Salute

Peter Gaum

Durante l’estate, molte persone mangiano di più e si muovono meno. Altri riescono invece a ritagliarsi del tempo per muoversi di più e, complice il caldo, mangiano di meno. Per quasi tutti, comunque, al ritorno dalle vacanze, tra i buoni propositi dell’anno, c’è quello di iniziare una dieta. O di iniziare a fare attività fisica in maniera regolare. O entrambe le cose. Ma poi è così difficile riuscire, il lavoro si fa subito frenetico, i bambini iniziano la scuola e i malanni di stagione, le giornate si accorciano e l’umore peggiora. Come si può fare, allora, per “sentirsi bene”?

 

La carenza di iodio nella dieta provoca gravi conseguenze alla salute.

Uno studio dell’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano mette in luce lo scarso consumo di alimenti ricchi di iodio e i rischi per la salute, in particolare per il feto e l’accrescimento dei bambini.

La carenza nutrizionale di iodio costituisce ancora oggi un grave problema sanitario e sociale che interessa un numero elevato di persone in tutto il mondo, compreso il nostro Paese. In molti pensano che basti una passeggiata in riva al mare per fare il pieno di questo importante minerale, ma purtroppo non è così. Lo iodio si assume solo attraverso gli alimenti, in particolare il pescato marino, e la carenza è sostanzialmente dovuta ad una errata alimentazione.

 

Leggendo questo interessante articolo di Nicola Clark sono emerse in me due riflessioni, le condivido nella speranza che possano stimolare un confronto.

Il problema dell’accettazione del proprio modo di essere considerato, nell’ottica dello “specchio” che il mondo esterno ne restituisce. L’autrice condivide il senso di sollievo provato alla conferma della diagnosi che ha implicato un lungo processo emotivo che l’ha portata fino al raggiungimento della risposta.

Essere diagnosticata a 40 anni significa non aver trovato una dimensione interna ed esterna veramente accettabile, non aver smesso di cercare risposte a domande nate dall’osservazione delle differenze, attività che accompagna il lungo percorso della consapevolezza di sé dall’adolescenza in poi.  

Quella che segue è una traduzione da “I was diagnosed with autism in my 40s. It’s not just a male condition” di Nicola Clark - articolo apparso sul Guardian il 30 agosto 2016.

Lo scorso anno, ben oltre i quarant’anni, ho avuto la diagnosi di autismo.

Ho sempre saputo di essere diversa e ho cercato una diagnosi formale, dopo che i tratti con i quali ho convissuto per quasi 5 decenni sono divenuti progressivamente più difficili da gestire.

Non sono sicuramente l’unica donna che ha dovuto attendere a lungo prima di avere una diagnosi. La National Autistic Society (NAS) chiede che i medici sappiano meglio comprendere come le differenze di genere incidano sull’autismo, e riconoscano che donne e ragazze siano state storicamente sotto-diagnosticate.

L'obesità e il sovrappeso sono una vera epidemia tra i bambini. L'eccesso di peso nei piccoli è un grave fattore di rischio in l'adolescenza e in età adulta, per le malattie correlate che possono intervenire in modo subdolo, invasivo e cronico. Numerosi studi epidemiologici dimostrano che l'effetto dell'alimentazione dei primi anni si ripercuote sulla salute di tutta la vita: i comportamenti appresi sono infatti molto difficili da eliminare o anche da modificare successivamente. 
I bambini e gli adolescenti di oggi tendono a mangiare poca frutta, verdura, legumi, pane integrale, abbondano invece con bevande dolcificate, patatine fritte, formaggi grassi, succhi di frutta zuccherati. Preferiscono stare davanti alla televisione o ai videogiochi piuttosto che uscire a giocare all'aria aperta o dedicarsi ad uno sport. 

Le ricerche e i progressi scientifici degli ultimi decenni sulle cellule staminali hanno portato alla diffusione di una pratica fino a pochi anni fa inesistente: la donazione del sangue del cordone ombelicale.

