Conciliazione Lavoro-Famiglia

Nel campo dei congedi per la cura dei figli il 2015 ha portato alcune novità che sono contenute nel Jobs Act (Decreto Legislativo 80/2015) e nella Legge di Stabilità varata a dicembre.

L'obiettivo del Decreto 80/2015 era facilitare la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, estendendo le norme esistenti ai soggetti fino ad allora esclusi (lavoratori autonomi e parasubordinati). Inoltre tutte le nuove norme sono applicate anche ai genitori adottivi o affidatari.

Le novità riguardano sia il congedo di maternità (obbligatorio) sia il congedo facoltativo o congedo parentale.

Save the Children Italia pubblica annualmente un rapporto sulle condizioni delle mamme nel nostro paese; quello di quest'anno si intitola "Mamme nella crisi" e tratta della difficile situazione delle mamme italiane in tempo di grave crisi economica. 

L'articolo 4 commi 24 e seguenti della Legge 92/2012, ha introdotto, in via sperimentale per gli anni 2013-15, il congedo obbligatorio ed il congedo facoltativo del padre, stabilendo che "al fine di sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all'interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, in via sperimentale per gli anni 2013-2015 il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, ha l'obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di un giorno. Entro il medesimo periodo, il padre lavoratore dipendente può astenersi per un ulteriore periodo di due giorni, anche continuativi, previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest'ultima".

È uscito da poco più di un mese sulla Gazzetta ufficiale il decreto che rende obbligatorio il congedo di un giorno dal lavoro per paternità, da prendere entro i cinque mesi della nascita del bambino. Se da un lato l'astensione dal lavoro di un solo giorno sembra concessione irrisoria, dall'altro la parola "obbligatorio" apre uno spiraglio di speranza sui temi di conciliazione famigliari.

Molte di noi che ora sono madri, sono cresciute dando per scontati diritti, autodeterminazione, libertà di scelta. Eravamo bambine quando entrò in vigore il nuovo diritto di famiglia, adolescenti o ragazze quando lo stupro diventò reato contro la persona e non contro la morale. Abbiamo letto da giovani "Dalla parte delle bambine" (1) e ci siamo dette "a noi questo non succede più". Mentre eravamo occupate a studiare, a riprenderci quella maternità finalmente vissuta con consapevolezza, a voler lavorare e nello stesso tempo avere figli e occuparci della loro educazione, i tempi non si sono affatto evoluti, anzi. 

Qualche mattina fa mi sveglio, vado in sala e trovo mio marito seduto, in penombra. Mi viene naturale chiedergli che cosa stia facendo:

"Ho fatto prima del solito ed è troppo presto per uscire."

Avete mai visto una donna ferma ad aspettare che arrivi l'ora per uscire? No…Una donna anche in soli due minuti di anticipo, riesce a raggiungere la lavatrice, caricarla, metterla in moto e nel percorso raccogliere almeno due paia di ciabatte, riempire la ciotola del cane, spengere le luci che qualcun altro ha lasciato accese, il tutto mentre cerca di bere il primo caffè della giornata!

Le superdonne di oggi si dividono fra figli, casa e lavoro, gestendo un carico di lavoro e di impegni che gli uomini non solo non sarebbero in grado di gestire, ma che non immaginano nemmeno, perché a differenza delle donne loro fanno una sola casa per volta!

Le donne al contrario degli uomini hanno la capacità di fare e pensare a più cose nello stesso tempo, grazie ad un cervello "multitasking" cioè caratterizzato dalla capacità di impegnarsi su più fronti Questo è quanto emerge da una recente ricerca condotta dall'Università inglese di Hertfordshire, dove sono stati messi a confronto cinquanta studenti con altrettante studentesse.
I partecipanti allo studio, dovevano risolvere alcuni problemi di matematica, rispondere al telefono, risolvere un quiz, interpretare una cartina e pianificare una strategia per il recupero di una chiave immaginaria perduta in un campo, il tutto in solo otto minuti. 

