incompiuta, insistente, non è necessariamente un desiderio intimistico qualsiasi o magari il compiacimento di parlare di sé, fra sé e sé, o solo la necessità di ritrovare qualche sperduto ricordo. 

Quando un pensiero che nasce dalla nostra individualità, un pensiero di cui noi soltanto siamo attori, abbandona la sua origine individualistica e diventa altro, lascia una traccia benefica non solo per noi stessi: la storia non è più solo la nostra ma diviene quella di tanti altri. 

Per quanto mi riguarda lo scrivere è una cura; mi fa sentire meglio raccontarmi e l'atto di narrare diventa una forma di liberazione e di congiungimento con gli altri: quelli che sono chiamati a fare parte delle mie stesse emozioni. Questo è quello che ho pensato quando, in un momento veramente difficile della mia vita, ho scritto l'esperienza che ha chiamato a raccolta tutte le mie energie. È come se, mettendola per iscritto, avessi voluto renderla più vivida, darle una consistenza reale, quasi a ricordarmi che nonostante quello che mi stava succedendo, avevo fatto parte anche io di una bella storia. 

Di cosa potevo scrivere? Sfogliando nelle pagine della mia vita ho individuato il momento in cui la mia creatività si è espressa nel modo più sublime. E mentre scrivevo, i pensieri ed i ricordi emergevano fluidi e nettissimi, come se fossero stati per troppo tempo nascosti. Erano ricordi di una gioia che in quel momento non conoscevo più, e grazie a loro mi sono sentita ancora felice e la mia autostima ha risalito la china della depressione. 

L'esperienza della gravidanza tardiva è, secondo me, la sfida più stimolante nella vita di una donna che a quarant'anni crede di aver già raggiunto tutti gli obiettivi che si era prefissa. È un imprevisto, magari cercato con ossessione, che si presenta a sconvolgere il feng shui di una vita troppo ordinata ma anche miseramente piatta. Reinventarsi, confrontarsi, trovare nuovi stimoli di approfondimento, mettersi alla prova ed accettare, finalmente, i propri limiti e le proprie debolezze come segnali di vitalità. 

Questo è quello che ho cercato di raccontare. E l'ho fatto quando gli eventi della vita mi avevano, di nuovo, fatto scordare la ricchezza che avevo dentro. Adesso che ho finalmente riordinato i pensieri, sedato tutte le emozioni negative che mi hanno annebbiato il cervello per quasi un anno, adesso so che mi basta guardare mio figlio per ricordare quella stagione della vita in cui ho dato prova di avere dentro tanta forza. Adesso so che sono capace di combattere, anche solo con una penna in mano, le pernacchie di una vita che ho ancora voglia di vivere intensamente.

Il racconto scritto da Anna Magli nel 2010 è diventato un libro "Mammina vecchia fà buon brodo"

 

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La forza d'animo

Argomento del libro è la "resilienza", intesa come capacità di fronteggiare e ricostruire; tale capacità è in gran parte scritta nel nostro patrimonio genetico, ma può anche svilupparsi nel corso dell'esistenza, rafforzarsi o indebolirsi a seconda delle esperienze che si vivono, soprattutto negli anni infantili, nel proprio ambiente, a contatto con le proprie figure di attaccamento o in loro assenza. La formazione di un legame di attaccamento saldo nella prima infanzia è alla base della fiducia in se stessi e dell'autostima. 

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Grandi alberi, rocce, animali: il bosco può far paura, soprattutto a un bambino timido e fifone
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Mi hanno ucciso le fiabe. Come spiegare la guerra e il terrorismo ai nostri figli.

Durante l'osservazione del comportamento di alcuni bambini del suo Centro giochi di Masal, l'autrice - nota psicoterapeuta, rimane impressionata dalla seguente conversazione: "Secondo me dovrebbero dare il permesso agli americani di usare la bomba atomica così ne sganciano una su Bagdad ed è finita la guerra". Un'altro bambino risponde "Io penso che sia sbagliato perchè se butti una bomba atomica su Bagdad uccidi tutta la gente e poi anche...come si chiama..Aladino. Così uccidono tutte le nostre fiabe e non ci sono più fiabe". Dialogo surreale che mette in evidenza un problema molto serio: guerre, massacri di innocenti, armi chimiche, attacchi kamikaze ed eventi naturali incontrollabili: le notizie dei disastri colpiscono grandi e piccini e nessun mass media riserva spazi a loro adeguati per aiutarli ad impadronirsi della realtà.

In questo libro Masal Pas Bagdadi ha intervistato bambini e fermato i loro pensieri e le loro emozioni ma soprattutto ci insegna a stare loro vicini, a rassicurarli e a decodificare le loro paure sui grandi temi della guerra e della distruzione. Ci dice come dirglielo e cosa dirgli, cosa fargli sapere e cosa non fargli vedere, ci mette in guardia contro le difficoltà che si possono incontrare e ci suggerisce come affrontarle.

Un libro per entrare in sintonia con i propri figli, per comprendere i loro ragionamenti e percepire le realtà che possono provvedere al loro fondamentale bisogno di sicurezza.

autore: Masal Pas Bagdadi

editore: Franco Angeli