Articoli di rassegna stampa

Le news che ci hanno colpito

Quell'aiuto che la scuola può dare all'integrazione
Incontro una scuola media di Gioia dei Marsi. Il dirigente mi dice che il 30% degli studenti è di origine straniera. Si chiamano Mohained, Jasmin, Poi, Elias.
Parliamo di libri e storie. Ma appena salta fuori il tema dell'emigrazione, si fanno tutti attenti. Alcune mani si alzano, nonostante la timidezza. Magda, un ragazzina magra dagli occhi tristi, mi dice che è nata in Italia da genitori marocchini e lei non si sente del tutto italiana. Sembra che questo la amareggi. Le racconto la mia storia di bambina italiana che a un anno è andata in Giappone, ha vissuto in mezzo a bambini giapponesi, parlando giapponese; a dieci è rientrata in Italia e ha dovuto cambiare lingua e abitudini e non è stato facile. Mi hanno aiutato i libri, le dico, le amicizie infantili, la scuola, il teatro, non senza qualche viscerale nostalgia. «Magda» aggiungo «le tue due patrie non ti dividono ma ti arricchiscono». Nella sala non vola una mosca. La conoscenza e la convivenza con culture diverse li ha resi pensosi. Racconto che recentemente a Boston ho incontrato un gruppo di emigrati abruzzesi. Si sentono americani, sono integrati, ma hanno conservato legami con l'Italia e con l'Abruzzo.

Articolo a cura della redazione de Il Post - www.ilpost.it

Leggi l'articolo sul Post: http://www.ilpost.it/2015/10/12/smartphone-adolescenti/#

Molti genitori si chiedono quale sia l’età giusta per regalare un cellulare ai loro figli, temendo spesso che uno smartphone possa renderli socialmente più alienati se non proprio dei disadattati, sempre col naso su uno schermo e lontani dalle cose che succedono nel mondo intorno a loro. Articoli più o meno allarmistici in questo senso vengono pubblicati di continuo e contribuiscono ad alimentare preoccupazioni di questo tipo, convincendo molti genitori ad attendere o rimandare il momento dell’acquisto di uno smartphone per i loro figli. Le ricerche degli ultimi anni, condotte per lo più da psicologi e sociologi, dimostrano però che gli smartphone non hanno avuto nessun impatto negativo nella vita sociale degli adolescenti, e che semmai in alcuni casi hanno contribuito a migliorarla.

 

di Gabriella Meroni per Vita.it

Leggi l'articolo su Vita.it:http://www.vita.it/it/article/2015/04/14/mamme-con-figli-disabili-fatevi-aiutare/132787/

Secondo una ricerca, le madri che assistono figli con gravi difficoltà perdono più rapidamente memoria e capacità cognitive rispetto ad altre mamme, mentre i padri sembrano essere immuni da questi rischi. Ma una soluzione c'è: sentire la vicinanza di amici e parenti annulla lo stress e protegge dall'invecchiamento precoce

Lo stress legato alla cura di un figlio con disabilità pesa, e fa invecchiare prima. Lo ha stabilito un nuovo studio della University of Wisconsin-Madison secondo il quale le madri di persone con "bisogni speciali" sperimentano un maggiore declino di memoria e capacità cognitive con il passare degli anni rispetto alle mamme di figli normodotati. Un effetto collaterale che però, secondo gli scienziati, non colpisce i padri.

«Queste donne affrontano più frequentemente di altre situazioni altamente stressanti a causa della disabilità dei loro figli», ha dichiarato il ricercatore Jieun Song. "Come è noto e provato, lo stress cronico porta declino della memoria, soprattutto tra le donne più anziane».

I ricercatori hanno esaminato  e messo a confronto 128 genitori di persone con disabilità ad esordio infantile e 512 genitori di bambini normodotati, sottoponendoli a interviste, questionari e una batteria di test cognitivi. Ebbene, i danni più gravi alla memoria si sono registrati nelle mamme che hanno segnalato le maggiori difficoltà nella gestione dei figli disabili, anche se le madri che potevano contare sul sostegno di amici e parenti sono risultate più protette dal declino cognitivo. Inoltre le mamme di figli disabili - quelli dello studio erano affetti da autismo, paralisi cerebrale, sindrome di Down e altre forme di disabilità intellettiva - hanno il doppio delle probabilità di sperimentare episodi di depressione e di presentare livelli "significativamente inferiori" di salute fisica.