Cellule staminali: un termine sempre più usato da tv e giornali. Ma se la frequenza d'utilizzo aumenta costantemente, non va di pari passo la diffusione delle conoscenze per comprendere a pieno tale tema. 

Ci si trova così nella situazione in cui gran parte della popolazione ha idee sbagliate o del tutto confuse sulla questione della conservazione del cordone ombelicale.

Da alcuni anni sono comparsi sugli scaffali dei negozi alimenti nuovi.
Probiotici, latte e uova arricchiti di omega tre, latte delattosato, alimenti privi di glutine, sono solo alcuni esempi di quei prodotti noti agli addetti del settore come “alimenti funzionali”.
Gli alimenti funzionali rappresentano una delle più interessanti risposte che l’industria alimentare fornisce alla richiesta di salute legata al consumo di alimenti e, gran parte di questi prodotti, sono ormai un successo commerciale.

Sport

Nel particolare e delicato momento della crescita, lo sport ricopre un ruolo fondamentale e crea preziose occasioni d'incontro e confronto tra coetanei. Oggi i bambini non hanno quasi più la possibilità di vivere la magnifica esperienza "del cortile", specie nelle grandi città. Dunque, l'attività sportiva permette loro di sperimentare lo spirito di gruppo e rifuggire a noia e solitudine, mettendo in scena i propri desideri, aspirazioni, ambizioni e mitigando il naturale egocentrismo tipico di questa età.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea come il binomio movimento-salute sia fondamentale per un corretto sviluppo della personalità e il raggiungimento e mantenimento del benessere fisico. Anche il Ministero della Pubblica Istruzione fornisce linee guida a riguardo, che interessano la scuola dell'infanzia fino alle scuole secondarie di secondo grado. I bambini, a partire dai 3-4 anni, iniziano a prendere coscienza e acquisire il senso del proprio sé fisico, il controllo del corpo, delle sue funzioni, della sua immagine, delle possibilità sensoriali ed espressive e di relazione ed imparano ad averne cura attraverso l'educazione alla salute. Attraverso il corpo sperimentano l'esperienza sensoriale e percettiva, che permette loro di scoprirne le potenzialità, di affinarle e di rappresentarlo.

Intelligenza emotiva per un figlio

Questo libro è l'applicazione all'educazione dei figli della teoria che Goleman illustra nel suo famoso saggio "Intelligenza Emotiva".

L'intelligenza emotiva è una facoltà il cui quoziente intellettivo si fonde con virtù morali quali l'autocontrollo, la pervicacia, l'empatia e l'attenzione per gli altri e che, opportunamente coltivata, può permettere a tutti di condurre una vita migliore.

A prima vista può sembrare un manuale, visto che si propone di insegnare ad essere dei buoni "allenatori emotivi" per i figli. In realtà ci sono molti spunti interessanti e informazioni molto utili riguardo le varie fasi dell\'età evolutiva. Gottman divide schematicamente i genitori in quattro categorie: il genitore "censore", modello autoritario per intenderci; il genitore "noncurante", quello che si disinteressa delle emozioni del figlio; il genitore "lassista", che nonostante comprenda il figlio non offre indicazioni di comportamento né aiuta il figlio a risolvere il problema; il genitore "allenatore emotivo" che oltre a comprendere e a rispettare le paure e sentimenti del figlio riesce a porre dei limiti e aiuta a risolvere i problemi.

autore: John Gottam con Joan De Claire (tradotto da A. Di Gregorio e B. Lotti)

editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

”Vorrei scappare in un deserto e gridare…”

Questo libro svolge brillantemente l'importante compito di far conoscere ad un pubblico "laico" un disturbo di cui i mass media parlano spesso, fornendo tuttavia, come accade non di rado, notizie in gran parte inesatte e talora decisamente errate. E’ scritto da un medico pediatra e da un ingegnere, ambedue genitori di bambini affetti da ADHD, quindi da persone che hanno avuto modo di conoscere il disturbo nelle più intime pieghe della sua quotidianità familiare.