Gli studiosi hanno rilevato che, sebbene i due sessi avessero ottenuto gli stessi risultati per quanto riguardava la risoluzione dei quesiti di matematica e di cultura generale, e la lettura delle cartine, le studentesse hanno ottenuto risultati migliori, fino ad un 70% in più rispetto ai colleghi maschi, quando si è trattato di pianificare e organizzare una strategia, nonostante fossero sotto pressione a causa degli altri compiti che dovevano svolgere.

Pare che questo non sia dovuto ad un maggiore o minore QI, quanto a connessioni diversamente strutturate tra i due emisferi del cervello, che porterebbero l'uomo a differenza della donna, a ragionare prendendo un solo problema alla volta.

Recentemente, studi sul multitasking ne sono stati fatti tanti, che dicono tutto e il contrario di tutto; ad esempio un altro recente studio condotto Etienne Koechlin della Ecole Normale Supérieure di Parigi, sostiene che il multitasking non è nella natura dell'uomo perché il cervello può svolgere appropriatamente sono due mansioni per volta.

Addirittura una ricerca condotta da Scienziati Americani dell'Università di Stanford dice che dedicarsi a troppe attività contemporaneamente potrebbe mettere in pericolo l'efficienza del cervello stesso.

E ancora, i ricercatori guidati dal sociologo-matematico Clifford Nass, hanno condotto vari esperimenti su 100 studenti, tra più tranquilli e meno, e hanno concluso che il cervello dell'individuo multitasking lavora male. 

In ogni caso, multitasking-si multitasking-no, bisogna ammettere che come sanno organizzarsi le donne/mamme, conciliando i diversi ruoli che ricoprono in famiglia e nella società, facendo lo slalom fra i tanti impegni giornalieri, non ci riesce nessuno!

Rabbia, frustrazione, delusione.
Sono questi i sentimenti che ho provato, e che mi hanno fatto provare alcuni colleghi di lavoro l'altro giorno, quando senza farsi scrupoli si sono messi a parlare davanti a me, di culi e di tette, di tette e di culi.

Ho cercato, invano, di contenermi e di trattenere ciò che stavo pensando di loro in quel preciso momento, ma è stato più forte di me, ed ho detto: Basta!.
Ovviamente, non ho ottenuto nessun risultato nei confronti dei miei interlocutori, che anzi si sono offesi e sono andati via inviperiti, perché secondo loro era "ovvio" che stavano scherzando.

Il risultato più grande che ho ottenuto però, è stato quello avuto nei miei confronti, perché questo piccolo diverbio mi ha molto sconvolta, aprendo dentro di me una serie di dubbi e preoccupazioni che non credevo di avere.

Sono tornata a casa, continuando a riflettere su ciò che era successo, ma più riflettevo, più cercavo di capire il perché di questo loro comportamento, più mi addentravo dove non avrei mai voluto entrare; per la prima volta ho sentito di far parte del mondo delle donne, e mi sono sentita persa.

Ma perché nessun'altra dice basta?
Perché continuiamo a lasciare che le cose vadano cosi?

Bambine che già ad otto anni sperano che da grandi faranno le veline e sposeranno un calciatore, ragazze che vendono i loro corpi e di conseguenza se stesse perché le due cose NON possono essere separate, per una ricarica del cellulare, donne che stanno in silenzio ed accettano.
È cosi, noi accettiamo, ed anzi siamo entrate a far parte del grande gioco degli uomini, pensando che l'unico modo per essere ascoltate, essere viste sia quello di spogliarci, di conformarci ad uno stile estetico che non ci appartiene, perdendo cosi la nostra unicità.

È proprio della perdita di unicità che parla Lorella Zanardo nel suo "Il Corpo delle Donne", in particolare esamina, cercando di definirlo, il ruolo delle donne all'interno della televisione.
E anche qui i risultati non sono per nulla incoraggianti, si sofferma poco su una cosa che secondo me è vera ed è preoccupante: oramai guardiamo noi stesse con occhi maschili, e automaticamente cerchiamo di modellare il nostro corpo con forme che non ci appartengono, tendiamo ad uniformarci.