Ma come mai tutti questi effetti negativi non si ripercuotono allo stesso modo sui padri? Semplice: i papà tendono a passare meno tempo con i figli, e non sono ugualmente coinvolti nella cura della casa. Inoltre dalla ricerca emerge come in  generale gli uomini siano meno vulnerabili, rispetto alle donne, agli effetti dello stress sulla cognizione.

 

di Maria Novella De Luca per Repubblica - 

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Molti genitori lo confessano apertamente: "I compiti sono la nostra angoscia del weekend". E poi: "Per studiare geografia abbiamo fatto mezzanotte". Oppure: "Ho cambiato i turni di lavoro per aiutarlo in matematica". Noi. Al plurale. Come se fosse un affare di famiglia. Ma è giusto? O forse i compiti i figli dovrebbero farseli da soli? Gli studenti italiani, com'è noto, lo dice l'Ocse, hanno il maggior carico al mondo di "studio a casa". Nove ore di compiti a settimana contro una media di poco più di quattro ore. E sempre più spesso, maestri e professori in affanno, chiedono chiaramente ai genitori di supportare bambini e ragazzi, in una sorta di "doposcuola" casalingo. Con una specie di mutazione genetica, per cui dalla frase canonica "fai i compiti" si è passati al "facciamo i compiti". Una co-gestione che però non sembra fare bene né ai piccoli né ai grandi. Su Facebook conta ormai migliaia di iscritti il movimento "Basta compiti", (madri e padri sull'orlo di una crisi di nervi), mentre uno studio americano ormai famoso, dal titolo "La bussola rotta", sul coinvolgimento parentale nell'educazione dei bambini, ha dimostrato quanto la troppa presenza dei genitori nello studio dei figli, porti alla fine a risultati negativi sul rendimento scolastico.


Come si fa però a girarsi dall'altra parte di fronte a un adolescente in crisi per un'interrogazione, o ad un bambino "atterrato" da una massa di compiti? Lucilla Musatti è una insegnante elementare di grande esperienza e notevole fama, autrice di più saggi, tra cui "I disturbi dello sviluppo. Bambini, genitori, insegnanti", scritto insieme a Bruna Mazzoncini. "Il punto non è se aiutare o meno i propri figli nello studio, il punto è che ai bambini dovrebbero essere assegnati soltanto compiti che sono in grado di fare da soli. È uno dei cardini della mia didattica. Soprattutto se si tratta di classi che fanno il tempo pieno: dopo 40 ore di scuola in una settimana, figli e genitori hanno diritto ad un tempo diverso, in cui ritrovarsi, stare insieme, e non soltanto fare compiti... ".

Il ruolo dell'adulto, aggiunge Lucilla Musatti, può essere di supporto, "di supervisione, ma lo studio dei bambini deve restare autonomo, anche se si torna a scuola con l'esercizio sbagliato". Aiutami a fare da solo, insomma, come diceva Maria Montessori, perché se invece il compito è troppo difficile, "vuol dire che l'insegnante ha sbagliato ad assegnarlo".
Mica facile però, di fronte a pagine e pagine di diario fitte di richieste a raffica: studiare da pag. a pag., esercizi da pag. a pag. Esercizio utilissimo, secondo l'idea tradizionale. Inutile tortura per il movimento "Basta compiti", tremila iscritti, tra cui 30 insegnanti, lanciato dal dirigente scolastico Maurizio Parodi. "Purtroppo, la nostra bassa posizione nella classifica Ocse, dimostra che non si conquistano punteggi eccellenti semplicemente caricando di compiti i ragazzi. Anzi questi non servono a nulla. È nelle ore di scuola che si deve imparare, non a casa da soli, costringendo i genitori a sostituirsi ai prof. Con la conseguenza che chi ha una madre o un padre in grado di assisterlo nei compiti riesce a farcela, gli altri abbandonano".

È una posizione radicale quella di Maurizio Parodi, autore di diversi saggi, tra cui "Basta compiti" e "La scuola che fa male". Lo scorso Natale, ad esempio, Parodi aveva diffuso una lettera aperta invitando studenti e genitori ad uno "sciopero dei compiti delle vacanze ". "La scuola non chiede ma impone agli adulti di aiutare i figli nello studio. È uno scarico di responsabilità. Non è una condivisione. Ormai è dimostrato che i compiti a casa sono una delle maggiori fonti di conflitto tra grandi e piccoli. Che senso ha? Come diceva Gianni Rodari non si può imparare piangendo, altrimenti non si impara nulla".