Il primo autore, in quanto pediatra, ha arricchito questa conoscenza con le capacità di osservazione e di comprensione derivate dall'esercizio quotidiano della sua professione: una conoscenza partecipe, quale "l'esperto" estraneo non ha. Nello stesso tempo il linguaggio riesce a essere "laico", quindi con la massima comprensibilità per tutti, ma soprattutto per i genitori, cui specificamente si rivolge. A questi pregi si aggiunge la capacità espressiva degli autori, che rende piacevole la lettura.

Il libro dunque parte da esperienze vissute, che però sono state elaborate ed approfondite attraverso il confronto con gli "esperti" e soprattutto da un lodevole impegnativo studio dei dati scientifici esistenti, che vengono correttamente esposti e sono puntualmente aggiornati. Esso rappresenta anche un significativo documento sulle difficoltà in cui viene spesso a trovarsi un genitore di bambino con ADHD a causa delle disfunzioni organizzative e delle insufficienti conoscenze che si trovano anche tra i medici, ampiamente testimoniato da un buon numero di lettere di genitori, non poche delle quali devono far riflettere i medici e in particolare i neuropsichiatri su un certo tipo di errore che è stato a lungo commesso. Un errore che fa parte di uno stereotipo culturale derivante da vecchie teorie o da cattiva interpretazione delle stesse e che si basa sull'assunto "la colpa è sempre dei genitori"! Com'è successo per l'autismo (potremo mai calcolare il danno e la sofferenza che questa impostazione ha provocato nei genitori e di conseguenza nei figli?), ora continua, a volte, per l'ADHD.

Già da anni la letteratura scientifica ha contraddetto queste teorie relativamente all' autismo e all'ADHD, ma evidentemente non tutti si aggiornano. Ben lungi dal negare che tante problematiche del bambino dipendano dall'ambiente e soprattutto da quello familiare, ma bisogna saper distinguere e non imputare allo stato d'ansia riscontrabile nella madre, ad esempio, la causa della patologia del bambino. Questo suggerisce una insufficiente capacità di approfondire i meccanismi della relazione interpersonale e a volte appare un modo del terapeuta di scaricare ad altri le responsabilità: «La colpa è di voi genitori, curatevi voi altrimenti io non posso far nulla per il bambino!». Anche nei casi in cui vi è una responsabilità più o meno ampia dei genitori, l'atteggiamento del terapeuta deve essere diverso, non accusatorio ma, secondo il proprio ruolo, "terapeutico", cioè di indirizzo, di richiamo e di ricerca della collaborazione da parte del genitore.

Più o meno indirettamente il libro mette in luce anche un'altra carenza che a volte si riscontra in alcuni operatori neuropsichiatrici (non solo in Italia): l'insufficiente conoscenza di tecniche terapeutiche in senso lato. Essi sono preparati per un solo tipo di psicoterapia efficace per alcuni disturbi, mentre non hanno evidentemente conoscenza di altre tecniche di intervento terapeutico non farmacologico, efficaci per altri tipi di disturbo. Questo perché è necessaria una maggiore capacità del terapeuta di usare approcci diversi in rapporto a problematiche diverse. Il libro non manca da questo punto di vista di segnalare interventi semplici ma talora molto efficaci di guida ai genitori e agli insegnanti.

Un libro per laici, che sarà utile pure ai medici e agli altri operatori del settore, perché dà un panorama scientificamente corretto dell'ADHD e degli interventi da adottare in favore di coloro che ne soffrono e anche perché riporta, attraverso le lettere dei genitori, una istruttiva esperienza di casi clinici.

autore: Raffaele D'Errico, Enzo Aiello

illustratore: S. Deflorian

editore: AIFA

Il mondo è tuo

Un albo illustrato per grandi e piccini, che insegna ai più piccoli, e ricorda ai più grandi che, si è liberi di essere e fare quello che si vuole, nonostante la strada non sarà priva di difficoltà che ci faranno crescere.

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