Così però perdiamo tutto.

Allora basta, basta dare più importanza all'apparenza piuttosto che all'essere, basta sentirci inadeguate, basta con questo silenzio mortificante.
Dobbiamo metterci in testa che senza rispetto nei confronti di noi stesse non possiamo aspirare al rispetto di chi ci sta intorno.

Flavia Giuliano (21 anni) per Officina Genitori

Voucher per asili nido, albi comunali di badanti e babysitter, corsi di formazione per la figura della tagesmutter (mamma di giorno): sono questi alcuni dei progetti che le Regioni si sono impegnate a realizzare all'interno di un più ampio quadro di interventi denominato "Italia 2020. Programma di azioni per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro", sottoscritto dal Ministro per le Pari Opportunità e dal Ministro del Lavoro. Il tutto con l'obiettivo di riuscire a conciliare l'attività lavorativa con gli impegni familiari, potenziando l'occupazione femminile, migliorando l'organizzazione del lavoro, la rete dei servizi, la qualità della vita.


Hanno sottoscritto per prime l'impegno Emilia Romagna, Piemonte, Sicilia, Toscana e Umbria, hanno aderito poi Marche, Lombardia, Veneto, Liguria, Lazio e Abruzzo e si stanno adeguando anche le altre amministrazioni.. 

Come abbiamo anticipato in apertura, con questa firma, le Regioni si sono impegnate a creare o potenziare i servizi per l'infanzia; a incentivare l'acquisto di voucher per servizi di cura all'infanzia o di cura e assistenza per disabili e anziani; a facilitare il rientro al lavoro dopo un periodo di congedo per esigenze di conciliazione (ad esempio percorsi di formazione e aggiornamento); a sostenere modalità di lavoro e tipologie contrattuali come il telelavoro, il part-time, la banca ore); a sostenere eventuali altre tipologie di intervento in linea con le finalità dell'Intesa. 
Tra questi interventi ci sono i corsi di formazione per tagesmutter (mamma di giorno in tedesco): un'assistente materna, adeguatamente formata, che accudisce ed educa i bambini da zero a sei anni, presso la propria abitazione, con orari flessibili a seconda delle esigenze familiari e del progetto educativo concordato con i genitori dei piccoli. 
Per diventare 'tagesmutter' bisogna frequentare corsi di formazione professionale e tirocinii negli asili: non si tratta di semplici babysitter ma di professioniste spesso riunite in cooperative, assicurate contro i danni e che garantiscono abitazioni perfettamente a norma e certificati di idoneità per tutti gli impianti.

Un altro progetto sempre volto a conciliare i tempi di vita con quelli di lavoro è il voucher per gli asili nido, che sarà destinato alle famiglie a basso reddito, monogenitoriali o dove entrambi i genitori sono occupati, che servirà a favorire l'accesso, abbattendone il costo, ai servizi nido di strutture private autorizzate, in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa vigente (micronidi, sezioni primavera, nidi part time, nidi aziendali, piccoli gruppi educativi ed educatrici domiciliari.


Ai sensi della recente L. 188/07, i lavoratori subordinati, i collaboratori coordinati e continuativi e a progetto, gli occasionali, gli associati in partecipazione, i soci lavoratori con contratto di lavoro che intendono recedere dal contratto di lavoro per "dimissioni", a decorrere dal 5 marzo 2008 possono farlo solo compilando l'apposito modulo ministeriale. 

Questa rappresenta una svolta importante nel mondo del lavoro; il modello, infatti, sarà valido su tutto il territorio nazionale ed avrà delle caratteristiche di non contraffazione e falsificazione, tali da rendere nulle le dimissioni presentate in altra forma, di conseguenza, qualsiasi altro modello utilizzato, renderà nulle le dimissioni, ovvero non potranno più essere considerate valide le dimissioni presentate dal lavoratore su "carta libera" e, il rapporto di lavoro continuerà a tutti gli effetti fino alla presentazione, da parte del lavoratore, del modulo apposito.