04 febbraio 2015

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È una pratica messa al bando universale dall’Onu nel 2012 e che nel mondo hanno subito 100 milioni di bambine e ragazze. Sono le mutilazioni genitali: nel mondo ogni anno vengono mutilate circa 3 milioni di ragazze in Africa. In Europa, secondo il Parlamento europeo sono 500mila le donne che convivono le Mgf. In occasione della Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, che si celebra il 6 febbraio, Amref Health Africa promuove una pratica che in pochi anni ha salvato oltre 4mila ragazze: sono i riti di passaggio alternativi.

Egitto, Sudan, Mali, Kenya, Tanzania sono questi i Paesi africani più colpiti, dove le mutilazioni genitali femminili continuano ad avere un effetto devastante sul corpo, sui diritti e sul resto della vita di troppe ragazze. «Molti Paesi hanno formalmente proibito la pratica delle mutilazioni delle ragazze», afferma Tommy Simmons, fondatore della sezione italiana di Amref Health Africa, ritornato da poco dal Kenya «ma quando vanno ad incidere su usi e costumi tradizionali, molto radicati nell’identità stessa delle tribù, le leggi hanno un impatto molto moderato».

In una nota Amref Health Africa osserva che «in molte comunità la pratica viene fortemente sostenuta sia dagli uomini sia dalle donne, in quanto rappresenta formalmente il passaggio alla maturità delle ragazze e si ritiene dia loro un senso di orgoglio e di piena partecipazione adulta alla loro società. In realtà, questo rito di passaggio nell’immediato causa una ferita dolorosa ed insanabile nel corpo delle ragazze, spesso provocando altre ripetute e gravi conseguenze negli anni, con ogni gravidanza e parto. Tale pratica oltre a mutilare il corpo delle ragazze mutila anche le loro aspirazioni e la possibilità di partecipare in modo paritario e costruttivo alla crescita della loro società».

«L’unico modo sostenibile per eliminare questa molteplice amputazione dalla vita è di lavorare su più fronti» continua Simmons. Grazie a questo approccio Amref Health Africa negli ultimi anni ha sviluppato riti alternativi di passaggio con e per diverse comunità Masai in Kenya ed in Tanzania che a oggi hanno permesso a oltre  4.000 ragazze di evitare la mutilazione genitale grazie alla rinuncia al rito di otto comunità locali e al sostegno formale di oltre 350 leader locali, che hanno denunciato pubblicamente una tradizione che oltre a ledere terribilmente le singole ragazze rappresenta un freno per la crescita di tutta la comunità, per via del perdurare dell’analfabetismo e gli alti tassi di mortalità materna in parte dovuti anche al gran numero di matrimoni e di gravidanze molto, molto precoci.

Anno dopo anno i riti alternativi si stanno diffondendo tra la più ampia comunità Masai, seppure con forti resistenze, in particolare nelle zone più marginali e con meno strutture scolastiche e religiose, ma, afferma Simmons «laddove vengono praticati, in un breve periodo i riti alternativi hanno portato ad un marcato incremento della frequenza degli ultimi anni della scuola primaria e della scuola secondaria da parte delle ragazze locali». Simmons ricorda che nel rito finale della cerimonia le bambine cantano “spegniamo il fuoco delle mutilazioni, accendiamo la lampada dell’educazione".

 

 

Leggi sul sito dell'Ansa

ANSA - Milano, 04 Febbraio

Piatti biodegradabili nelle mense scolastiche di Milano. Una svolta ecologica che, sottolineano dal Comune, rendono il capoluogo lombardo ''la prima grande città italiana a introdurre in 150 scuole primarie ogni settimana 300mila piatti compostabili in polpa di cellulosa, derivata dalla canna da zucchero, che vengono riciclati con la raccolta dell'umido''.

Grazie a questa scelta, spiegano da Palazzo Marino, saranno 200mila i chili di plastica che, in un anno scolastico, non saranno più utilizzati sulle tavole dei refettori milanesi. Gli assessori comunali all'Ambiente Pierfrancesco Maran e all'Educazione Francesco Cappelli hanno provato i nuovi piatti biodegradabili pranzando con i bambini della scuola primaria di via Vigevano 19.

''Con questa iniziativa Milano Ristorazione (società partecipata che gestisce la refezione scolastica) consente di trasformare ogni pranzo a scuola in un regalo per l'ambiente'', ha detto Maran. ''Una scelta ecologica davvero importante - ha aggiunto Cappelli - che è stata accolta nelle scuole, da alunni e insegnanti, con entusiasmo e curiosità''.

