Tutti i colori dell’ascolto

Tutti i colori dell’ascolto è una rubrica di approfondimento pedagogico a cura di Rosa Rita Formica.

Le parole e le emozioni dei bambini incontrati nei suoi laboratori, ci accompagnano di volta in volta a riflettere su argomenti diversi, consentendoci un approccio meno teorico e più diretto ai temi legati all’infanzia.

Ho sempre creduto nel valore profondo e simbolico delle fiabe. Quando ero piccola ne ero una fruitrice accanita poi, da madre, ne ho fatto tesoro e insieme a mia figlia abbiamo esplorato un mondo immaginario, terreno “soffice e neutro” d'incontro. 

Ho iniziato a scrivere racconti e fiabe, attraverso un mio stile di scrittura che mi ha aiutata ad elaborare momenti della mia vita e ne ho pubblicate alcune, dedicandole ai più piccoli.

Le fiabe hanno infinite potenzialità educative, immaginative e simboliche. Possono essere paragonate ad una forma di internet dell'immaginario, con link e file pronti ad essere aperti ed esplorati.

Antonio Canoci

E’ tempo di Natale.

Ripercorrere l’attesa, attraverso il periodo dell'Avvento, è un atto educativo fatto di cura, attenzione e piccoli passi amorevoli giorno per giorno.

Prezioso è il cammino di condivisione che si crea in questi contesti, infatti il viaggio verso il Natale è fatto di tanti passaggi.

Parlare è il modo di esprimere se stesso agli altri.
Ascoltare è il modo di accogliere gli altri in se stesso.
(Wen Tzu)

I bambini amano essere ascoltati e riconosciuti per ciò che sono.

Noi adulti incontriamo questi piccoli e grandi eroi: chi è timido, chi è euforico, chi è temerario...ognuno porta comunque con sé un prezioso scrigno, pronto ad essere aperto se, solo per un po', ci mettiamo dinanzi al loro sguardo e con attenzione e cura chiediamo:  

"Dimmi ... ma dai! Sul serio!!! " magari sgraniamo gli occhi pure noi, stupiti e meravigliati dal racconto!

Partecipiamo attivamente al loro dire con la sensibilità, la comprensione, l’ empatia di cui siamo capaci.
Nulla viene dato per scontato, tutto è nuovo e frutto di condivisione.
Riusciamo, alle volte, a restare silenziosi, attenti, lasciando che si rivelino.

 

È un bimbo con gli occhi di cielo e una semplicità che disarma.

Usa poche parole ma belle e delicate.

Ogni bimbo ne ha di preziose.

Sono frasi scarne ma essenziali e parlano di ciò che noi adulti non vediamo ma loro intuiscono, prendendolo a prestito direttamente da quanto li circonda.

Lui ha sei anni e arriva nel mio studio, con una borsa di plastica, carica di animaletti di gomma, facili da coccolare e stringere.

Trovo sempre grande dignità, rispetto e ricchezza nei racconti che tanti genitori mi fanno, mentre si incamminano nel non sempre facile percorso di educare un figlio.

Ascolto parole che hanno cuore, fragilità forza e sofferenza.

Rimando, costantemente, che ogni percorso genitoriale presuppone un educare ma anche un essere educati. I nostri figli sono delle magiche opportunità per guardarci dentro, con coraggio e desiderio grande di cambiare.

Ci viene rimandato questo interrogativo, in ogni scoglio educativo, in ogni inadeguatezza relazionale: siamo disposti a modificare le nostre rigidità, le nostre certezze, tramutandole in qualcosa di nuovo? 

Asino chi legge

Se scrivo, soffro, dice Irene, 16 anni. Mi piace, è rilassante ma se insisto soffro. Perché scavo e scavo. Alessandra, invece, fa il liceo "Psicopedagogico", e si indigna perché tutte le compagne votano come rappresentanti di scuola i pochi maschi, dell'unica classe dello Scientifico. Sara legge Bakunin e sa di essere diversa. Mosche bianche, perle rare che si annidano tra le pareti cadenti, tra i brutti casermoni di cemento della scuola italiana.