Il Decreto definisce termini e modalità tecniche di rilascio al lavoratore tramite i soggetti che la legge prevede come "intermediari"; tali soggetti sono:

• le direzioni provinciali e regionali del lavoro,
• i centri per l'impiego,
• i comuni,
• le organizzazioni sindacali e gli istituti di patronato.

In concreto, chi intende dimettersi volontariamente, deve recarsi presso un soggetto delegato (Servizi per l'impiego, Comuni, Direzioni Provinciali del Lavoro, Direzioni Regionali del Lavoro). Questi in presenza del lavoratore, compila on-line il modello del sito del Ministero del Lavoro, rilascia copia cartacea del documento avente codice univoco e data certa di rilascio, opportunamente vidimato. Il lavoratore entro 15 giorni deve consegnare il documento al datore di lavoro.

Le eventuali dimissioni presentate su "carta libera" al datore di lavoro prima del 5 marzo, sono ritenute valide. Dal 5 marzo in avanti, si applica la nuova disposizione Ministeriale. 
Questo vuol dire che dal 5 marzo 2008 tante lettere di dimissioni in bianco, fatte firmare soprattutto alle donne al momento dell'assunzione, sono destinate a finire nei cestini della carta.

Che forza papà!

Un gruppo di vivaci bambini conversando tra loro riflettono su quanti tipi di papà ci sono al mondo.

Dai loro racconti viene fuori che le tipologie sono le più variegate; ci sono papà che lavorano vicino e quelli che lavorano lontano, quelli che aggiustano automobili e quelli che "aggiustano" animali. Quelli che fanno la spesa, quelli forti, quelli coraggiosi, quelli che sanno fare tutte le faccende domestiche. Poi c'è chi ha due papà, quello biologico e quello di "cuore", ci sono papà che si frequentano tutto l'anno, altri solo nei fine settimana o nel periodo delle vacanze; alcuni singoli altri doppi...

Sarà Mario, che ha un papà single, ad aiutarli a capire che, quale che sia la tipologia del proprio papà, è importante ed unico il forte legame che unisce un padre al proprio bambino.

Una tenera storia da leggere insieme ai bambini, priva di stereotipi, piena d'ammirazione per i diversi tipi di papà, e che fa certamente sorridere e riflettere.

autore: Autore Isabella Paglia - Illustratore Francesca Cavallaro

editore: Fatatrac

La mia mamma guarirà

Questa è la storia di Alvise un bambino di sei anni e della sua mamma Maria.

Alvise racconta di alcuni episodi di vita quotidiana, l'insorgenza e la progressione della malattia della mamma. Quando la mamma ha i primi malori, Alvise è ancora piccolo e va in prima elementare, quindi vede solo i sintomi, non riesce a collegare fra loro i singoli eventi, ma ascolta con interesse e timore le parole dei genitori e dei medici.

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Genitori Manipolatori. Riconoscere e fuggire l'amore malato

Sappiamo tutti che colpevolizzare i figli, insultarli o denigrarli in pubblico sono azioni abominevoli, che intaccano l'autostima dei ragazzi, rendendoli insicuri delle proprie sensazioni. Ma a nessuno viene in mente che ciò significhi non amare i figli, né tanto meno essi hanno la percezione di subire un sopruso. 

In effetti non è facile capire dove sta il limite tra un normale sbotto genitoriale, un momento di debolezza o insicurezza educativa e un comportamento persistente di maltrattamento emotivo. La differenza sta nella frequenza e nei modi impiegati per esercitare il proprio potere, instillando sensi di colpa con comportamento spesso insensati e ingiustificati. I genitori di questo tipo sono "manipolatori" patologici, sono quelli che in psichiatria vengono definiti con personalità narcisistica.

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