L'aggancio

L'incontro casuale in un garage di Cape Town tra una ricca ragazza bianca e un giovane arabo, colto ma povero, mette in moto una serie di eventi inimmaginabili. Abdu, l'uomo del garage, si chiama in verità Ibrahim ibn Musa. È immigrato illegalmente in Sudafrica da un misero paese africano con una laurea in economia. La ragazza è Julie Summers, insofferente al proprio ambiente privilegiato ma culturalmente ristretto.

La loro relazione è sostenuta all'inizio da una forte attrazione sessuale che è quasi l'unico linguaggio comune tra due mondi assolutamente diversi. Ma la loro storia si rafforza al punto che, quando le autorità obbligano Ibrahim a tornare nel suo paese, Julie sorprende la famiglia, gli amici e soprattutto se stessa decidendo di seguirlo come moglie.

In una piccola città sommersa dalla polvere e circondata dal deserto, Julie lotta per essere accettata dalla sua nuova famiglia mussulmana. Ibrahim, intanto, continua a lottare per emigrare ancora, verso gli Stati Uniti. Quando finalmente arriva il momento della partenza, la scelta di Julie sarà ancora una volta sorprendente: decide infatti di restare. Con questo nuovo romanzo, Nadine Gordimer indaga le ragioni dell'amore, esplora l'incontro tra culture diverse e racconta la condizione dei disperati, privati di ogni certezza.

[Descrizione tratta dal sito dell'editore La Feltrinelli]

autore: Nadine Gordimer

editore: Feltrinelli Editore - Universale Economica

 

E l'eco rispose

L’eco è la propria voce che si ripete all’infinito. Qui si tratta di vite di uomini e donne che si intrecciano come le radici di un albero e che nel libro sembrano riflettersi come in uno specchio. All’inizio una sorella sarà strappata al proprio fratello in un piccolo paese dell’Afghanistan  e da questo dolore nasceranno le storie di tanti personaggi che dal passato arrivano al presente: quella di Sabur il padre, amato da due sorelle gemelle, la più bella Masuma e la meno bella Parawami, quella dello zio Nabi , fedele domestico della ricca, ma infelice coppia di Nali e Wahdati, quella di Idris e di Roshi, quella del medico volontario Marcos , di sua madre e della ragazza sfigurata, quella di un ragazzo e della sua disillusione nei confronti di un padre  e quella delle due Pari una figlia e l’altra sorella di Abdullah che alla fine del libro, ormai vecchio e malato di demenza, riuscirà a re-incontrare .

 

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I ragazzi felici di Summerhill

L'esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo

Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo? E quando la libertà si trasforma in licenza?

Summerhill è la scuola che Neill fondò in cui il principio inspiratore è un'educazione che non ha bisogno di ricorrere alla paura. Una scuola senza autorità dove le regole sono dettate da un'Assemblea Generale formata da alunni e insegnanti in cui il fondatore ha lo stesso potere di voto di un fanciullo.

Neill dimostra che la libertà funziona, che i bambini sono capaci di autoregolarsi qualora non abbiano già assorbito il sistema educativo violento e coercitivo delle scuole tradizionali.
Summerhill ha uno spirito comunitario e di autogoverno in anticipo sui tempi. Questo avviene perché la scuola stessa è un'isola:
Neill non si propone di cambiare la società, lui desidera solo che i suoi ragazzi siano felici. Quando un ragazzino arriva a Summerhill inizialmente è disorientato e approfitta di tutto quello che si pensa (sbagliando) sia "libertà", ovvero fare quello che si vuole. A Summerhill le lezioni sono facoltative, se un bambino non vuole imparare a leggere e a scrivere non lo fa, e non è giudicato ma viene trattato con rispetto. Eppure entro breve tempo (quasi) tutti frequentano le lezioni, rispettano la libertà degli altri e se questo non avviene, gli stessi bambini decidono la sanzione, nell'assemblea settimanale di autogoverno.

E' una bella utopia, un invito a riflettere sulla violenza e sulle ipocrisie del nostro sistema scolastico, una proposta di antiscuola inimitabile, perché molte scuole ispirate a quel modello scambiarono proprio libertà con licenza, l'errore più comune che proprio Neill stesso tendeva a sottolineare: libertà non è assenza di regole come molti credono, ma è autoregolazione. La comunità infatti si detta da sola le regole, spesso ferree e precise, improntate sul rispetto reciproco.

autore: Alexander S. Neill

editore: Red Edizioni