Si stringe il cuore a leggere Antonella Cilento, che racconta con passione l'esperienza dei suoi laboratori di scrittura creativa tenuti come Esperto Esterno nelle scuole pubbliche italiane. Nell'insegnare scrittura "mostro tecniche che la scuola non insegna, risolvo problemi di relazione, riporto i ragazzi alla lettura, suggerisco letture a insegnanti che non leggono o non sanno bene come orizzontarsi tra i libri, a volte riporto anche ragazzi che hanno abbandonato l'obbligo a scuola", scrive. Il quadro che ne emerge non è molto diverso se a seguire i laboratori sono i ragazzi di una media della periferia di Napoli o del liceo bene della città o di una bella scuola di Bolzano: si, diverso l'ambiente, ma ovunque si nota la stessa povertà culturale di fondo, l'incapacità di concentrarsi per più di 5 minuti fosse anche guardare un film di Hitchocock (che per altro non conoscono) gli stessi "sogni diventati sintetici o semplicemente estinti". Ma la lettura, la passione, per fortuna, si trasmettono e quasi sempre ne emerge profonda soddisfazione per un lavoro così impegnativo, e poco gratificante in termini economici e di riconoscimenti. Abbiamo allora un problema, almeno in Italia. Lo sapevamo già, d'altronde, però non è irrisolvibile se poi emerge della vera poesia in qualche incipit di ragazzine che sanno raccontare uno stato d'animo in maniera struggente, o un idraulico descrive in maniera suggestiva gli attrezzi blu del suo lavoro. Ma viva i ragazzi, scrive Cilento, perché non è certo colpa loro. Troppo spesso inascoltati, sia che abbiano in tasca troppi soldi, sia che vivano nell'indigenza dei quartieri più malfamati e abbandonati.

Questi ragazzi crescono con l'idea che sia facile ottenere ciò che si vuole, che conta l'apparire, dove tutto si può improvvisare: mentalità che hanno appreso dagli adulti, anche dagli stessi insegnanti che improvvisano laboratori, teatri come se la tecnica, la professionalità non contassero. E naturalmente colpa è anche dei genitori, sempre di fretta, che fanno al posto dei figli, piuttosto che aspettare che facciano e magari sbaglino, che li proteggono dalle frustrazioni, dalla disciplina e rigore, dove disciplina non è intesa con ordine precisione obbedienza, fare i compiti, ma applicazione, imparare con passione, impegno e metodicità.

Allora, in un'Italia che non legge se non il best seller del momento o il giallo dove c'è una rivelazione in ogni riga altrimenti ci si annoia, queste persone riscoprono il "piacere degli asinI" quello della lettura, perché come si fa a scrivere senza leggere? La letteratura, i racconti, le storie, sono come internet, scrive Cilento, è avere relazioni, scoprire che prima di te tanti altri hanno sofferto, pianto, amato. E dopo aver scoperto il piacere di leggere ci si accorge che scrivere "è una disciplina , è accorgesi del tempo, lasciarlo andare, ritmare il lavoro.
È un balsamo per l'anima. Abbiamo bisogno di tutto questo, ne abbiamo bisogno noi per poter aiutare i nostri ragazzi, ne abbiamo bisogno per indignarci, per non accettare le apparenze e andare oltre.

Paola Crisafulli per Officina Genitori

Desiderare un figlio, adottare un bambino

L'adozione di un bambino è una scelta complessa ed articolata che inizia dal desiderio di prendersi cura di un figlio nato da altri. Il nostro lavoro, che ci mette in contatto quotidianamente con questa realtà, ci ha fornito uno spazio privilegiato di osservazione, e ci ha indotte a riflettere su quale ruolo possano svolgere i servizi per sostenere le famiglie adottive. Abbiamo cercato di dare voce a tutti i protagonisti dell\'adozione: i genitori, i bambini, gli operatori, gli insegnanti e gli educatori delle case-famiglia, proponendo una chiave di lettura in cui ognuno possa ritrovare un terreno di confronto e trasformare le peculiarità in risorse.

Autore: Simonetta Cavallie Maria Cristina Aglietti

Editore: Armando

Che forza papà!

Un gruppo di vivaci bambini conversando tra loro riflettono su quanti tipi di papà ci sono al mondo.

Dai loro racconti viene fuori che le tipologie sono le più variegate; ci sono papà che lavorano vicino e quelli che lavorano lontano, quelli che aggiustano automobili e quelli che "aggiustano" animali. Quelli che fanno la spesa, quelli forti, quelli coraggiosi, quelli che sanno fare tutte le faccende domestiche. Poi c'è chi ha due papà, quello biologico e quello di "cuore", ci sono papà che si frequentano tutto l'anno, altri solo nei fine settimana o nel periodo delle vacanze; alcuni singoli altri doppi...

Sarà Mario, che ha un papà single, ad aiutarli a capire che, quale che sia la tipologia del proprio papà, è importante ed unico il forte legame che unisce un padre al proprio bambino.

Una tenera storia da leggere insieme ai bambini, priva di stereotipi, piena d'ammirazione per i diversi tipi di papà, e che fa certamente sorridere e riflettere.

autore: Autore Isabella Paglia - Illustratore Francesca Cavallaro

editore: Fatatrac